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- Renata di Francia -             

La Delizia dal 1594 al 1597

Nel 1594
pare che nessun castaldo reggesse la Delizia, tanto che l’amministrazione fu tenuta da “Orazio Cechini”, fattore a Monestirolo, della famiglia dei Cecchini, già a servizio di Alfonso d’Este. Egli si occupò della spesa che si sostenne in quell’anno in occasione della sosta a Consandolo di Ferdinando Sanseverino, conte di Saponara in Sicilia, mentre si recava da Ferrara a Bologna. I principi Sanseverino di Napoli, già familiari degli Estensi, si unirono a loro in parentela per aver Alberico d’Ugo Sanseverino sposato Bianca di Sigismondo d’Este.
Nello stesso 1594, sempre ricevuto dal Cecchini, arrivò a Consandolo l’ingegnere Marcantonio Pasi, il famoso architetto e cartografo, presente a Belriguardo fin dal 1567 e artefice in gran parte del maestoso progetto di Mesola, voluto da Alfonso II. Nel 1596 la Delizia fu affittata, forse perché dal 1595 era cambiato lo status di Cesare. Al cugino Cesare d’Este erano sempre andate le simpatie del duca Alfonso II, che, disperando ormai di avere figli propri, aveva tentato, fin dal 1591, di ottenerne l’investitura dal Papa quale suo successore, contro la Bolla di Pio V sulla esclusiva ereditarietà di Ferrara da parte dei figli maschi legittimi. Il papa Gregorio XIV, che era stato favorevole al proposito, morì però prima di ratificare l’accordo, che il successore Innocenzo IX decisamente contrastò; con la morte anche di questo Pontefice nello stesso 1591 le speranze di Alfonso II si riaccesero, per la salita al soglio pontificio di Clemente VIII, un Aldobrandini nato a Ferrara, che il Duca auspicava favorevole agli Estensi, ma il 14 febbraio 1592 Clemente VIII confermò la Bolla e Alfonso II si rassegnò, inviando proprio Cesare a riverirlo in nome suo (2).
Nel 1594 il Duca arrivò a sborsare 300.000 scudi e forse più all’imperatore Rodolfo per ottenere l’investitura di Modena e Reggio nelle mani di una persona di sua scelta
(2-25) e il 17 luglio 1595 Alfonso II dettò le sue disposizioni testamentarie, nominando il cugino Cesare d’Este suo successore ed erede. Il trentatreenne Cesare, già padre allora di cinque figli (gli altri cinque nacquero a Modena) venne corteggiato ed adulato dalla città più del dovuto, tanto che lo stesso Alfonso II, pur prediligendolo, in settembre gli impose di comparire in pubblico in forma più dimessa e accompagnato da non più di tre gentiluomini scelti dal Duca.
Può darsi dunque che questo nuovo ruolo sociale richiamasse Cesare lontano da Consandolo e che per tale motivo la Delizia sia stata affittata nel 1596. Fu affittata a messer Francesco Gallina per annuali scudi 100 da 76 soldi l’uno, importo equivalente a circa 66.000 euro odierni,  riscuotibili per il complesso di Consandolo che allora comprendeva “un palazzo con orti, brogli e giardini, accomodato di stalle (scuderie), caneve (cantine), stanze da fattore, da ortolano e con ogni altra cosa necessaria e se ne cava vino, fieno, legne, frutti ed altre cose simile dalli orti, broglij e giardini d’esso luoco”. Francesco Gallina fu però in quell’anno nominato fattore in carpigiana ed iniziò la locazione solo nel seguente 1597.
I Gallina o Gallini erano passati nel ferrarese da Finale Emilia, dove ancora a metà ‘500 erano fattori dei Beni Estensi (26). A Consandolo possedevano terre, tanto che Bartolomeo Gallini, morto nell’anno 1600, lasciò la possessione dell’Omo Morto, al confine con Ripapersico, in eredità alla parrocchia di S. Zenone di Consandolo (27).
A governare la Delizia al primo gennaio 1598 era Luigi Peri, evidentemente figlio, o comunque erede, di Ercole Peri, che era ancora presente nel 1590. Forse dopo una parentesi in cui la fattoreria era stata tenuta nel 1592 dal Bosio e nel 1594 dal Cecchini di Monestirolo, Luigi Peri subentrò nella castalderia e seguitò ad amministrare il palazzo di Cesare d’Este anche dopo che era stato affittato al Gallina (9).
Dunque quali castaldi o fattori o governatori della Delizia, fra il 1561 e il 1598 si susseguirono Michele, Ercole e Luigi Peri, a conferma dell’ereditarietà del mestiere di famiglia, usanza comune allora in pressoché tutti i mestieri e professioni e forse non ancora del tutto scomparsa.
I de Pero o de Pere o di Pero o Peri o Perri furono possidenti terrieri a Consandolo fra ‘500 e ‘600; si ricorda Giovanni Battista Perri, che nel testamento del 1649 lasciò disposizioni perché fossero celebrate messe per la sua anima, legando a tale scopo il terreno in Gresolo che andò in eredità a Giambattista Maraldi. I coevi Don Giulio e Cristoforo Perri possedevano La Costantinadi là da Po” e I Sentieri “di qua da Po” a Boccalone, sempre in area Gresolo, terreni passati poi ai Sinibaldi, ed anche Giuseppe Perri, Antonio Francesco Perri col figlio Agostino e Giovanni Aloiso insieme al figlio Domenico erano possidenti a Consandolo. Non vi era però più nessun Perri presente qui nella seconda metà del Settecento.