Indietro

Homepage

- Renata di Francia -             

Renata ed Ercole

I magnici figli” di Renata ed Ercole, che seppero recitare i versi latini di Terenzio davanti al papa Paolo III (1), in visita a Ferrara nel 1543, nacquero tutti e cinque in sette anni: Anna il 16 novembre 1531, tenuta a battesimo da Francesco Guicciardini a nome del papa Clemente VII, la quale nel 1548 sposerà il potente duca cattolico Francesco di Guisa, Vicerè della Savoia; Alfonso il 22 novembre 1533, che ebbe come padrino il re di Francia Francesco I e che nel 1559 succederà al padre nel ducato; Lucrezia il 16 dicembre 1535, che diverrà Duchessa d’Urbino; Eleonora o Leonora il 19 giugno 1537 e Luigi il 25 dicembre 1538, che, per sorte consueta ai figli cadetti, sarà Vescovo di Ferrara a soli 14 anni e Cardinale a 22 anni (2).

Renata di Francia  
 

Queste nascite costituirono momenti altamente significativi nella vita coniugale, le cui vicende durante i 31 anni di matrimonio contraddistinsero la politica stessa del Duca. Ercole ricopriva un ruolo delicato nell’equilibrio alquanto precario degli Stati europei: cognato del re di Francia, era nel contempo sia feudatario dell’imperatore (avverso alla Francia) a Modena e Reggio, sia della Chiesa a Ferrara, legata alle mutevoli alleanze della Lega Santa (2 - 3).

Ercole II d’Este.

 

Il Duca perciò ricorse a tattiche sottilmente diplomatiche per non incorrere in guerre che sapeva devastanti per uno Stato piccolo e suddito. Certo il più e il meglio del suo lavoro diplomatico lo riservò ai rapporti con la moglie, soprattutto in ordine alle conseguenze determinate dalla condotta di lei sul piano politico e religioso (3).

Renata infatti sostenne sempre gli interessi della Francia, rendendo arduo l’impegno di Ercole con l’imperatore e in campo religioso tenne accesa l’ostilità contro il cattolicesimo papale, schierandosi dalla parte dei novatori in uno Stato suddito della Chiesa (3). Tentare di mantenere l’equilibrio fu difficile per Ercole, perché appare chiaro che in lui vi era anche un sentito desiderio di compiacere la moglie, che indubbiamente amava.

La vita matrimoniale fu inquieta, intessuta di schermaglie, scontri, riappacificazioni e intime vicende sentimentali, dovute anche alle avventure amorose di Ercole. Nella prima giovinezza dalla relazione con Diana Trotti gli erano nati due figli, Cesare e Lucrezia, e nel 1537 scoppiò lo scandalo della sua passione corrisposta per Maria di Noyant, damigella francese del seguito di Renata e moglie di Alfonso Calcagnini Conte di Fusignano.

Fu però Ercole ad essere geloso di Renata, avendo intercettato la lunga e appassionata lettera inviata da lei al suo cavaliere d’onore, momentaneamente in missione in Francia, il conte Antonio di Pons, marito tra l’altro di Anna, figlia di Madame Soubise (3).

La missiva confidenziale e nostalgica era compromettente: la Principessa si sentiva sola senza di lui, che solo le dava gioia, il marito la trascurava e le impediva un viaggio in Francia. Ercole si sentì ferito e non sempre agì con metodi corretti, ordinando ad esempio una perquisizione nell’appartamento di Renata, con rottura delle serrature e scasso di mobili, o facendosi consegnare da lei i gioielli, che poi rifiutò di restituire (3).

Eppure, nonostante tutto, fra i due non si perse l’accordo né, in un certo senso la complicità. Quando nel 1537 Renata si trasferì nel palazzo San Francesco del cognato cardinal Ippolito II d’Este, partito per la Francia, non fu per un allontanamento dal castello, che continuerà a frequentare, bensì per sua scelta e non certo perché, a suo dire,

quei soffitti a volta le cagionavano forti emicranie”, ma per essere libera di praticare il credo come meglio volesse e di ospitare chiunque senza troppo oltraggiare la Corte. Ercole non poteva non essere d’accordo, poiché così salvaguardava l’apparenza, tanto importante per la sua sudditanza alla Chiesa.

Anche il dono della Delizia di Consandolo nel 1540 non fu per esiliarla, ma per assecondarla, per darle la possibilità di svolgere le sue attività in modo più discreto. Renata poté sempre viaggiare: da Ferrara, a Consandolo, ad Argenta, a Copparo, a Belriguardo, a Comacchio (1-3-6), a Stellata di Bondeno (7); il suo esilio è passato alla storia solo per la propaganda estense di fedeltà al cattolicesimo.

Persino i fatti del 1554 sembrano frutto di un privato accordo tra gli sposi, soprattutto gli avvenimenti di settembre: la reclusione di Renata al castello e la chiusura nel convento del Corpus Domini delle figlie Lucrezia e Leonora, la seguente conversione al Pelletier il 23 settembre, cui seguì l’immediata restituzione delle figlie il giorno dopo, sembrano più atti formali nei confronti dei Gesuiti, che sentiti obblighi morali. La susseguente restituzione del palazzo San Francesco, la libertà di ritornare a Consandolo e il non tornar più sull’argomento da parte di Ercole (2) dimostrano quanto egli fosse consapevole che le recriminazioni di Renata dipendevano dal non aver consentito che ella vivesse “lutherana, ma haverla forciata di ritornare alla fede cattolica”, che non sentiva sua (3).

Le lettere private fra i due sposi sono tutte improntate a gentilezza, bontà e comprensione, nulla appare di quanto avveniva pubblicamente (3) e che l’amore sia stato sincero lo conferma la lettera datata 25 giugno 1548: Renata era a Consandolo ed aveva la febbre,  così Ercole aveva immediatamente inviato Battistino Strozzi, già Governatore di Reggio, perché si sincerasse della sua salute, sulla quale subito egli scrisse per rassicurarlo: segno evidente della preoccupazione del Duca (8).

Quando, dopo una breve malattia di otto giorni, Ercole morì il 3 ottobre 1559, il dolore di Renata fu senz’altro sentito e curò gli onori funebri in ogni religioso particolare, nel rispetto della fede e del ruolo di lui, che venne sepolto al Corpus Domini in sua presenza.

Con debito testamento il Duca le aveva lasciato l’usufrutto del palazzo e della metà della tenuta di Belriguardo, pur con la clausola che vivesse da cattolica, aveva anche alzato il valore della dote per le figlie e intestato a Luigi il palazzo Diamanti, con un apposito lascito per terminarlo (2).

Alla morte di Ercole, il figlio ed erede Alfonso si trovava in Francia fin dall’anno precedente insieme al fratello Luigi, così Renata resse per lui lo Stato, facendo nel contempo fortificare Modena. Alfonso arrivò il 20 novembre all’isola di Belvedere, dove si incontrò privatamente con la madre e fu insignito Duca il 26 novembre, ma solo nel maggio dell’anno seguente, quando Alfonso si recò a Roma ad omaggiare da vassallo il nuovo papa Pio IV, che si lamentò delle pratiche eretiche di Renata, egli le chiese di cambiar fede o di lasciare lo Stato.

 

Renata, per non procurare disagio al figlio, consapevole di voler essere coerente con se stessa non professando ipocritamente un credo che non condivideva, scelse la libertà, pur nella disperazione di lasciare le figlie, e si ritirò in Francia (2).

Il 2 settembre 1560 partì da Ferrara  con un seguito di 300 persone, più del doppio di quante l’avevano scortata all’arrivo, accompagnata per buon tratto dal figlio Luigi e dispiacque ai “poveri la partenza di questa lor grande benefattrice”, dispiacque soprattutto ai suoi numerosi protetti, perché, si diceva, vera regina, “non aveva pari nella liberalità(2).

Si ritirò nel suo castello di Montargis, presso Grenoble, che divenne una roccaforte degli ugonotti, e qui morì il 15 giugno 1575; fu sepolta a lumi spenti e a Ferrara, dove la notizia giunse il 2 luglio, la Corte prese il lutto, ma, per la sua professione di fede protestante, non si celebrò alcun funerale (2).

Girolamo da Carpi, Alfonso II d’Este, Madrid, Museo del Prado.