Indietro

Homepage

- Via Guido Rossa -

 

(01/12/1934 – 24/01/1979 )

 

Da via A. Salvatori a via Pietro Nenni.

 

Innestandosi su un lato minore del rettangolo formato dalla via P. Nenni, la strada è il proseguimento della via E. Buscaroli, separata da questa da una casa che vi si interpone.

Per questo la via costituisce l’ultima parte del lato ovest perimetrale della Delizia estense e si innesta con la parte terminale di via A. Salvatori, che delimita la parte sinistra del lato nord del giardino, fino al viale centrale, fino al punto in cui questo accedeva alla peschiera; poi via A. Salvatori se ne allontana, tagliando diagonalmente l’angolo nord-est del giardino.

La via ricorda Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse.

L'omicidio di Rossa segna una svolta nella storia delle Brigate Rosse, che da quel momento non riusciranno più a trovare le stesse aperture nei confronti dell'organizzazione interna del proletariato di fabbrica. In effetti, proprio per la delicatezza dell'obiettivo, è ritenuto probabile che le BR avessero intenzione di punire Rossa, ma senza eliminarlo: la vittima, probabilmente, doveva essere solo "gambizzato". Questa ipotesi è confermata dalle perizie: fu Vincenzo Guagliardo a esplodere i colpi calibro 7,65 alle gambe con una Beretta 81.

Guagliardo, uno dei componenti del commando, racconta che, a gambizzazione avvenuta, Riccardo Dura, capo della colonna genovese delle BR, dopo essersi allontanato come gli altri brigatisti dal luogo dell'operazione, era tornato indietro per esplodere l'ultimo colpo, quello che uccise Guido Rossa. L'autopsia rivela infatti che su Rossa furono esplosi quattro colpi alle gambe e uno solo mortale al cuore. Guagliardo aggiunge che il giorno dopo il delitto, i membri dell'organizzazione chiesero spiegazioni sull'accaduto e che Dura giustificò l'omicidio affermando che le spie andavano uccise. Sempre secondo Guagliardo le BR valutarono seriamente l'espulsione di Dura, rinunciandovi però per non provocare fratture all'interno dell'organizzazione.

Questa ricostruzione dei fatti suggerisce che la causa dell'omicidio di Guido Rossa sarebbe da ricercare nell'iniziativa individuale di uno dei componenti del commando e non in una volontà politica delle BR di eliminare il sindacalista. A dispetto di tale ipotesi, però, la colonna genovese delle BR si assunse interamente la responsabilità dell'omicidio, come dichiarato dal procuratore della repubblica Luigi Carli nella puntata televisiva del programma “La storia siamo noi”.

Guido Rossa, operaio di origine veneta, vive per parecchi anni a Torino per poi trasferirsi a Genova. Iscritto al PCI, è sindacalista della CGIL all'Italsider di Genova - Cornigliano.

Appassionato di montagna, Guido Rossa è anche ricordato per la sua attività di alpinista, di fotografo e per il suo impegno nel Club Alpino Italiano. A lui viene intitolata la prima palestra di arrampicata di Torino.

Nell'ottobre del 1978 Rossa nota un uomo intento a nascondere volantini delle B.R. dietro a un distributore di bevande. L'operaio è Francesco Berardi, che cerca inutilmente di fuggire: fermato dalla vigilanza della fabbrica, si dichiara subito prigioniero politico. Viene consegnato ai carabinieri e arrestato.

Guido Rossa denuncia Berardi e testimonia al processo, nel quale Berardi, poi suicida in carcere, viene condannato a quattro anni e mezzo di reclusione.

Temendo una vendetta dei brigatisti, il sindacato offre a Rossa per alcuni mesi una scorta, formata da operai volontari, a cui lo stesso Rossa in seguito rinunciò.

Il 24 gennaio 1979 Rossa esce di casa e sale nella sua Fiat 850. Ad attenderlo c'è un commando composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi che gli sparano contro, uccidendolo. [35]