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- Via Di Mezzo -

 

Da via Provinciale a via Nazionale Sud.

La via nel Settecento si chiamava via Comune, anzi “Commune”; poi “Strada Pubblica” e il nome attuale è stato assegnato solo nella seconda metà del ’900; tuttavia, pur non contenendo nessuna informazione sull’esistenza antica del luogo, è particolarmente appropriato, perché questa strada è al centro del paese, cioè “in mezzo”, fra la chiesa del XIII secolo e le prime case, che in genere si assiepano subito attorno all’edificio sacro, costituendo così il primo nucleo dell’insediamento del borgo.

La via è dritta e collega ortogonalmente via Provinciale, cioè l’antico argine sinistro del Sandalo [6], alla via Nazionale Sud, cioè all’alzaia sinistra del Primaro, poiché qui le prime case sono state costruite a lato della chiesa, seguendone la fiancata, e non attorno ad essa, probabilmente perché nel XIII secolo la chiesa era ancora stretta fra due corsi d’acqua, che impedivano il sorgere di costruzioni attornianti.

Uno dei corsi d’acqua era il ramo di sinistra del Sandalo biforcato, forse proprio il Persico, che, venendo da Ripapersico, essendosi ristretta la foce del Sandalo, curvava proprio nei pressi della torre di guardia romana e proseguiva in direzione dei Burioni, dove si rincontrava con l’altro ramo di destra; l’altro corso d’acqua delimitante la chiesa proveniva sempre dai Burioni [21B] ed era probabilmente il canale più profondo in quest’area derivata dal prosciugamento di parte della foce del Sandalo, che sicuramente si presentava ancora molto acquitrinosa. Il canale arrivava all’inizio dell’attuale via Provinciale, scendeva rasentando l’antico argine, e curvava a destra, costeggiando l’isola rialzata della torre, su cui sarebbe sorta la chiesa, per perdersi poi nei terreni vallivi della vasta località Sabbioni; lungo questo corso a lato dell'isola sarebbero state costruite le case della futura via Di Mezzo.

Il ramo più a nord, dopo la formazione del Po di Primaro nel secolo VIII, rimase la comunicazione più diretta con Porto maggiore, dato che il ramo di destra, quello a cui rimase il nome Sandalo, allontanandosi più a ovest, non lo toccava più, e la torre di guardia costituiva una porta, cui furono assegnate nel XIII secolo funzioni doganali, per cui forse parte delle attività commerciali di Consandolo si spostarono in questo settore, proprio nel periodo in cui il Sandalo principale di destra si andava prosciugando, così il centro del paese della Piazzetta e della chiesa di San Giovanni si spostò qui, dove già sicuramente esisteva la parrocchia di San Zenone, attestata in documenti del XII secolo, con una chiesa che determinò nel 1261 la trasformazione in campanile della torre.

Poi il corso d'acqua si asciugò o forse si ritirò più a nord, visto che parte di esso sopravvive nel canale Cantarana, ma l'altro corso restò attivo e diventò lo scolo, poi chiamato Grignolo, delle case che si costruirono lungo il vecchio argine del Sandalo, appunto la parte iniziale di via Provinciale, e di quelle edificate lungo lo stesso canale a lato della Chiesa, che definiranno l'assetto dell'odierna via Di Mezzo.

Lo scolo Grignolo, venendo dall’inizio dell’attuale via Provinciale, scorreva ai piedi delle case di via Di Mezzo, quindi attraversava la via poco oltre l’abside della chiesa, passato il quale, tagliava l’orto del parroco, ora parco retrostante le vecchie scuole elementari, in direzione del viale Rimembranze, che attraversava per girare subito verso via Opera Pia, ma, dopo pochi metri, il Grignolo curvava ancora a destra e proseguiva per un breve tratto parallelamente  a via Opera Pia, per raggiungerla un po’ più avanti e costeggiarla fino quasi all’altezza del Chiesolino, dove la passava per poi tornare ancora, prima di via Casino, dall’altra parte, in via Sabbioni e seguirla finché ai Sabbioni si buttava nel condotto Passo del Sale. Il Grignolo, una fogna a cielo aperto, è stato tombato nel Novecento, anzi il tratto dietro le costruzioni dell’INA Casa all’Opera Pia solo nella seconda metà degli anni ’50. [1] e [3]

La via Di Mezzo, tramite un ponte pubblico, oltrepassava il Grignolo e le costruzioni la seguivano finché non si incontrava con l’argine del Primaro, punto in cui iniziava l’attuale via Nazionale Sud, che non era collegata con il tratto Nord, il quale arrivò fino alla via Provinciale solo nella seconda metà dell’Ottocento. Quindi chiunque volesse andare da Ferrara ad Argenta o a Ravenna doveva seguire la via ora Nazionale Nord fino alla via Provinciale, quindi scendere per un tratto di via e girare a destra in via Di Mezzo, percorrerla fino all’argine e imboccare a sinistra la via Nazionale Sud.

Per questo all’angolo tra via Di Mezzo e via Provinciale c’é ancora il triedrico cippo miliare in marmo, che sulla faccia rivolta a via Di Mezzo reca le seguenti indicazioni, complete ovviamente di frecce direzionali: “Ferrara Km 26,400”, verso via Provinciale, “Argenta Km 6,980” e “Lugo Km 33,780”, in direzione via Nazionale Sud; questo perché all’epoca per arrivare a Ravenna si doveva passare per Lugo e imboccare la via San Vitale, perché il collegamento Bastia – Alfonsine non esisteva. Sulla faccia rivolta a via Provinciale vi sono segnate la direzione per Portomaggiore, con freccia verso la stazione ferroviaria, distante Km 6,220 e la distanza di Km 26,400 per Ferrara in direzione opposta, cioè verso l’argine, perché ovviamente non esisteva la variante bis della Statale 16 e a Ferrara ci si andava solo passando per Benvignante.

In via Di Mezzo dunque furono costruite le prime case di questo “nuovo centro” e dal Catasto Carafa si può vedere che rispecchiavano le caratteristiche case basse, anche se a due piani, tutte unite fra loro a formare un unico caseggiato costeggiante la via, come se ne vedono sia a Ferrara che in molti paesi della nostra zona; questo  caseggiato, allora come ora, si estendeva per l’intero solo lato abitato di via Di Mezzo, se si esclude, dall’altra parte della strada, un solo palazzo in angolo con l’odierna via Nazionale Sud.

Questo è un edificio piuttosto antico, costruito ai piedi dell’argine del Primaro, con i caratteristici contrafforti allo zoccolo, che lo riparavano dall’acqua, rimasti fino alla recente ristrutturazione, anzi in una fiancata ancora visibili. Prima di tali interventi di restauro, dall’ingresso di via Di Mezzo, scesi alcuni gradini, di accedeva ad un androne in cui ancora campeggiava una monumentale scala a colonne del XV secolo. Il palazzo però era sicuramente antecedente al ’400, in quanto, allo sventramento dei muri esterni, sono apparse pareti più interne con finestre a bifora, più tipiche del XIII secolo, che ne comprovavano la sua anteriore esistenza, nonché i successivi lavori di ampliamento.

Anche nel lungo caseggiato, in prossimità di via Nazionale Sud, si nota un’abitazione più alta: questa; ora di multiproprietà, apparteneva ai principi Laugeri. L’ultimo erede, negli anni ’60 del secolo scorso, era ancora vivente e chiamato genericamente “ al conteśìn”. La tomba di famiglia dei Laugeri, che ne attestava il prestigio con busto e lapidi marmoree, è rimasta nel cimitero di Consandolo, a sinistra della Cappella, fino alla primavera del 2006; ne permane un’unica lapide anonima del XIX secolo, come ultimo fregio dei Laugeri. Il palazzo presenta ancora i segni di una sobria eleganza di stile ottocentesco, con le finestre incorniciate e con piccole balaustre in ferro lavorato.

Va anche ricordato che nel secondo dopoguerra i Consandolesi si riunirono in società e si autofinanziarono per costruire, circa a metà di via Di Mezzo, dove c’era sempre stato un passaggio a ponte fra le case, il teatro per proiezioni cinematografiche, perché Consandolo aveva sempre avuto il suo teatro, anche all’aperto, perso solo per i bombardamenti di guerra; ora al suo posto c’è il supermercato.