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- Strada Cà Bianca -

 

Da via Trebbo al confine con Portomaggiore.

La strada non è che il proseguimento di via Trebbo e questo corso, pressoché rettilineo, continua nel territorio di Ripapersico, anche se al limitare del confine con il Comune di Portomaggiore prende il nome di via Frassino.

È infatti una diversa nomenclatura di un’unica via, praticata da molti secoli, perché sorta sull’argine destro dell’antico Sandalo, che da Portomaggiore si riversava nella Padusa a Consandolo con una tale portata d’acqua da forzare ogni ostruzione, mantenendo così un alveo piuttosto rettilineo. [6]

Il tratto chiamato Ca’ Bianca prende il nome dal podere Ca’ Bianca, in cui “bianca” non era la casa, che ne ha però desunto la qualifica, bensì la Braglia. Nel Catasto Carafa (1770) infatti la situazione del fondo nel XVIII secolo è dettagliatamente descritta: Bianca era una braglia della possessione Calcagnina, di proprietà del marchese Teofilo Calcagnini, signore della Delizia di Benvignante.

La Calcagnina infatti, che dal Marchese prende il nome, era suddivisa in cinque Braglie: la Pioppa, la Braglia dei Sentieri, la Biele (Biola, Betulla ?), la Braglia di Cantaloco e la Braglia Bianca. Fra queste l’unica braglia identificabile è proprio la Bianca, che ancora esiste con lo stesso nome; sovrapponendo però la mappatura settecentesca a quella attuale, sono ancora riconoscibili altri quattro fondi ben definiti, che però si denominano in altro modo e cioè, partendo da Ca’ Bianca e seguendo le rispettive adiacenze, Colombara, già con questo nome nel Catasto Gregoriano (1835), Colombarola, chiamata Castalderia del Ponte sul Catasto Napoleonico (1809) e Calcagnina sul Gregoriano, Calcagnina, così sul Napoleonico e sul Gregoriano, e, staccata verso est, l’attuale possessione Stazione, che, come la maggior parte delle proprietà dei Calcagnini, è stata rilevata nel XIX secolo dai conti Gulinelli.

Non vi sono elementi certi per associare gli odierni poderi agli antichi nomi, ma si può comunque sottolineare che il ponte sul canale Benvignante, che separa la Calcagnina dalla Colombarola, esisteva anche nel ’700 e si chiamava ponte Calcagnini e che la Calcagnina di adesso era collegata alla via Provinciale da uno stradello perfettamente rettilineo, che passava dritto dove ora c’é la stazione e che, interrotto solo dai binari e dall’edificio stesso della stazione, è esistito identico fino al 2007, distrutto per far posto ad un unico terreno ininterrotto di seminativo.

All’epoca era di sola proprietà dei Calcagnini, perché la possessione si estendeva a sud fino al confine con la Mensa, ma era “strada Consurtiva già Calcagnina” nel Catasto Gregoriano del 1835, evidentemente a seguito di vendita di frazioni di terreno; i Consandolesi l’hanno sempre chiamato “Stradón dlà Calcagnìna”.

Quanto al nome “Bianca”, non è facile risalirne alla motivazione, è certo che il termine si ritrova frequentemente e nei siti più disparati, tanto che l’unico elemento che li accomuna è proprio il loro essere braglie. Ovviamente il primo significato che viene alla mente è quello del colore, cioè che esistessero ad esempio appezzamenti di terra più chiara rispetto ad altri, ma proprio questa evidenza può ingannare, poiché il termine potrebbe essere la traduzione semplificata del più antico “Alba”, sicuramente documentato quale attributo di braglia, che potrebbe sì derivare da “albus” (chiaro – bianco), ma anche da un preindoeuropeo *alb, che significa altura, rilievo.

Questo potrebbe anche non essere in contraddizione col fatto che braglia indica un’area bassa, in quanto l’aggettivo potrebbe aver semplicemente individuato braglie che si distinguevano dalle altre, proprio per essere in posizione più rilevata.