Indietro

Homepage

- Via Provinciale -

 

Da via Nazionale Sud/Nord al confine con Portomaggiore (FE)

La Strada Provinciale 68 è un tratto della Strada Statale 495 Consandolo – Codigoro - Adria; nell’Ottocento si denominava “Via pubblica che va a Portomaggiore [3] e per tutto il Novecento, sicuramente dagli anni ’30, via Provinciale, se si esclude un decennio circa dal 1962 in cui si chiamava Via Nazionale per San Vito, benchè al Comune figurasse come Provinciale per San Vito.

Nasce proprio a Consandolo, dove aveva termine il fiume Sandalo; la via infatti ricalca l’antico argine di sinistra del Sandalo romano [6], che qui defluiva nella Padusa, incanalandosi nel Messanico verso l’Adriatico. Il Po di Primaro ancora non esisteva, mentre con ogni probabilità alla foce del Sandalo, sulla sponda destra, già si era insediato un nucleo abitativo romano, dando vita al borgo Trebbo; nello stesso periodo, sulla sponda sinistra, si innalzava una torre di avvistamento, attribuita all’imperatore Galba (69 d.C.) [20].

Poi, nel corso dell’ottavo secolo si formò il Po di Primaro, togliendo acqua al Sandalo, e la diminuita forza delle correnti consentì ai sedimenti di depositarsi, creando cordoli che costrinsero il corso dell’acqua a ramificarsi. Due erano i rami principali che scendevano da Ripapersico [5], uno presso l’argine sinistro, probabilmente il Persico, e l’altro, il Sandalo, ben al di fuori del vecchio argine di destra, ma che, curvando alla Molinellina, tornava alla vecchia foce, incontrandosi con l’altro ramo ai Burioni, prima di gettarsi nel Primaro ormai formato.

Qui nei pressi, nella parte di foce prosciugata, si costruì nell’alto medioevo la chiesa di San Giovanni, dietro il forte della Stellata, che presidiava la foce, nel luogo che si chiama ancora “Piazzetta”, dando vita al paese medievale di Consandolo.

Al restringimento della foce del Sandalo, la parte di argine sinistro, dalla torre circa alla preesistente foce, si trovò ad avere appezzamenti di terra emersa da ambo le parti e l'argine restò solo come via. La sua torre era rimasta a presidio del ramo sinistro del Sandalo, che dai suoi pressi curvava verso i Burioni per reimmettersi nel fiume, che andava sempre più prosciugandosi; questo ramo rimase dunque la via per Portomaggiore, essendosene l’altro corso allontanato, e la torre cominciò a svolgere funzioni doganali sulle merci in transito da Ferrara per Portomaggiore e il suo entroterra, per questo attorno ad essa iniziò ad evolversi il paese tardo-medievale che diverrà il centro ancora esistente. La torre divenne così nel 1261 il campanile della chiesa di San Zenone, la cui parrocchia già si era impiantata, coesistendo sicuramente ancora per parecchi anni con la chiesa di San Giovanni; a fianco della chiesa si svilupparono le case della futura Via di Mezzo, in angolo tra questa via e la Provinciale di adesso, sul sagrato, si eresse l’oratorio, lì rimasto fino all’Ottocento, e nel tratto di strada, dalla chiesa all’argine, si iniziò la costruzione di palazzi di prestigio.

Il primo, alla sinistra della sponda, fu senz’altro il Conventone, così detto perché fu trasformato in convento, probabilmente fra ‘500 e ‘600. Ascrivibile almeno al XIV secolo, la costruzione nel tempo ha subito numerosi rifacimenti, con la conseguente perdita dei segni architettonici ed artistici  che ne tratteggiavano la storia, che lo indicava come una delle proprietà degli Estensi, in cui, secondo la leggenda, si incontravano segretamente Ugo e Parisina, rispettivamente figlio e moglie di Nicolò III d’Este [4].

Entro il suo parco e quindi dalla stessa parte della via, si eresse, probabilmente nel XV secolo, il palazzo Stecchi Stegani, ora quasi tutto Pezzoli per eredità, che costituiva col Conventone un’unica proprietà, rimasta indivisa fin oltre la metà del ‘900. Prima di Lorenzo Medini usuario dei Risari [1], fin dai primi decenni dell’Ottocento fu degli Stecchi Stegani, che in quell’epoca stavano allargando i loro possedimenti a Consandolo; l’edificio, a tre piani e di semplice struttura quadrangolare, è caratterizzato da un ampio portone centrale ad arco, sormontato da balconcino e fiancheggiato, l’una per parte, da due porte laterali sempre arcuate.

In probabile età tardo-rinascimentale fu edificato il palazzo Buscaroli, a questi appartenente dagli iniziali anni del ‘900 e agli Scacerni nel ‘700 (1); è un po’ il simbolo della piazza di Consandolo, così di fronte alla chiesa di San Zenone e alla via di Mezzo, coi suoi quattordici archi del porticato, che sottolineano quel tratto di via Provinciale, chiamato ancora negli anni ’50 via Centrale.

La strada si chiamava però semplicemente “Via Commune che conduce al Po” nel ‘700, quando il bel palazzo Bergamini, di fronte al Conventone, inizialmente apparteneva ai Rondinelli, Marchesi di Canossa, e la costruzione preesisteva, date le caratteristiche strutturali secentesche e il suo accesso alla Delizia Estense, le cui scuderie si situavano nel suo cortile, tanto che per anni è stato scambiato per la Delizia stessa e per questo ritenuto di Renata di Francia [4].

Questa parte di via, fra fine Ottocento e inizio Novecento, si denominava anche via Traversa (all’argine) e Traversa Provinciale, all’epoca in cui fu costruito, limitrofo al palazzo Buscaroli, il palazzo Caranti, così dal suo ottocentesco proprietario, caratteristico per la sua pianta a triangolo molto acuto e questo perché voleva essere prospiciente la via da un lato, ma non poteva allargarsi dall’altro, per via del confine del giardino della Delizia, che rimase inalterato fino agli anni ’60  del secolo scorso, perché anche la fabbrica Buscaroli non lo aveva toccato [11].

Qui infatti, con la bella palazzina anni ’30 d’ingresso, si apriva l’entrata agli impianti di lavorazione della frutta e di fronte, forse un po’ più spostato verso l’argine c’era il teatro-cinema, demolito a seguito dei bombardamenti dell’ultima guerra mondiale.

La via Provinciale parte proprio da questo punto dell’argine, dal punto in cui una volta il Sandalo si riversava nella Padusa, qui la via Nazionale si divide in Nord e Sud e l’edificio all’angolo con via Nazionale Nord esisteva sicuramente all’epoca della Delizia, anzi nel 1598, al momento della devoluzione dagli Estensi al Papato, in esso vi erano una “hostaria e beccaria [4], il che significa che la casa ha ospitato un’osteria e un negozio di alimentari per oltre quattrocento anni di seguito; ne è rimasta priva solo da pochi anni.

Procedendo verso Portomaggiore, davanti alla chiesa, unita al palazzo Buscaroli e rientrante rispetto la via, tuttora dietro al giardino, si trova l’ampia casa che, già dei Zaffagnini di Gresolo [1], diventò nell’Ottocento di Carlo Stecchi Stegani, ora dei Barbaro per eredità, affiancata dall’attuale edificio della banca, che guarda la farmacia, lì più o meno da un secolo, anche se con diversa costruzione, che è attigua alla “Villa Maria Luisa“, costruita sul far degli anni ’50 da Nicodemo Cavallini, confinante con quella che fu la chiesa Protestante di Consandolo.

Di seguito, oltre via Opera Pia e prima della curva ortogonale, si incontra a destra la Villa Manini, di loro proprietà per circa duecento anni, dopo essere appartenuta all’Opera Pia Vandini, e a sinistra la neoclassica Villa Salvatori, “adorna di busti in cotto, dentro profonde nicchie incassate nel muro della facciata [5], ancora circondata dal parco.

Dopo la curva, a destra, vi è la possessione Possioncella, che sul Catasto Gregoriano (1835) è segnata come “possessione Palazzo“, seguita dalla recente “Sala del regno dei Testimoni di Geova“; a sinistra, proprio dove ancora non è terminata la costruzione di un nuovo complesso residenziale, vi era la casa fattorale dei Salvatori (la ca’ ad Guardincièlo) e di seguito, al posto della via C. Bergamini Roda, l’ingresso alla Mensa Arcivescovile; tra questo ingresso e il canale Cantarana nel 1837 fu predisposto il “Cimitero di Consandolo [22].

In via Provinciale vi fu infatti il terzo cimitero (il quarto se mai si dovessero trovare in futuro le sepolture romane), dopo quello alto-medievale, davanti alla chiesa di San Giovanni e dopo quello di fianco alla chiesa di San Zenone. Ormai infatti la penisola italiana era diventata dal 1805 il napoleonico Regno d’Italia ed era entrata in vigore la legislazione francese che, con l’editto di Saint-Cloud del 1804, imponeva che le sepolture, per motivi igienici, fossero poste fuori dall’abitato; per questo i cimiteri in piazza, dentro e attorno alla chiesa, non dovevano più esistere, così, dopo un primo progetto in via Gresolo, che non ebbe corso, si realizzò il cimitero direttamente su terra della Curia: il terreno prospiciente via Provinciale della Mensa Arcivescovile di Ravenna. Il disegno del progetto mostra che il riquadro delle sepolture, più prossimo a via C. Bergamini Roda che non al canale Cantarana, aveva l’accesso principale direttamente da via Provinciale e che per questo il fosso laterale era “da sopprimersi“; era però previsto anche un “portone di ingresso attraverso casa fattorale Salvatori“, quindi dall’attuale via C. Bergamini Roda. Si può pensare che nel muro di cinta vi fossero ricavati dei loculi, come adesso, perché questo era dotato di tetto ed è certo che la cappella si impostava al centro del muro di fondo.

Qui vennero sepolti i Consandolesi fino al 1893, quando fu approntato il cimitero attuale, sulla sponda sinistra del Sandalo, poco lontano da quello che era stato l’altro cimitero mille anni prima. Il Camposanto di via Provinciale venne abbandonato semplicemente togliendo le lapidi e livellando il suolo, esumando solo quelle salme che i parenti volevano deporre nelle nuove tombe di famiglia, e quando, nel 1970, si innalzarono i capannoni del nuovo frigo  Buscaroli, l’odierna Agrintesa, che occupa esattamente la stessa area del cimitero, i resti, venuti alla luce in quantità, vennero traslati nell’Ossario comune di oggi.

Di fronte al cimitero si estendeva la proprietà dei Manini ed ora si innesta la via R. Bardelli con la zona artigianale degli anni ’80 e, superato il Cantarana con un ponte, definito pubblico nel Catasto Carafa (1770), a destra si incontrava e si incontra ancora la possessione Canale e a sinistra, dopo il Palazzone con il fondo Braglino, l’odierna via Tavoliere e i capannoni della Ferrara Frutta, adesso si trova, tuttora perfettamente funzionante, la Stazione Ferroviaria della Bologna – Portomaggiore, inaugurata il 21 dicembre 1887 [11], oltre la cui ferrovia, di fronte all’ottocentesca possessione Stazione dei Conti Gulinelli, nella seconda metà degli anni ’50 del Novecento, fu lottizzato l’appezzamento del terreno a destra, tra ferrovia, canale Benvignante e via Provinciale, che in questo tratto, dal ponte pubblico sul Cantarana, si chiamava sul Catasto Carafa (1770) “Strada delle Mezze Vie“, ovviamente perché portava alle possessioni di Mezza Via Vecchia a destra e di Mezza Via Nuova a sinistra, la quale ultima confinava col Luogo delle Suore verso via Ca’ Bianca e a sud, dove c’è la Ca’ Ponte, con un’altra possessione pure di nome Mezza Via.

Questo toponimo, poichè è di un fondo e non di una strada, sembra si debba interpretare come “ podere che sta a mezza via “, cioè a metà strada tra due punti estremi; essendo ovvio che un capo della strada è il capolinea di Consandolo, che dista Km 2,200 dalla Mezza Via Vecchia, la quale, dato l’aggettivo, doveva costituire il possedimento più antico, l’altro capolinea si doveva distanziare degli stessi chilometri. Misurando questa distanza adesso, dal momento che la strada non ha mai cambiato corso, perché le ultime rettifiche del 1988 ne hanno solo addolcito le curve, si arriva alla curva del chiesolino di Ripapersico, dove è ben evidente che l’argine antico proseguiva dritto, mentre questo, inserendosi quasi perpendicolarmente, sembra indicare l’alzaia di un ramo formatosi nel precedente letto.

La possessione di Mezza Via Vecchia si trova dunque a metà strada tra Consandolo e Ripapersico ed esattamente alla sinistra e a metà del nuovo corso di sinistra del Sandalo, il probabile Persico.