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- Via Belvedere -

 

 

Da via Nazionale Nord (chiusa)

Belvedere è il nome tipico delle abitazioni ragguardevoli costruite nella nostra zona lungo corsi d’acqua, in genere prossime agli argini, in posizione sopraelevata, che consentiva di spaziare con la vista su un vasto panorama.

Il Belvedere di Consandolo lo è per eccellenza, sorto parecchi secoli fa con fronte sul Po di Primaro, sotto il suo argine sinistro, molto più basso dell’attuale, che permetteva la vista sulla Padusa, da cui il Primaro era separato da un argine tanto irrilevante, da consentire all’acqua, durante le piene, di mescolarsi con le valli. [6]

La posizione del Belvedere però non era solo amena, bensì anche strategica, perché alle sue spalle correva la Strada Romana, che, dall’altezza dell’attuale idrovora di Benvignante, costituiva l’argine destro del Sandalo, che si immetteva nel Po con un estuario che andava dall’odierno borgo Paglia alla Piazzetta; dal Belvedere dunque si poteva controllare sia il Sandalo che il Primaro.

La situazione è ben visibile ancora sul Catasto Carafa, dove è evidente che ancora alla fine del ’700, benché il Sandalo non fosse più attivo ormai da quattrocento anni, la sua foce era uno spazio libero, un orto del sig. marchese Riva, senza l’attuale argine che dalla rampa del Belvedere va alla Piazzetta. Da questo dato si apprende anche che il borgo Paglia non può essere nato prima dell’800, ma resta oscura l’origine del nome, che essendo recente, non può significare altro che “Pàja”, per cui o vi era un pagliaio nell’orto o si è persa l’originaria analogia che ha prodotto il termine.

Il palazzo del Belvedere in quell’epoca aveva già due proprietari: una porzione ridotta di casa con orto, verso Consandolo, che apparteneva alla signora Anna Rubini, mentre l’altra parte, con un’area più vasta di seminativo e frutteto, era del conte Gnoli dal Finale, di cui era “usuario” (usufruttuario) il sig. Giuseppe Antonelli, che aveva cioè il diritto di godere dei frutti della proprietà col solo dovere delle spese e cura di conservazione e manutenzione. Lo stesso usufruiva anche delle altre proprietà del conte Gnoli e cioè della possessione Gorgo in via Celese, di una parte della possessione Gresolo, pressoché adiacente a Casa delle Bisce e di una estensione di terra piuttosto ampia dalla parte terminale di via Gresolo, lungo la fossa Sabbiosola, fino al ponte che immette a Strada Gresolo (verso Bandissolo), che si chiama infatti ponte Gnoli.

L’edificio rettangolare del Belvedere, prolungato dalle due adiacenze, una più bassa dell’altra, dei rustici, è strutturalmente ancora integro, ma degli antichi decori rimangono solo le modanature in laterizio sotto gli spioventi del tetto, in quanto i ripetuti interventi di rifacimento e la frammentazione della proprietà, lo hanno radicalmente modificato, non ultimo il capovolgimento del fronte.

L’originale facciata era infatti rivolta al fiume e l’unico accesso era dall’unica via esistente, cioè l’argine, in cui è ancora funzionante la rampa, ma la trasformazione in via principale dello stradello che, dall’odierno borgo Paglia, immetteva nel cortile posteriore della casa, ha cambiato i fronti dell’edificio e quello che era il giardino anteriore si è riempito di retrostanti bassocomodi.

La via, diventata Belvedere da circa quindici anni e che prima seguiva la numerazione di via Nazionale Nord, consentiva comunque l’ingresso anche alle altre case che già da secoli erano sorte fra il Belvedere e la rampa d’accesso all’argine, originata dall’argine destro del Sandalo; queste abitazioni, due dal lato del Belvedere e tre dal lato borgo Paglia, hanno originato il borgo Belvedere.