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- Strada Arginale -

 

Da via cavo Spina a Strada del Trombone.

 

 

È il tratto di argine sinistro del Po di Primaro, dall’altezza di via Provinciale a quella di via Trebbo; corrisponde cioè, con la sua ampiezza di 1.300 metri circa alla foce del Sandalo Romano, quando questo argine non esisteva e le acque si gettavano vorticose nella Padusa, scavando tanto in profondità, che la zona sul Catasto Napoleonico (1809) è ancora chiamata “Fossa di Consandolo”. [6]

In questa fossa al di là del Po di Primaro, bonificata completamente solo nel ’900, in un’area già prosciugata fin dal Settecento e in corrispondenza di questa strada sorge la possessione Canova, “nuova” forse proprio perché queste terre non sono abitate da lungo tempo; la sua costruzione originaria tuttavia era probabilmente connessa al Trombone, in quanto si ricorda il suo pozzo, che identico a quello del Palazzo, era una “późa”, cioè quadrangolare, piuttosto ampio e dal basso parapetto in mattoni a vista.

Certamente più antiche e di rilevante interesse sono le due case situate alla sinistra dell’argine, lì costruite da secoli, sicuramente esistenti nel ’700 e che tuttora hanno l’unico accesso dall’argine, tramite rampa privata. Una, più vicina al Belvedere, si chiama “Cunźiéra”, perché probabilmente vi era un laboratorio di concia delle pelli.

Nel ’700 apparteneva ai principi Pii, proprietari della possessione Molinellina, ed è interessante che fosse stata data in usufrutto, con l’intero podere, ad una donna, alla signora Gesualda Maraldi, la quale si era già acquistata, al di là del Sandalo, una striscia di terreno, su cui oggi sorge il cimitero, comprensiva anche dell’angolo che formano i due argini del Sandalo e dell’odierno canale Cantarana [1].

L’altra casa, più vicina alla rampa del Frassino, oggi strada del Trombone, nel ’700 di proprietà dei fratelli Stegnani o Stegani [1], è detta della “Madunìna”, forse proprio per l’antefissa Madonnina sopra la porta, uso tra l’altro frequente nelle case coloniche. La tradizione orale vuole che questa fosse la casa del guardiano del fiume, con riferimento ovviamente al Po di Primaro; a convalidare questa tradizione sono la vetustà della casa e soprattutto la sua posizione, poco oltre l’ansa del fiume, che, dopo il tratto dal Morgone ad andamento sud-nord, riprende il suo corso in direzione est.