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- Via Molinellina -

 

Dalla strada dell’Olmo e della Marianna al confine con Portomaggiore (FE).

La via non può chiamarsi altrimenti, perché costeggia l’ampia ansa del Sandalo e con il suo corso a ferro di cavallo, chiuso alla base dalla fossa di Sabbiosola, circoscrive l’area che da secoli è la Molinellina. Come ben dice il suo nome, questa zona è la piccola Molinella, o Molinella ferrarese, perché fu assegnata in beneficio a Molinella, che ne godeva cioè le rendite, fin dal Medioevo, per cui sorse qui un borgo dotato sia di oratorio che di chiesetta.

Alla fine del ’700 al Beneficio di Molinella rimaneva il casale detto dell’Olmo, ora scomparso, sulla sinistra della strada, verso Consandolo venendo dalla strada dell’Olmo e della Marianna, di fronte alla tenuta del conte Galeazzo Cima, che possedeva anche la terra alla sinistra del Sandalo, davanti a Cà Borsa.

A Molinella restava anche il beneficio dell’oratorio della Molinella, attuale chiesa di Sant’Antonio Abate, con il retrostante terreno, più un appezzamento detto La Vigna, alle spalle del casale dell’Olmo, riquadrato fra i terreni del conte Cima, e l’oratorio della Busca, con tutta l’area che anche adesso è tra il Sandalo e la strada della Villana fino alla punta di Pelaciozzo, ma su queste terre, compresi i due oratori, vantava già ragioni il conte Dino Montecatini, che fra i tanti titolati faceva qui la parte del leone.

Infatti, se si esclude il riquadro di terreno di “Pelaciòź” (cioè Pelachiocce, giustamente tradotto sul Catasto Gregoriano del 1835 o Pelachioccio o Pelaciozzo, mal tradotto in altre carte successive), comprendente anche la Palazzina, tra Sandalo, Busca e la curva della strada della Villana, che apparteneva a tali Saraceni eredi di Franco, possessori anche della terra oltre la strada, cioè l’attuale fondo San Luigi, confinante con la Villana, tutta la Molinellina era in mano ad aristocratici non residenti, che davano le terre in affitto o addirittura in usufrutto, senza tornaconto alcuno.

Oltre al già citato conte Cima, vi erano il conte Cristoforo Macini, che possedeva la Cannabusa, sopra palazzo Gotti e un’ampia area immediatamente oltre la strada, all’interno del semicerchio della via, il conte Frosio Carandini di Modena, padrone delle terre fra l’oratorio della Molinella e i possedimenti del conte Cima, dove oggi c’è la Cà Carandina ed anche di quelle a sud della strada, nei pressi delle Cà Bruciate, fra la Mancina e i terreni del conte Pacchieni, di cui oggi rimane il casetto Pachenia.

Tra questi nobili, molto probabilmente i primi ad essere investiti di queste terre sono stati i Principi Pii, che alla fine del XVIII secolo ancora possedevano qui le terre tutt’attorno all’ansa ellittica meridionale del Sandalo, fin sulla via ora Nazionale Nord, tra l’attuale fondo Elisa e Pratolungo e su fino alla curva del Sandalo alla Busca, con la possessione detta Molinella, comprensiva del Campo detto Alegro e con la stessa strada che sul Catasto Gregoriano (1835) si chiama Strada del Campo Magro, per mal trascrizione di Campo Alegro.

I principi Pio di Carpi o di Savoia discendevano da una consorteria feudale e, già vicari imperiali di Modena, ne ebbero la Signoria dal 1331 al 1336, quando dovettero passarla agli Estensi, ottenendo in cambio Carpi, di cui ne furono Signori fino al 1527, quando la dovettero dividere con gli Estensi, poiché uno dei Pii vendette la sua parte a Ercole II d’Este. Nel XV secolo Alberto Pio fu condottiero al servizio dei Savoia e gli fu concesso di unire al suo nome la dicitura “di Savoia”. [14]

I Pio di Carpi detenevano il feudo di Codifiume e alle sollecitazioni di Lucrezia Roverella Pio si deve la bonifica e la costruzione della via Imperiale, quando nel 1578 si definirono i confini fra il territorio di Bologna e quello di Ferrara, tracciando uno stradone segnato da una serie di pilastri di marmo.

Per celebrare la fine delle contese sui confini Lucrezia fece erigere la chiesa di Santa Maria Maddalena, da cui santa Maria di Codifiume, e fino al 1954 i parroci furono nominati non dalla Chiesa, ma dai principi Pii, che nel ferrarese avevano anche altri feudi. [15]

Fin dal 1294, infatti, possedevano Portorotta, concessa a Marco Pio da Carpi dal marchese Nicolò d’Este, e forse a quel periodo datano gli altri possedimenti sul Sandalo, quali appunto la Molinellina. [5] Ci si chiede dunque se mai sia esistito uno stretto legame fra i Pio di Codifiume e la concessione fatta a Molinella di questa terra ferrarese, all’epoca in gran parte loro, quasi come fosse una permuta, dal momento che vi erano problemi di confine fra Codifiume e Molinella.

A fine ’700, il sig. Giulio Scacerni, l’allora proprietario dell’attuale palazzo Buscaroli in piazza, che già possedeva gran quantità di terra a Consandolo, un po’ dappertutto, dall’argine a Gresolo, nonché a Benvignante, dove aveva rilevato dal marchese Calcagnini parte della possessione della Delizia, si era insinuato anche tra agli aristocratici della Molinellina e aveva acquistato gran parte delle terre lungo la Sabbiosola, al confine con Ripapersico, ed anche la “Bùsa”, sulla strada, non molto distante dalla chiesetta.

La maggior parte dei possedimenti qui, però, in quell’epoca era del già nominato conte Dino Montecatini, che vantava ragioni che andavano dalla Mancina, alla Marianna, agli oratori, alle terre sopra la chiesa fino alla fossa Sabbiosola, al terreno sopra la Villana, comprendente il Palazzo Gotti, la cà Gotti e la cà Fontana, e a tutta la terra entro l’ansa ellittica del Sandalo, quella confinante con la possessione Molinella dei principi Pii, tra Busca e palazzo Costabili, che dopo Montecatini fu poi Cavalieri (1834), oggi Zappaterra – Giuriolo.

Tutta questa area di palazzi è chiamata nella mappa Napoleonica (1809) possessione del Palazzo e appare ancora circondata da un parco consistente. L’edificio principale, tuttora segnato sulle carte come palazzo Cavalieri, fu fatto erigere da Antonio Costabili, ministro del duca Alfonso I d’Este, nella prima metà del ’500, quando il Duca fece deviare a Codrea una forte corrente per dare acqua al Sandalo quasi prosciugato e al mulino posto a fianco di Belriguardo, ancora ben saldo sulla strada che unisce Voghiera a Runco.

In quell’occasione il Duca investì il ministro di molte terre sulle sponde del Sandalo e Costabili scelse proprio quell’ansa per costruirvi una casa ad un piano rialzato per adibirla ad appartamento di caccia, perché il luogo è pressoché equidistante da ben quattro residenze di campagna degli Estensi: il Belriguardo a Voghiera, la Delizia di Consandolo, il turrito castello di Portomaggiore e la Delizia di Benvignante, il palazzo che Borso d’Este aveva regalato al Calcagnini; tutte quindi facilmente raggiungibili dal ministro, anche per via d’acqua, se i Duchi, dovunque fossero, l’avessero chiamato.

Oltretutto il posto non era distante neppure dal Verginese di Gambulaga, dove il duca Alfonso trascorreva molto del suo tempo con la bellissima compagna Laura Dianti, a cui aveva regalato la villa o castello.

Il Palazzo trent’anni fa conservava ancora i caratteri originali: agli angoli del tetto, dominato da monumentali comignoli, si notavano quattro merli d’abbellimento, disegnati similmente a quelli del Verginese, presunta opera di Girolamo da Carpi (1556 ca). Anche gli archi dei portali, con ghiera in cotto intarsiato, ricordano l’analogo nella chiesetta del Verginese; nel portale a nord sono ancora presenti le basi marmoree dei pilastri sottostanti l’arco, le tracce dei quali sono appena visibili.

Il pavimento delle sale d’ingresso era in piccole mattonelle in cotto e si accedeva al sottotetto mediante un’angusta scala, propria dei tempi estensi. Nel lato ovest, in posizione centrale, nel sottotetto esiste ancora una finestrella ovale, mentre negli altri lati le finestre, sempre di piccole dimensioni, sono quadrate e tutte con relative inferriate, che, eleganti e con la parte inferiore prominente, proteggevano anche le grandi finestre del rialzato piano terra.

Attualmente non è rimasto nessuno dei grandi comignoli e, mentre una parte della casa è ben ristrutturata, conservando ancora alle finestre le originali inferriate, l’altra è fatiscente e con l’imbarcadero ormai crollato. Tuttavia si può ancora notare l’infossamento in corrispondenza del portone dell’imbarcadero, che dimostra come le barche approdassero direttamente all’interno della costruzione stessa.

Il palazzo infatti era costruito sull’argine del Sandalo, in prossimità di una sua stretta ansa, in modo che un’ala dell’edificio si impostasse sul letto stesso del fiume, che curvava quasi ad angolo retto, penetrando nell’edificio; così si poteva sbarcare direttamente in casa, collegata all’imbarcadero da una scala interna.

L’attuale canale, ripristinato alla fine del secolo scorso, ripercorreva l’ansa del Sandalo, ma prosegue spostato di qualche metro rispetto alla casa, proprio per non passarvi dentro.

Dall’altra parte del Sandalo, sulla riva sinistra, ma ad essa traversagna, fu costruita, circa alla stessa epoca, un’altra abitazione, sicuramente signorile, di cui rimangono tre degli almeno cinque pilastri d’ingresso. Sono in laterizio, piuttosto monumentali e sormontati dalle caratteristiche palle di marmo; sono prospicienti la via Molinellina, una volta direttamente collegata ad essi tramite alcuni gradini posti fra i due pilastri, che immettevano al vialetto d’accesso al portone centrale, ingresso al grande atrio, chiamato portico nelle case coloniche.

In questa casa però, conosciuta come Palazzo Gotti, forse da un ottocentesco proprietario, l’androne centrale non era certo adibito a mansioni rurali, dal momento che qui, come anche in altre camere, il pavimento era ad intarsio di mattoni a due tonalità di colore, formanti disegni compositi.

La tradizione orale riporta che una lunga galleria sotterranea collegava il Palazzo vuoi a Ferrara, vuoi alle altre Delizie limitrofe ed effettivamente si riscontra la presenza di una cavità sotto il portico, ma non è accertato nient’altro.

Il primo piano originariamente era costituito da un unico complessivo sottotetto, adibito a granaio fino circa agli anni ’50 del Novecento, quando l’allora proprietaria lo ristrutturò per ospitarvi la scuola, che ebbe sede qui per breve tempo. Allora vi erano ancora i residui del parco retrostante che collegava il palazzo alla Ca’ Gotti, ancora esistente, che ne era la casa colonica.

 

Palazzo

Costabili