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- Via Pio La Torre -

 

(1927 – 1982)

 

Da via R. Bardelli (chiusa).

 

Parallela a via E. Mattei, ripartisce i capannoni artigianali e le abitazioni connesse, fino a terminare in un largo spazio circolare, per parcheggi e manovre, vicino al canale Cantarana, al di là del quale vi è il fondo da sempre chiamato Il Canale.

Pio La Torre, nato a Palermo la vigilia di Natale del 1927 da famiglia molto povera, maturò ben presto il suo interesse per la giustizia sociale e, già a vent’anni, come responsabile giovanile della CGIL e della commissione del PCI, partecipò attivamente alle proteste popolari contro lo sfruttamento dei ricchissimi proprietari terrieri.

Nel 1949 ebbe parte attiva nell’occupazione da parte dei contadini delle terre giudicate mal coltivate, affinché fossero assegnate in parti uguali a tutti i braccianti che ne avessero bisogno. Nonostante i tentativi di repressione da parte delle forze dell’ordine e i numerosi arresti, l’iniziativa ebbe successo e quasi tremila ettari di terra vennero coltivate a grano. L’anno seguente però, al momento dell’assegnazione delle terre, lo scontro con la polizia si trasformò in una vera e propria battaglia e La Torre fu arrestato e detenuto in carcere con false accuse.

Assolto e scarcerato nel 1951, si fece promotore nel 1952, come dirigente della Camera Confederale del Lavoro, della campagna contro le armi atomiche, aderendo fra i primi all’appello lanciato dal movimento internazionale per la pace.

Eletto nello stesso anno Consigliere nel Comune di Palermo, Pio La Torre iniziò la sua carriera politica, che lo portò nel 1972 al Parlamento, dove restò per tre legislature, facendo parte delle Commissioni riguardanti l’Agricoltura e Foreste e gli interventi nel Mezzogiorno, ma soprattutto della Commissione Antimafia, istituita fin dal 1962.

A La Torre si deve la proposta di legge che introduce il reato di associazione mafiosa, che non era mai stato prima riconosciuto come passibile di condanna penale. Egli aveva una grande conoscenza del fenomeno mafioso e delle sue trasformazioni, dalla mafia del latifondo, alla mafia dell’edilizia, con gli appalti pilotati e i politici conniventi, fino alla mafia imprenditrice nel traffico di droga con agganci nell’alta finanza.

Pio La Torre fu tra i primi a mettere in luce i legami tra la mafia e importanti uomini politici, di cui non ebbe paura a fare i nomi e cognomi e, quando tornò in Sicilia nel 1981, era già nel mirino della mafia, la cui strategia di intimidazione era in quel momento al massimo e già illustri rappresentanti dello Stato erano stati uccisi.

Al ritorno in Sicilia, La Torre intraprese la battaglia contro l’installazione dei missili Nato a Comiso e il successo della protesta fu enorme, ma i suoi propositi di “fare del Mediterraneo un mare di Pace” furono interrotti la mattina del 30 aprile 1982, quando fu ucciso mentre si recava in auto alla sede del suo partito.

L’impegno antimafia di Pio La Torre lo aveva condannato a morte e solo nel 2007 e solo perché uno degli esecutori materiali dell’omicidio era diventato collaboratore di giustizia si conobbero i mandanti, identificati nei boss Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Antonio Geraci. [30]