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- Strada del Trombone -

 

Da via Nazionale Nord a via Consandolo - Morgone

La strada è l’alzaia sull’argine sinistro del Primaro, a parte il tratto iniziale da via Nazionale Nord, che è costituito dalla rampa del Frassino, per via della possessione Frassino, residuo dell’ultimo tratto dell’argine destro del Sandalo Romano [6].

Deve il suo nome al palazzo Costabili, chiamato Trombone, nome storico per Consandolo, ma che non sembra avere riferimenti con la morfologia né del luogo, né dello stabile. L’associazione tra nome e palazzo sembra sia più legata a certe funzioni o eventi tali da soprannominare il luogo, che risulta si designasse “Tenuta dell’Equireno, termine tra l’altro molto più attinente al territorio in cui era sorto il drizzagno del Reno.

Il marchese Giovanni Costabili (o Constabili) creò qui un allevamento di cavalli fra i più famosi nell’Ottocento e forse modificò un edificio precedente o forse impostò la scuderia direttamente ad alveo già prosciugato e cioè dopo la realizzazione del Cavo Spina (1824), questo perché il viale d’accesso, “guardato da statue in marmo in duplice filare”, [5] attraversa il letto, che doveva quindi essere già asciutto; all’ingresso del viale, ai piedi dell’argine, si trova l’aggraziata costruzione poliedrica della portineria, che i Consandolesi, per la sua forma, chiamano “giòstra”.

Il prestigio dell’allevamento indusse anche il re Vittorio Emanuele II ad una visita qui nel 1866 e da allora forse si iniziò a chiamare confidenzialmente la tenuta con l’appellativo di “Tgnùda dal re”; si racconta poi che ad un viandante, che si informava sulla bella proprietà, venisse risposto da un consandolese repubblicano fervente che quella era la tenuta del Re Trombone, epiteto con cui Umberto I, figlio di Vittorio Emanuele II, dotato di voce stentorea, veniva chiamato da gran parte degli Italiani, con una certa irrisione, a causa della poca simpatia goduta per la  sua indole reazionaria. Sembra che la voce si sia subito sparsa e che i Consandolesi abbiano preso a dire che andavano a lavorare “dal Trumbón”, termine quindi entrato immediatamente in uso. Certo non vi sono prove concrete a conferma di ciò, ma questo è il racconto passato da nonno a nipote.

L’attività poi cadde in dissesto e nel 1905 Luigi Buscaroli acquistò la tenuta e impiantò i primi peschi a frutteto moderno, destinati a rivoluzionare la vita economica e sociale di Consandolo, e il Trombone divenne una borgata. Lì infatti, nella casa fattorale e negli impianti che attorniavano la scuderia, trovarono sistemazione numerose famiglie di lavoratori, impegnati tutti nell’azienda di Buscaroli, che aveva per questo messo a disposizione gli edifici, adibendoli ad alloggi. [11]

Sebbene scomparso, l’antico allevamento però restò nella memoria, perpetuato anche dalle belle statue di cavalli, che s’innalzavano imponenti sopra la facciata, decorata pure da teste equine fittili, e non va dimenticato che le scuderie vennero mantenute in vita, fino agli ultimi decenni dell’Ottocento, anche dal cav. Alzirdo Salvatori, che ottenne prestigiosi cavalli da trotto [12], anche se nessuno toccò i traguardi di Vandalo.

 

Vandalo Trottatore Eroe Dell’ “800”

Oggi in campo ippico “V” indica “Varenne”. Da metà alla fine del 1800 “V” significava “Vandalo”: il celebre cavallo che correva come il vento. Il poeta Alfonso Gatto scriveva che a favore dell’unificazione d’Italia, Vandalo aveva fatto quasi quanto Garibaldi e Verdi: “…  sul campo delle corse al trotto, penso a Vandalo, che era già leggenda per mio nonno. La sua fama, dalla Padania, era corsa fino alle terre basse del Reame. Fra Garibaldi e Verdi, alla loro altezza, c’era lui.” Il cavallo, un bellissimo roano, alto m.1,68 al garrese, era figlio del purosangue inglese Huntsman e della fattrice indigena Cassandra.

Nacque il 14 aprile 1862, presso la tenuta dell’Equireno, del marchese Giovanni Constabili, presso la possessione Trombone di Consandolo. Visse fino al 1888, tornando a morire sui prati dov’era nato, perché il marchese per toglierlo da una carriera di corse che durava da quasi 24 anni, volle ricomprarlo per dargli il meritato riposo.

In un bellissimo racconto della scrittrice Patrizia Carrano, edito dal Museo Storico del Trotto, si narra che Re Vittorio Emanuele II, ritornando da Padova, nella primavera del 1866, dopo aver preso possesso del Veneto, come conseguenza della vittoriosa terza guerra d’indipendenza, dopo essere stato festeggiato in quella città con gare di trottatori, ebbe l’idea di acquistare un cavallo roano per farne pariglia, con altro simile, già donato alla sua bella Rosina.

Il marchese Constabili gli vendette il suo Vandalo. Ma il cavallo era piuttosto riottoso e non affidabile, specie in mano ad una donna, e fu quindi ceduto al barone Falzoni Gallerani di Cento, che, con l’ausilio del suo guidatore Luigi Annovi, dotato di pazienza certosina, riuscì a dargli una ordinata andatura di trotto. Il cavallo, dai muscoli potenti, dagli stinchi puliti, solidissimi zoccoli e dotato di indomito ardore, faceva fatica a regolare la sua andatura per il geometrico passo di trotto, avendo in sé il sangue nevrile di galoppatore inglese.

La sua caratteristica era la partenza velocissima, che lo portava subito alla testa della corsa, per non venire mai più raggiunto.

Con la guida di Annovi, Vandalo debuttò a Modena, vincendo il primo premio di 1.000 Lire, in una gara sulla distanza di m. 1.800. Era il tempo quello, in cui le gare avvenivano in tre batterie da tre cavalli ognuna, e con la “bella” da disputarsi tra i tre cavalli vincitori. Al primo, oltre a somme in denaro da considerarsi abbastanza buone per l’epoca , veniva offerta una bandiera di seta, ricamata dalle “patronesse”.

Su 226 corse complessive, nella carriera durata dal 1869 al 1886, ben 200 furono le sue vittorie e 26 i suoi piazzamenti. Nessuna prova, dunque, andata a vuoto. Mai nessun cavallo ha

fatto altrettanto. Si può comprendere quindi quanta notorietà acquistasse il cavallo, e come la passione per il trottatore si fosse rapidamente diffusa in tutta la Penisola. L’arrivo di Vandalo veniva annunciato sui giornali cittadini in maniera entusiastica, anche con sonetti strampalati che gli amatori del trotto dell’epoca si industriavano a comporre.

Data la lunghissima e ineguagliata carriera, i proprietari ed i guidatori furono diversi nel tempo. Tutti volevano averlo, anche a spese molto alte. Così a Falzoni Gallerani successero come proprietari la Società Bolognese di Trotto nel 1872, Ricciardo Bonetti nel 1873, nel 1875 Vincenzo Mazzarini; altri proprietari furono Rossi e Nicolesco nel 1880, Giuseppe Vellani nel 1882, Nicola Malpezzi nel 1883, e Biagio Oppi

nel 1884.

Vandalo corse vittorioso anche all’estero: a Vienna, a Boulogne sur Mer nel 1876 ed a Nizza nel 1880. Grazie anche a queste vittorie estere, il trotto italiano, che si stava allora sviluppandosi, anche in senso tecnico, si pose all’altezza delle altre nazioni europee.

 

Dalle “Memorie del Dott. Luigi Magrini”

Il Re a Consandolo. Nelle ore 5 antimeridiane del 27 luglio 1866 proveniente da Ferrara giungeva sua maestà il re in luogo detto il Trombone del marchese Giovanni Constabili, per visitare la superba razza di cavalli che il noto marchese vi tiene. Il re trovavasi nella carrozza a sei cavalli di proprietà del signor Constabili e l'avrebbe colà passata l'intera giornata assieme col signor marchese quando le giunse un avviso di recarsi tosto a Ferrara.

 

Landi Fiorenzo – “La pianura dei mezzadri” - 2002

Luigi Buscaroli iniziò ad occuparsi di frutticoltura nel 1898. Appena diplomato alla scuola di agraria di Imola, iniziò la sua esperienza con un centinaio di peschi e acquistò una sufficiente

pratica nel settore. Nel 1905 acquistò a Consandolo (dalla famiglia Costabili?), nel Ferrarese, il podere «Trombone» e nel 1908 ottenne i primi frutti dai suoi peschi. [26]

 

 

Vandalo dopo la vittoria a Roma nel 1877 al Circolo di Romolo