Indietro

Homepage

- Renata di Francia -             

La Corte di Renata

La Corte francofona di Renata, pur partecipando a feste, banchetti e “molte alegreze” comuni, fin da principio fece parte a sé, come un’altra Corte parallela, quasi alternativa a quella degli Este, guidata dalla Principessa, che, sotto la fragile apparenza, malaticcia e non certo fiorente, aveva uno “spirito tutto di fuoco” e una notevole cultura (1) .

Le sue dame non erano da meno, belle, intelligenti e “care”, tanto che il denaro elargito dalla Principessa alla sua Corte ammontava a più del doppio dei proventi derivanti dai possedimenti francesi. Anzi nel Compendio del Messisbugo del 1548, riguardante le provvigioni per il solo vitto, risulta che la Corte di Renata costava all’anno £ 33.500, contro le £ 27.337 della “Tavola del Duca(5). Tale lusso incontrava comunque l’ammirazione del cardinale Ippolito d’Este, fratello del Duca, raffinato e filofrancese (1).

Era in effetti una Corte francese trapiantata a Ferrara: il fasto era imponente e su tutti esercitava il suo potere Madame de Soubise, vera “emminenza grigia” al servizio della Francia. Anche nel vestire Renata e la sua Corte si distinguevano dalle altre dame, per la loro eleganza “alla francese”, a cui Renée era tornata, dopo aver inizialmente cercato di adeguarsi alla moda italiana, soprattutto per sottolineare la sua indipendenza e la sua regalità: le maniche a pieghe increspate, la cuffia d’oro che raccoglieva i capelli costituivano un’affermazione di nazionalismo francese, tanto più esasperato quanto più osteggiato dagli Este, che non intendevano tollerare in casa loro gli evidenti simboli dell’ingerenza francese (1-3).

Renata però non cedette mai e il primo novembre 1534, all’incoronazione di Ercole (Alfonso I era morto il 31 ottobre), apparve alla finestra tutta vestita d’oro, con larghe maniche foderate di ricchissimi zibellini, adornata di grossissime perle e altre incomparabili gioie, apparendo “quale un chiarissimo sole fra le lucide e fiammeggianti stelle, fra tante altre sue bellissime damigelle”. Per questo migliaia di lire venivano spese in preziosi tessuti e un solo vestito poteva costare due volte e mezzo lo stipendio annuo di un segretario, quale ad esempio Bernardo Tasso, che all’anno percepiva 100 lire (1).

Ma al di là delle considerazioni di carattere economico, la Corte di Renata conobbe anni di grande splendore culturale. L’ambiente francofono, particolarmente aperto agli spiriti più eletti e inquieti, favorì infatti l’arrivo di intellettuali, spesso perseguitati in Francia per le loro idee religiose o provenienti dalla Corte di Margherita di Navarra: artisti, musicisti, cantori, incisori, stampatori, arazzieri, gioiellieri, scrittori, traduttori e poeti, come il “Principe dei Poeti Francesi”, Clément Marot, i cui versi offrono un’immagine della Corte di Renata ben diversa da “quella congrega di bigotte intriganti e di eretici”, dipinta dalla propaganda clericale (1). I poeti anzi furono un’attrazione e in Europa divennero famose le gare poetiche e le rappresentazioni teatrali, spesso tenute al Boschetto della Delizia dell’isola di Belvedere sul Po a Ferrara, luogo divenuto simbolo della Corte stessa (1).

Attirati da quel fervore culturale e dalla fama dello Studio, arrivarono a Ferrara numerosi studenti stranieri, che apportarono nuovo vigore all’Università. Ferrara diventò quindi un centro di irradiazione di poetica e di pensiero e la Corte di Renata ne costituì il fulcro, con le sue dame e damigelle “ornate di scienza e virtù”, arricchito anche da altre presenze femminili che, col passare degli anni, ne fecero non solo un rifugio sicuro per i luterani banditi dalla Francia, ma anche un centro di cultura dove le femmine studiose regnavano sovrane, a partire dalla Duchessa stessa e dalle sue coltissime figlie, Anna, Lucrezia e Leonora, la cui educazione fu un capolavoro della madre, “nudride, come…belle piante” dirà il Tasso (1).

 

Casella di testo: Ferrara, Palazzo Paradiso. 

 

Questo luogo divenne dimora preferita da tante donne di grande valore morale e intellettuale, quali l’eruditissima protestante ferrarese Olimpia Moratti, la teologa Francoise de Bucyron, la poetessa Vittoria Colonna, che ebbero lodi e poemi dedicati a loro dai più illustri maestri del tempo, e la pubblicazione delle loro opere.

Casella di testo: Vittoria Colonna.

 

 

 

 

Insieme a queste donne brillanti eccellevano anche i dotti fratelli Sinapi da Heidelberg, l’umanista protestante maestro Francesco Porto da Creta, Bartolomeo Ricci da Lugo, ultimo precettore delle figlie minori, nonchè insegnante particolare di Alfonso, scelto da Ercole, a cui Alfonso resterà legato (5) e a cui l’amico professore Aonio Paleario scrisse: “Tu ti trovi alla corte di principi, le cui donne sono più sagge dei re. Le figlie di Renata, Anna e Lucrezia sono dotte in greco e in latino, e la madre loro, nata da un re potentissimo, moglie di un duca illustre, benché colta nelle letterature classiche, non è stata paga della scienza nuova ma per il suo grande impegno e per amore della santità, si è dedicata in età più matura alla teologia e allo studio delle Sacre Scritture(1).

Anche Ludovico Ariosto ebbe modo di frequentare Renata durante i cinque anni che precedettero la sua morte e nella terza edizione dell’Orlando Furioso del 1532 fece in tempo ad aggiungere anche per Renata una delle ottave dedicate alle donne illustri di Casa d’Este, vedendola adornata di “ogni virtù ch’in donna mai sia stata” e Ariosto non era certo servile.