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- Via Sabbioni -

 

Da via Opera Pia a via Celese.

Il nome è lo stesso del podere Sabbioni, una volta unito alle Brajole, principale fondo lungo il suo corso, che benché provvisto dell’ingresso principale, pure munito di cancello, su tale via, non se n’è mai avvalso ed ha sempre usufruito del diritto di passaggio sullo stradone di campagna sito sul fondo Luogo della Chiesa, in via Gresolo.

Il nome Sabbioni ovviamente indica la caratteristica qualità della sua terra, tanto sabbiosa, che ancora oggi i trattori tendono ad affondare in alcuni tratti. Terreno simile è ciò che resta del fondale di antiche valli, che dovevano essere salse, visto che via Sabbioni costeggia la località “Passo del Sale”, la cui casa, bassa e a corpo unico col rustico, è stata demolita, ma che, con la sua ampia ansa, mantiene intatta la configurazione del corso d’acqua che la delimitava.

La via Sabbioni originale non costeggiava la fossa del Passo del Sale, ma la “passava” qui, inoltrandosi verso i Sabbioncini i incontrando via Celese, che si chiamava via dell’Androna, più o meno allo stesso punto di oggi.

Parte di quel letto è ancora percorso da un condotto che sia sul Catasto Napoleonico (1809) che sul Gregoriano (1835) viene denominato Scuro, forse in relazione all’Androna, che era detta “del Scuro [21A], cosa che spiega perché ci sia in questa zona un fondo chiamato Scuro.

Il nome del condotto però ora è “Passo del Sale”, come certo lo era in antico, perché ancora testimoniato sul Catasto Carafa (1770) e questo nome non lascia dubbi sul fatto che in questo punto il corso d’acqua poteva essere “passato”, forse a guado, forse a traghetto. Poteva anche essere questa la primitiva e principale funzione assolta dal casolare, dato proprio che il ruolo di “passo” persiste ancora nel nome, così come poteva essere molto importante l’attività derivante dalla presenza del sale.

Visto che il sale era un genere di prima necessità, soprattutto per la conservazione dei cibi, esso costituiva anche la paga degli operai (salariati), il modo per assolvere alcuni livelli (canoni d’affitto) o merce per imposte di dazio e non è escluso che qui, visto che era un “passo”, si assolvessero anche funzioni doganali.

L’ubicazione della dogana di Consandolo sul Po di Primaro è infatti ampiamente documentata proprio nel punto in cui il corso d’acqua del Passo del Sale si immetteva nel Po, vicino alla rampa di via del Bosco oggi, a breve distanza dalla località; tale corso, oggi asciutto nel tratto d’affluenza, ma ancora ben visibile nella fotografia aerea, potrebbe essere a ragione identificato con la Fossa di Bosio, che, trovandosi sotto Consandolo, segnava il limite della giurisdizione di Ferrara, nella pace del 1200 concordata tra Ferrara e Ravenna. La carta del 1719 di Giovan Battista Benetti, che disegna i luoghi sulla base di informazioni storiche raccolte, conferma questa identificazione.

In ogni caso è anche ipotizzabile che al Passo del Sale, nelle circostanti braglie non ancora completamente prosciugate, si effettuasse proprio la raccolta del sale; la terra infatti era tanto ricca di sale, che l’acqua stessa dei pozzi era salata e questo, durante l’ultima guerra mondiale, ha confortato un po’ i Consandolesi, in quanto, non avendo più sale a disposizione, almeno potevano insaporire la minestra, cuocendola nell’acqua attinta al pozzo del Passo del Sale.