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- Lavoro e sviluppo

“Il Biétul”

Le Barbabietole prima delle macchine

 

 

All’inizio della Primavera avveniva la semina (śómna) con la stessa seminatrice utilizzata per la semina del grano, poiché era fornita di dischi distributori intercambiabili, che funzionavano gli uni per il grano, gli altri per le barbabietole

I semi si depositavano ravvicinati lungo i solchi e schiudendosi formavano file ininterrotte di piantine, per cui, con zappate alternate, si toglievano alcune piante, in modo da lasciare solo ciuffetti di piantine.

Si passava quindi, in Aprile, a diradare (śčiarzàr): in ginocchio, ciuffetto per ciuffetto, si toglievano a mano, con l’aiuto di un cavicchio, le piantine più deboli, fino a lasciarne una sola, la più grossa.

Il diserbo avveniva con l’aiuto della zappa o del ronchetto (runchét) da grano, con cui si sradicavano, tirandole poi a mano, le piante infestanti, soprattutto le “ravanelle” (ravanèli).

Negli anni ’50 si cominciò il trattamento al “cleono” ; l’antiparassitario (vlén) veniva spruzzato sulle piante o con la pompa a spalla o col “pumpón”. Il pompone era costituito da una pompa fissata ad una botticella trainata in genere da un asino e posizionata sulla capezzagna (cavdàgna). Un operaio pompando spingeva il liquido in lunghe gomme, dalle quali usciva il getto con cui altri operai, inoltrandosi tra le piante, le irroravano.

 

 

il pompone “pumpón” trainato da un asino

Consandolo, anni ?50.

da “La Ferrovia Veneta”, 1982

particolare da “La Ferrovia Veneta”, 1982

Tirando, molte radici si spezzavano e la parte rimasta conficcata nella terra veniva recuperata con l’ausilio della “furźìna”, una sorta di forcone a due rebbi corti e ravvicinati, che inserita sotto il residuo lo sollevava.

 

Si procedeva estirpando le barbabietole di quattro file parallele alla volta e disponendole in una sola fila, la “marèla”; si formavano così venti o più “marèli” in un appezzamento (pèźa), da cui si prelevavano le singole barbabietole per tagliarne il ciuffo di foglie (sgiavtàr) con la falce (sghét) e per accatastarle in mucchi di tre – quattro quintali ciascuno, corrispondenti a tre – quattro “marèli” e distanziati fra loro per consentire il passaggio del carro.

 

I mucchi stavano nel campo per alcuni giorni e si coprivano perché le piante non perdessero peso seccandosi troppo.

 

La raccolta (cavàr il biétul), in Agosto – Settembre, avveniva levando una ad una le piante dal terreno con il graffio (sgranfgnìn).

 

“sgiavtàr”. Da “La Ferrovia Veneta”

Fondo Pioppa, foto anni ’50