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- Via Lungo Reno -

 

Da via Nazionale Sud verso il Reno al confine con Molinella (BO)

Più che lungo il Reno, la via scorre pressoché dritta verso il nuovo fiume, partendo proprio di fronte a via Opera Pia, nel punto in cui essa incontra via Nazionale Sud, e attraversando l’alveo antico del Po di Primaro.

È da ricordare che nell’alveo, dalla metà del XVIII secolo, era stato incanalato il Reno, a seguito delle bonifiche volute dal cardinal Lambertini (papa Benedetto XIV) e il fiume vi  continuò a scorrere fino al 1824, quando la realizzazione del Cavo Spina asciugò l’alveo nel tratto di Consandolo.

La via Lungo Reno che l’attraversa nacque il 27 gennaio 1850, sotto il Governo Pontificio, quando il sig. dott. Gaspare Salvatori cedette “due terzi indistintamente della proprietà, e relativi diritti della Golena, ed alveo di Reno abbandonato”, per la larghezza dell’intero fronte dello stradone inferiore, che si bloccava contro l’argine, a Pietro Monti e ai fratelli Giuseppe e Carlo Stecchi Stegani, proprietari insieme a Salvatori dello stesso stradone.

Questo perché i signori Monti e Stecchi Stegani potessero “avere il comodo di un passaggio libero con animali e rotabili” attraverso il terreno già prima golena e attraverso pure lo stesso alveo abbandonato di Reno, per potersi recare alle rispettive proprietà fondiarie, “poste inferiormente nella così detta Bonificazione di Consandolo” e potessero estendere i diritti di passaggio fino all’argine sinistro di Reno, senza i quali non vi avrebbero avuto accesso.

Lo stradone inferiore dunque, corpo dell’attuale via Lungoreno, già esisteva e, mentre golena ed argine erano interamente proprietà di Salvatori, le terre, provenienti dalla cosiddetta Cassa di Bonificazione del 1824, appartenevano anche a Monti e ai fratelli Stecchi Stegani, il cui padre Remigio, quattro anni prima, nel 1846, ne aveva anche permutate 34:2:3:8 Stara Ferraresi (circa 4 ettari) con lo stesso Pietro Monti, forse per meglio accorpare le proprietà. Queste terre infatti prima della bonifica erano ancora boscose e vallive, perciò i confini non sempre erano ben definiti; qui i fondi si chiamano ancora in vario modo “Bosco” e alcuni sono tuttora di proprietà degli eredi Stecchi Stegani e sono stati di Renzo Monti (conosciuto come Fabretti per il cognome della madre) fino alla sua morte nel 1983.

Essendo il fiume asciutto, lo stradone aveva ormai bisogno dell’accesso al paese, visto che di fronte ad esso, dall’altra parte dell’argine si apriva la via Opera Pia, così il sig. Salvatori, riservando a sé la proprietà  e i diritti dell’altra terza parte, cedette dietro compenso ai signori Monti e Stecchi Stegani il diritto di passaggio.

Convennero che “la costruzione delle due rampe di discesa, ed ascesa, come già i fossi laterali, il Cavedone a traverso dell’alveo, ed un ponticello di pietra sotto lo stesso Cavedone per sfogo delle acque” fossero a spese comuni, così come il restauro dell’intero stradone inferiore e che i diritti di questo e della nuova occupazione fossero limitati ai soli proprietari interessati e ai loro rappresentanti.

L’alto argine, con le sue due rampe d’accesso, rimase tale fino agli anni ’60 del secolo scorso, quando durante la costruzione di via C. Bergamini Roda, occorrendo terra per livellare il suolo, fu qui sbancato l’argine e creato l’attuale dosso di passaggio che elimina le rampe. Questo però avvenne senza che il Genio Civile valutasse preventivamente il danno alla stabilità dell’argine, argine ormai svuotato in più punti, spesso in modo sconsiderato, e Consandolo, munita solo di protezione precaria, deve fidare che il Reno non esondi dal drizzagno del Cavo Spina. [16]