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- Lavoro e sviluppo

La cantina Bergamini

 

 

Fu operante in Consandolo nella prima metà del secolo scorso una cantina denominata BERGAMINI TITO, dal nome del suo titolare.

Pur essendo di non grandi dimensioni, espresse la sua importanza con la qualità dei suoi prodotti enologici con i quali fornì il nostro territorio.

I suoi grandi tini, le botti e le attrezzature aziendali avevano sede nel piano terra e seminterrato del palazzo Bergamini.

Durante la prima guerra mondiale (1915-1918), la famiglia FERRARI di Fossalta di Piave, titolare di un’importante azienda vinicola del veneto, fu ospite come sfollata per cause belliche presso la famiglia Bergamini a Consandolo, evento che si protrasse per quasi tre anni.

 

 

Si creò così un rapporto di fiducia e di scambio fra le due famiglie che durò per un lungo periodo.

Ne conseguì che la cantina Bergamini si fornì per lungo tempo delle pregiate uve della valle del Piave dalle quali derivavano i pregiati vini che l’azienda produceva, imbottigliava e commercializzava.

La sua attività si ridusse alla morte del titolare avvenuta nel 1941, ma continuò fino al secondo dopoguerra, quando si trasformò in attività esclusivamente commerciale, fino alla definitiva chiusura negli anni ’50.

La cantina si dedicò per un lungo periodo all’imbottigliamento del SELTZ (il ferrarese SIFÒN), le grosse bottiglie dell’acqua frizzante gasata (grandi un po' più di una bottiglia di acqua da due litri), allora tanto in uso nei locali pubblici.

Produsse, unica nella zona, le famose GAZZOSE, la bibita gassata dal sapore leggermente acidulo, tipo limonata addolcita, nelle ancora più famose bottigliette con la pallina di vetro, una rarità! Erano di gran moda fra i giovani del tempo.

Fu anche depositaria della BIRRA PEDAVENA, una delle rare birre di produzione nazionale in tempi in cui erano in vigore le leggi dell’autarchia, con la conseguente mancanza del concorrente estero.

La bottiglia di gazzosa con la pallina di vetro

Ricordate?. Chi ha i capelli bianchi se lo ricorda certamente. Una volta, fino ai primi anni '60, esisteva la “gassosa con la pallina”.

Si vendevano delle bottigliette di gassose con all'interno una pallina di vetro che si chiudeva ermeticamente con la pressione interna dell'acqua gassata.

Per aprirla bastava fare pressione col dito facendo uscire un po' di gas e la pallina scendeva e così si poteva bere.

Ma i bambini non erano interessati a bere la gassosa, la pallina di vetro era il vero oggetto del desiderio. Così rompevano la bottiglia per prendersi la biglia di vetro e poi andare a giocare al “giro d'Italia”, un circuito fatto con le proprie mani.