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Ugo Malagù – Guida del Ferrarese - 1982

 

 

 

Si esce da Argenta, verso Ferrara, e per la strada Adriatica (sta­tale n. 16) si arriva alla frazione dì

CONSANDOLO

 

Km. 28 da Ferrara (km. 6,7 da Argenta); alt. m. 4; abitanti 2.969; posta; telegrafo; telefono; banca; parrocchia; diocesi di Ravenna; medico; farmacia; carabinieri; energia elettrica 125 e 220 volt; autocorriera per Anita, Argenta, Ferrara; ferrovia Portomaggiore - Bologna.

Magazzino del Consorzio agrario provinciale per una capacità di 15mila quintali di prodotti agricoli.

In tempi molto antichi era formato di povere capanne riunite a gruppi su correggi emergenti dalle sponde del Po di Primaro e del Sandalo, dove i due fiumi si univano per poi disperdersi in­sieme. Il nome di Consandolo deriva — secondo l'opinione corrente degli storici — dal « Capite Sandali » ossia « Capo terminale del Sandalo », che ivi si immetteva nel Po di Argenta. I primi abitanti erano non solo pescatori ma anche navigatori flu­viali abili e numerosi. Il paese è ricordato nel 970 nel placito di Eccicone. Nel 1199, stipulandosi un accordo tra Argentani e Ravennati, fu riconosciuto sotto la giurisdizione del comitato di Argenta; nel 127Q passò con tutta la Visconteria di Argenta sotto la protezione di Obizzo d'Este. E' considerato con particolare riguardo dagli Statuta Ferrariae del 1287. Per la difesa di Consandolo sorse, come era avvenuto alla Bastia, ad Argenta e lungo tutto il Po di Primaro, una torre di osservazione e di controllo di cui si ha memoria sin dal X sec. Quella torre di scolta dopo mille anni è ancora in piedi, nella mutata funzione di campanile. Ora le sue campane suonano solo per le tranquille ricorrenze religiose perché sono finite da secoli le guerre fratricide dell'Esarca di Ravenna contro Azzo VI d'Este, concluse da un patto di alleanza nel 1207, stipulato proprio dentro la chiesa di Consandolo dedicata a S. Zenone. Ferrara aiutò a indirizzare l'opera di bonifica, prescrivendo negli stessi Statuti del 1287 che le chiaviche e le paratoie di Consandolo fossero conservate mediante una regolare manutenzione. Più tardi però nessuno ricordò quei patti che includevano la dedizione agli Estensi. Così, al primo cenno di ribellione, in una sanguinosa battaglia avvenuta nel 1333 i consandolesi furono vinti e sopraffatti dentro il fortilizio della Stellata, da allora mai più risorto.

Dopo tale episodio gli Estensi fecero sentire in tutti i campi il loro predominio e Nicolo III, fece innalzare, proprio in paese, una sua « delizia ». Questa al dire di Flavio Biondo — era « molto sontuosa, magnifica et ornatissima opera ». Farà parlare di sé quale centro d'arte e per aver accolto nei suoi vagabondaggi da una villa all'altra, Parisina, moglie infedele di Nicolo III, decapitata insieme al figliastro Ugo nel 1425. L'avevano decorata lo scultore Antonio di Gregorio; il pittore Andrea Costa da Vicenza; Gherardo Costa figlio di Andrea; Bernardino Marsigli; Matteo Serrati, monaco e miniatore di libri corali. Non era molto ampia e,sovente, per i numerosi illustri ospiti, vi fu ristrettezza di camere e di letti. A questo proposito abbiamo una notizia riferita dal Canigiani, ambasciatore di Firenze presso la corte di Ferrara, propenso abitualmente a rilevare •— da toscano che non perdona — le insufficienze della corte: « la eccellentissima madonna Eleonora che aveva destinate le nozze della Ginevra Semenza per Carnevale, sabato sera a Consandolo, fu sopraggiunta per la sua comitiva da ristrettezze di camere e di letti e la messa (sic) a dormire col Silvestri non ancora suo consorte, così privatamente... ».

Ormai della sontuosa dimora è rimasta solo un'ampia letteratu­ra, con particolare riguardo a Renata di Francia, che dal 1540 ne godeva la libera proprietà, avendola ricevuta in regalo dal marito. Renata — scrive il Frizzi — a Consandolo « cangiò stanza ma non il cuore » e cominciava a farsi degli alunni nella religione calvinista.

Non ci sono prove sicure di ciò. Comunque, al principio di questo secolo vivevano a Consandolo due o tre famiglie di ottimi cittadini professanti il credo protestante, delle quali l'ultima discendente è una gentile signora ancora vivente (1963). Alla fine della loro permanenza a Ferrara, gli Estensi pare avessero a Consandolo solo una « beccaria et hostaria », com'è segnato nell'inventario dei beni di Alfonso II nel 1598. La « delizia » estense, vuole la tradizione locale corrisponda all'attuale caseggiato detto « il Conventone », che i vecchi dicono ricostruito dopo essere crollato o fatto crollare alla metà del secolo passato per scoprirvi un ipotetico tesoro. Nel 1925, annota il Tallandini, dietro la locanda Zimira, in piazza, si vedevano alcuni ruderi sormontati dallo stemma estense, e la base cordonata in marmo, ultimo frammento del palazzo ducale.

Al limite del paese, sulla strada verso Portomaggiore, si nota a sinistra la bella casa neoclassica di proprietà dell'aw. Vincenzo Salvatori di nobile famiglia ferrarese, adorna di busti in cotto, dentro profonde nicchie incassate nel muro della facciata.. Altra ricercatezza georgica si nota nel fondo Trombona, doVe un lungo viale guardato da statue in marmo in duplice filare conduce alla casa e staglia le schiere quadrate degli alberi da frutto. Nel 1867 era proprietà dei marchesi Costabili e vi fioriva un rinomato allevamento di cavalli da corsa, in quell'anno visitato da Vittorio Emanuele II giunto in carrozza da Bologna. Verso Ripapersico, si nota la villa già Costabili, del sec. XVI, sormontata da grandi camini e finti merli agli angoli del tetto. Nel catasto del 1834, col n. 1437, era dei Cavalieri; ora, mal ridotta, è dei Guriolo e Alberti. Perfezionati gli scoli, le coltivazioni specializzate dei campi si sono intensificate e ben può dirsi che esplodono per un « humus » fertilissimo. Quando nell'ultima domenica di settembre si festeggia il patrono del paese, S. Zenone, e nella bella chiesa (pregevole il suo pulpito in noce, proveniente nel 1796 dalla chiesa degli Angeli di Ferrara) nella vasta piazza e nelle vie di Consandolo si spande il profumo inconfondibile delle mele fino a raggiungere le case più lontane, fino a investire i cinque frigoriferi giganti, le fabbriche di marmellate, i cento trattori, le innumerevoli altre macchine che solcano in tutti i sensi questo aureo angolo della provincia. Nel 1676 Consandolo contava 1685 abitanti.