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- Via Eugenio Curiel -

 

(1912 – 1945)

 

Da via Provinciale a via A. Salvatori.

 

In posizione centrale, la breve via, piegandosi ad angolo retto, delimita,insieme a via Provinciale e via A. Salvatori, il luogo dove all’incirca sorgeva il primo palazzo Salvatori, distrutto dal fuoco nel XIX secolo, tanto che per questo venne costruita a breve distanza la villa che appartiene tuttora alla Fondazione Salvatori. [12]

Il palazzo scomparso era preesistente all’acquisto da parte dei Salvatori e sul Catasto Carafa risulta appartenere alla signora Gaetana Ruvioli Villani, la stessa proprietaria della possessione Villana.

La via vuole ricordare Eugenio Curiel, nato a Trieste l’11 dicembre 1912, ucciso a Milano il 24 febbraio 1945, fisico, capo del Fronte della Gioventù, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Di agiata famiglia ebrea, aveva dedicato allo studio l’adolescenza, conseguendo con un anno d’anticipo la licenza liceale. Di ingegno vivacissimo, aveva frequentato, per volere del padre, il primo biennio di Ingegneria a Firenze. Si era poi iscritto al Politecnico di Milano, ma lo aveva lasciato per tornare a Firenze a seguire i corsi di Fisica. Completò questi studi a Padova, laureandosi (110/110 e lode), a soli 21 anni, con una tesi sulle disintegrazioni nucleari.

Assistente del professor Laura, si diede negli anni tra il 1933 e il 1934 anche agli studi filosofici ed approdò, non senza un processo critico, al marxismo. Di qui, nel 1936, la prima presa di contatto di Curiel con il Centro estero del Partito comunista, a Parigi.

Nel 1937 il giovane intellettuale assunse la responsabilità della pagina sindacale del "Bo", ma quell’impegno nell’"attività legale" durò poco. Nel 1938 Curiel, a seguito delle leggi razziali fu sollevato dall’insegnamento e si trasferì a Milano. Qui prese contatti con il Centro interno socialista e con vari gruppi antifascisti, ma il 23 giugno del 1939 venne arrestato da agenti dell’Ovra.

Dopo qualche mese nel carcere di San Vittore, affrontò il processo e la condanna a cinque anni di confino a Ventotene. Nell’isola, dove arrivavano operai, antifascisti, garibaldini di Spagna – attraverso una sorta di "università proletaria" nella quale anche Curiel insegnò, come dimostrano gli appunti ritrovati delle sue lezioni – si formarono i quadri che organizzeranno la Resistenza.

Il 21 agosto del 1943 anche Curiel, per sofferta decisione del governo Badoglio, lasciò Ventotene. Tornò in Veneto, ritrovò vecchi amici e collaboratori, indicò loro la via della lotta armata e infine ritornò a Milano. Qui diresse, di fatto, l’Unità clandestina e la rivista comunista La nostra lotta, tenne i contatti con gli intellettuali antifascisti, promosse tra i giovani resistenti la costituzione di un’organizzazione unitaria: il "Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà".

Il mattino del 24 febbraio 1945, a due mesi dalla Liberazione, mentre si stava recando ad un appuntamento, Eugenio Curiel venne sorpreso in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini guidati da un delatore; non tentarono nemmeno di fermarlo: gli spararono una raffica quasi a bruciapelo.

Il giovane, che nella motivazione della Medaglia d’oro viene definito "Capo ideale e glorioso esempio a tutta la gioventù italiana", si rialzò, si rifugiò a fatica in un portone, ma qui fu raggiunto e finito dai fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna sparse dei garofani.