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- Via Alzirdo Salvatori -

 

( 15/05/1848  -  03/12/1934 )

 

Da via Provinciale a via G.  Rossa.

 

La lottizzazione degli anni ’60 – ’70 dello scorso secolo, che ha interessato l’area più o meno dirimpetto a via Opera Pia, al suo incrocio con via Provinciale, e che ha visto fra le prime costruzioni l’edificio delle nuove Scuole Elementari, è sorta su un terreno che, prima particellato in più proprietà, apparteneva quasi interamente ai Salvatori già dall’800 e la via è appunto dedicata al cav. Alzirdo Salvatori, che come il figlio Vincenzo, fu un benefattore per Consandolo.

Alzirdo, figlio del dott. Vincenzo Salvatori e della Nobil Donna Brigida Leati, all’età di appena tre anni perse il padre, assassinato nel 1851 nella propria casa in Consandolo dalla banda del famoso Stefano Pelloni detto “ Il Passatore”.

Questo tristissimo avvenimento ebbe ripercussioni sulla sua vita futura rendendolo molto sensibile alle situazioni di bisogno del prossimo.

Studiò al convitto Dolci di Milano, ma non conseguì alcun titolo accademico.

Raggiunta la maggiore età si assunse l’amministrazione dell’intero patrimonio famigliare anche per conto del fratello Antonio, il quale, combattente con Garibaldi a Bezzecca e Monterotondo, era rimasto ferito e conseguentemente minorato e malato.

Il patrimonio, in apparenza cospicuo: un palazzo a Ferrara; a Consandolo i fondi Fienile, Bosco, Sabbioni, Gresolo, Sorbaro, Portoni, Olmo, Punta, Lama, Lametta, Ziparea, Varionda, Colombarola, Ca’ Bianca e il fondo Palazzo con le due ville nel centro del paese ed altri fabbricati, per un totale di circa 300 ettari, era gravato da numerosi livelli e altri debiti per somme rilevanti. Questa situazione richiedeva responsabilità ed energie in chi amministrava. Condusse anche in affitto per parecchi anni la grande tenuta del “Verginese”.

Così nel periodo giovanile della vita l’appena maggiorenne Alzirdo si trovò a dirigere una azienda importante e gravosa. Unica sua passione erano i cavalli, dei quali era intenditore appassionato. Acquistò a prezzo di realizzo cavalli e fattrici della razza del “Trombone” del marchese Costabili, caduto in dissesto, costruendo una propria scuderia.

I suoi cavalli vinsero parecchie corse: importantissima una a Firenze, dove riuscì a battere i colori della scuderia di Re Vittorio Emanuele II. La scuderia era però costosa e fu presto liquidata.

Per la sua competenza e passione insieme a pochi amici fu tra i fondatori dell’Unione Italiana del Trotto, che anche ora presiede alle corse.

Diviso il suo patrimonio dagli altri famigliari, volle crearsi una famiglia sposando Emma Muratori, figlia del cav. Antonio, grosso imprenditore di lavori fra cui un tronco della ferrovia Ferrara - Ravenna ed il ponte sul Reno alla Bastia.

Dimostrando attitudini ed abilità in agricoltura, impiantò tre “orti industriali” per  sperimentare la produzione di nuove varietà di piante fra le quali il perpignano (Micocoulier) per fruste e per gavoli di ruote.

Nel 1885 mise a dimora un frutteto di peschi piantati a quinconce, un metodo moderno, ancora in uso oggi.

Fu un pioniere nella coltivazione della barbabietola da zucchero, allora agli inizi.

Appassionato sperimentatore fu tra i primi ad usare il cilindro per la scavezzatura a macchina della canapa.

Consigliere del Consorzio di Bonifica e presidente del Consorzio Cavo Spina, commissionò lo studio del progetto di bonifica che fu attuato nel 1928.

Fu il primo nella zona ad attrezzarsi per la trebbiatura meccanica dei cereali.

Delegato comunale per Consandolo si adoperò attivamente per dotare il paese dell’edificio scolastico. La lunga cancellata in ferro che circondava il fabbricato fu donata da lui. Pure l’orologio installato sull’edificio scolastico fu un suo dono. Istituì la banda musicale pagando strumenti e insegnante di musica.

Alla fine del 1800 Consandolo era un paese  in miseria dove infierivano malaria e pellagra. Fu in quel periodo che Alzirdo Salvatori si adoperò per aiutare quanti si trovavano nella necessità della vita: un po’ di grano o granoturco e qualche aiuto in denaro, sempre disponibile a quanti si recavano da lui per bisogno. Ogni domenica mattina i poveri che erano alla sua porta ricevevano un’elemosina oppure qualche coppia di pane che si cuoceva con apposita infornata. A molti procurò il lavoro, anche stabile.

Spoglio di ogni ambizione che non fosse quella di rendersi utile, non volle mai accettare alte cariche.

La sua massima premura era la famiglia per la quale dimostrò la massima disponibilità anche in momenti meno floridi.

Infatti il ricco patrimonio famigliare che aveva ricevuto, oberato da livelli e debiti, ma che aveva saputo risolvere, ebbe un grave colpo quando venne coinvolto nel dissesto del cognato onorevole Giovanni Battelli, il quale fu costretto alla liquidazione del suo patrimonio, nella quale il credito del Salvatori poté trovare soltanto un molto parziale soddisfacimento. Inoltre il ciclone del 1896, la grandinata di eccezionale estensione del 1900, il crollo dei prezzi dei raccolti del 1901, lo sciopero generale agrario di lunga durata del 1902 determinarono una situazione di grande crisi.

Il susseguirsi di rovesci per anni consecutivi provocò un drastico ridimensionamento dell’azienda, a tal punto che Salvatori fu costretto ad accettare l’incarico di amministratore di una grossa azienda per integrare il reddito aziendale.

Ma le sventure non erano finite.

Infatti nel 1913 alla stazione ferroviaria di Consandolo cadde e si ruppe il femore. Uomo di azione fu costretto a camminare appoggiandosi ad una gruccia, ma svolse le proprie attività fino al 1924, ossia fino a 76 anni.

Dal 1924 al 1934 visse a Consandolo, in triste solitudine, ma sempre circondato dalla stima dei Consandolesi che non dimenticavano il suo passato impegno per il paese. Morì il 3 dicembre 1934 dopo brevissima malattia. Aveva 86 anni.

Alzirdo Salvatori era il padre dell’avv. Vincenzo Salvatori che con il lascito di tutti i suoi beni alla Fondazione Salvatori ha dimostrato quanto fosse sentito e veritiero l’attaccamento verso la comunità di Consandolo, dimostrato fin da un così lontano passato dalla sua famiglia. [12]