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- Lavoro e sviluppo

Possessione Stazione - lavanderia

 

 

La lavanderia (bugadàra)

 

I panni si lavavano con il sapone fatto con la cotenna, le ossa e le parti grasse del maiale bollito, aggiungendovi in percentuale della soda caustica presa in farmacia, oppure si usava la cenere filtrata con acqua bollente in un lenzuolo (bugadùr), si otteneva così la “lìścia”, questa, una volta usata per il lavaggio della biancheria, diventava la “smóia”, utilizzata poi per lavare gli indumenti colorati.

 

 

 

 

Asse con sopra il sapone fatto in casa.

(museo della Civiltà Contadina, San Bartolomeo – FE)

 

   

Sulla carriola si caricava il mastello di legno con dentro i panni lavati e si andava al canale (a la fòśa), qui vi era un asse sostenuto da due gambe fissate nell’acqua e rimanendovi inginocchiati sopra si sciacquava (a ś’ardanźàva) il bucato; dopo averlo strizzato e accumulato a sgocciolare su un semplice cavalletto di legno (ścàn), si stendeva sull’erba medica perché rimanendo sospeso si asciugava prima.

D’inverno, con i fossi e i maceri ghiacciati, si lavava nel portico, scaldando l’acqua nel paiolo del camino.

Certo, in alcune case coloniche la lavanderia era ricavata in un vano dell’abitazione o in un bassocomodo esterno.

 

 

Mastello in legno con “l’àś da bugà” e “al bruśchìn”.  (museo della Civiltà Contadina, San Bartolomeo –FE)

 
Lato anteriore: lavanderia (bugadàra) con gabinetto a sinistra, anno 2008 Interno, anno 2008
 

 

Il camino (camìn), anno 2008 La doccia (al baldón dlà dócia), anno 2008