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- Piazza Alessandro Pertini -

 

 (25/09/1896 – 24/02/1990)

 

 Dal sagrato della chiesa a viale Rimembranze, fiancheggiando via Di Mezzo.

 

Fino agli anni ’40 dell’Ottocento, tutto lo spazio confinante con via Di Mezzo, a lato della chiesa, fu occupato da un oratorio, in angolo con via Provinciale e dal cimitero, qui presente fin dal ’200.

I maggiorenti erano sepolti, come d’usanza, in chiesa sotto la pavimentazione e gli altri in un ordinato camposanto, che nella prima metà del Settecento era recintato, diviso nel mezzo da un vialetto, con portone in via Di Mezzo, che accedeva direttamente alla porta centrale della fiancata sud della chiesa, che era strutturalmente diversa da quella di adesso, edificata nel 1748.

Nella parte destra del viale del cimitero, corrispondente alla parte absidata della chiesa, una croce posta su un’alta colonna si ergeva al centro del riquadro, circondata dalle sepolture.

Poi, a seguito dell’editto napoleonico del 1804, che per motivi igienici imponeva i cimiteri fuori dal centro abitato, il cimitero di Consandolo, dopo un iniziale progetto in via Gresolo, che non ebbe corso, fu spostato nel 1837 in via Provinciale, nell’area occupata ora da Agrintesa [22], e nel 1893 nel luogo dove di trova tuttora [4], sull’argine sinistro del Sandalo, alla sua confluenza con l’altro ramo di sinistra, il Cantarana di adesso. [6]

Fuori dal lato est del cimitero in piazza, scorreva lo scolo Grignolo, che, attraversata via Di Mezzo, allora via “Commune”, proseguiva dietro la chiesa per raggiungere via Opera Pia, tagliando da Viale Rimembranze, e tra ’700 e ’800 il cimitero finì per occupare anche parte della superficie oltre il Grignolo, nello spazio che era l’orto del parroco e che ora è piazza Pertini.

Quando il cimitero fu spostato, non si esumarono le salme, che furono traslate nell’ossario comune al cimitero attuale solo al loro rinvenimento tra il ’59 e il ’60 del Novecento, in occasione dei lavori per gli impianti idraulici del centro.

Una volta liberato, lo spazio fu scelto per la costruzione delle Scuole Elementari, obbligatorie dopo la legge Coppino del 1878; il lineare edificio, di sapore neoclassico, col suo timpano centrale, in cui un orologio, dono di Arzildo Salvatori [12], suonò fino alla seconda guerra mondiale, il suo androne centrale e gli usuali ingressi laterali, per l’accesso separato dei maschi e delle femmine, funzionò come scuola fino alla costruzione delle nuove Scuole Elementari, in via Arzildo Salvatori, tra gli anni ’60  e ’70 del Novecento.

In questa piazza antistante le scuole si tennero le manifestazioni ginniche del sabato fascista e le altre manifestazioni in genere [17], finché nel secondo dopoguerra, riparati i danni dei bombardamenti e ripristinata la scuola, la piazza fu recintata e divenne cortile ad uso esclusivo degli alunni, che usufruivano anche dell’alberato cortile sul retro.

Spostate le scuole, fu adibita a piazza comune, più che altro a parcheggio, quindi restaurata sul finire degli anni ’80 e dedicata poi a Alessandro Pertini.

Nato a Stella (Savona) il 25 settembre 1896 e deceduto il 24 febbraio 1990, fu Presidente della Repubblica Italiana dal 9 luglio 1978 al 23 giugno 1985, Medaglia d'Oro al Valor Militare e laureato in giurisprudenza e in scienze politiche e sociali.

Dopo la prima guerra mondiale, alla quale ha partecipato, ha intrapreso la professione forense. Socialista, dopo una prima condanna ad otto mesi di carcere per la sua attività antifascista, Sandro (con questo nome gli Italiani lo hanno conosciuto ed amato) è condannato nel 1926 a cinque anni di confino.

Si sottrae alla cattura e si rifugia prima a Milano e poi in Francia, dove ottiene asilo politico. Ma pure nel paese che lo ospita e dove lavora anche da muratore, subisce due processi per la sua attività politica.

Tornato in Italia nel 1929, Pertini viene arrestato e il Tribunale speciale per la difesa dello Stato lo condanna a 10 anni e 9 mesi di reclusione. Ne sconta sette e poi viene assegnato per otto anni al confino: rifiuta di chiedere la grazia, anche quando la domanda viene firmata dalla madre.

Tornato libero nell’agosto del 1943, entra nel primo Esecutivo del Partito socialista italiano.

La libertà per Pertini dura poco: catturato dalle SS viene condannato a morte e incarcerato nell’attesa dell’esecuzione.

 Evade dal carcere con Giuseppe Saragat e raggiunge Milano. Qui, nel 1944, assume la carica di segretario del Partito socialista nei territori occupati dai Tedeschi e dirige, in rappresentanza dei socialisti, la lotta partigiana.

Conclusa la lotta armata, per cui è stato insignito di Medaglia d’Oro al Valor Militare, Pertini si dedica al giornalismo e alla vita politica: direttore dell’Avanti! dal 1945 al 1946, del quotidiano genovese Il Lavoro nel 1947, di nuovo direttore dell’Avanti! dal 1950 al 1952, questi i tempi della sua attività giornalistica.

Le date principali dell’attività più strettamente politica di Sandro Pertini nell’Italia liberata sono: 1945, segretario del Partito Socialista Italiano Di Unità Proletaria e deputato all’Assemblea Costituente; 1948 senatore; deputato eletto nel 1953, 1958, 1963, 1968, 1972, 1976; vice Presidente della Camera dei deputati nel 1963; Presidente della stessa Assemblea nel 1968 e nel 1972.

Sandro Pertini fu eletto Presidente della Repubblica il 9 luglio 1978, con 832 voti su 995, al sedicesimo scrutinio. Dal Quirinale intrecciò un fitto dialogo con il Paese, e soprattutto con i giovani e i giovanissimi, meritandosi una enorme popolarità. Dal 1985 Pertini è stato senatore a vita, quale ex Presidente della Repubblica. [33]