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- Via del Chiesolino -

 

Da Via D. Merlanti a via Sabbioni.

L’area della nuova lottizzazione, tra via Opera Pia e via G. Manini, si estende tutta alle spalle del piccolo edificio che per i Consandolesi è sempre stato “al cisulìn dla Pàra Pìa”; l’intestazione di questa via, riportando gli elementi di toponomastica locale, diventa il documento che attesterà sempre l’esistenza qui della chiesetta.

Il 22 novembre 2007 il gruppo Soelia s.p.a. acquistò dalla signora erede Manini l’area della lottizzazione su cui insisteva il “manufatto ad uso oratorio per scopi religiosi”, appunto il chiesolino, su cui in seguito ha operato un intervento di restauro che lo ha senz’altro salvato dalla fatiscenza.

In precedenza il chiesolino apparteneva all’ing. Giorgio Manini, scomparso nello stesso 2007, che ne era il proprietario per eredità di famiglia, in quanto i Manini avevano acquistato, tra fine ’700 e inizio ’800, la maggior parte del terreno, fra attuale via Opera Pia – via Sabbioni e su, fin quasi a metà via Gresolo, di proprietà della secentesca Eredità Vandini, terra lasciata a Consandolo perché si compissero opere pie.

Fu così che con l’Eredità, amministrata anche dalla Curia di Ravenna, nell’area tra via Sabbioni e  via Nazionale Sud, ai bordi della strada, che per fortuna si chiama “Opera Pia”, così da perpetuare il ricordo di questo lascito, sorsero gli edifici per i poveri, formando il rione ancora nominato “pòvra”, alcuni dei quali ormai in rovina.

Alcune difficoltà di gestione dell’Ente di Beneficenza hanno condotto alla vendita dei terreni già un secolo dopo e in seguito anche degli edifici pertinenti agli Istituti Religiosi, come il convento, che fu trasformato in granaio, e il chiesolino, che però risulta ancora di proprietà dell’Opera Pia Vandini sia nel Catasto Napoleonico (1808 – 1809), sia in quello Gregoriano (1835), sia nella mappa catastale del 1870 circa.

Nel Catasto Napoleonico lo si vede qualificato come “Capitello”, che in genere erano tabernacoli contenenti immagini sacre posti su colonne, e per questo chiamati capitelli, erette in particolari luoghi, quali i crocevia, come al Trebbo, gli argini, per prevenire le rotte, o i campi, per favorirne la fertilità. È un uso antichissimo, risalente addirittura al periodo neolitico, e si chiamavano erme nell’età greco – romana, per via del busto del dio Ermes, anche protettore dei raccolti [11].

In seguito la nascita dei capitelli è stata favorita anche dalla lontananza della chiesa parrocchiale e spesso venivano eretti in seguito ad uno scampato pericolo o per un voto. Il capitello diviene la piccola chiesa della contrada ed ha la funzione di proteggere i suoi abitanti: piccola cellula vitale della chiesa madre, prezioso punto di riferimento per la vita spirituale, luogo di sosta e di preghiera aperto a tutti e da tutti rispettato.

Nel caso del chiesolino dunque, o si è trasformato un precedente capitello in chiesetta oppure è stata appositamente eretta nel ’600, quale ricordo e ringraziamento per il lascito di beneficenza. È strutturalmente del XVII secolo, modanato e impreziosito da affreschi, con un piccolo ed elegante altare; fu dedicato al culto e alla venerazione della Santissima Vergine Maria e, benché di proprietà privata all’incirca da un secolo e mezzo, è sempre stato consacrato, come lo è  tuttora, e vi sono sempre state celebrate le funzioni religiose, compresi i matrimoni.