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- Via Tavoliere -

 

Da via Provinciale (chiusa).

La via, bordata da una singola fila di case per ciascun lato, è al centro di un’area rettangolare, che da via Provinciale si spinge fino quasi alla ferrovia, tra il Palazzone col fondo Braglino, ancora a frutteto, e il terreno della Ferrara Frutta, in cui sorgono gli impianti per la lavorazione e conservazione della frutta ex C.P.O.C., adiacente alla stazione ferroviaria.

Questa area, anche se piuttosto fuori centro, è stata fra le prime ad essere lottizzata, quando nel 1961 sono stati acquistati i primi lotti per la fabbricazione delle case, che sono rimaste fra due frutteti, finché, nel 1964, la famiglia Borghi - Cavallini ha venduto il resto del terreno alla Cooperativa Produttori Ortofrutticoli Consandolo, per la costruzione dei capannoni.

La via è rettilinea, perché rettilineo è sempre stato il confine tra due storiche proprietà: a sinistra vi era la terra della Mensa Arcivescovile, che nel ’700 ne aveva concesso una parte a tal Fortunato Bottoni, che vi costruì il Palazzone, parte corrispondente all’attuale fondo Braglino, prospiciente via Provinciale, fra il canale Cantarana e appunto via Tavoliere; a destra si estendeva la proprietà piuttosto vasta del marchese Teofilo Calcagnini, che dalla via Provinciale, fra la Mensa e il canale Benvignante, si spingeva fino quasi alla metà della strada della Villana, oltrepassando via Trebbo, con casa centrale e castalderia alla possessione detta appunto Calcagnina. [1]

Tra le case a destra della via si inserisce anche un’area di giardino comune, nato in quanto un lotto era stato comprato dall’Ente INA Casa per la fabbricazione di abitazioni popolari, che non vennero mai costruite per dissoluzione dell’Ente, e l’area, passata comunale, fu lasciata verde.

La via seguì per anni la numerazione di via Nazionale per San Vito, nome della Provinciale dal 1962, che fu ripristinato negli anni ’70, momento in cui la via ebbe un nome proprio e fu chiamata Tavoliere.

Tavoliere può significare o asse stretta per spianare il pane o tavolino da gioco per scacchi o dadi o piano del biliardo o banchiere – cambiavalute o vasta pianura; considerando che il nome non ha più di quarant’anni e la memoria non si perde nella notte dei tempi, nessuno di questi significati si attaglia alla via, in cui non si è spianato nessun pane e in cui non ha abitato nessun banchiere, perciò al momento non si riscontra alcuna motivazione, né storica, né morfologica, né analogica, che giustifichi la denominazione.