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- Lavoro e sviluppo

Buscaroli

 

 

Verso la fine dell’’800, con l’affermarsi del socialismo, si formarono nelle nostre zone dei movimenti per la tutela dei lavoratori, che interessavano soprattutto il settore agricolo. Nacquero così le prime aggregazioni sindacali, che in Italia si originarono nelle risaie.

Le zone più interessate furono la Lomellina nel vercellese, Malalbergo nel bolognese e la limitrofa Molinella, che vide nel sindacalista Giuseppe Massarenti (1867-1950) il fondatore delle organizzazioni contadine in lotta contro gli agrari.

Nella terra di Consandolo i principali proprietari agricoli di allora erano i conti Gulinelli, i Salvatori, gli Stecchi Stegani e i Mannini, c’era anche una Società Svizzera proprietaria dei terreni nei pressi di Boccaleone, nella zona della “Tenuta” (Tgnùda) del conte Zucchini Bonora Bonifacio Piraino duca Denti, marchese di Canossa, amministrata da Argazzi di Boccaleone, terra che diventò poi di Corelli e di Rossi.

Questi latifondisti cominciarono a sentirsi minacciati dal progredire delle idee socialiste, proprio nel momento in cui gravi calamità naturali colpivano le colture.

In quel periodo infatti vi furono alcuni anni di forte siccità, aggravati dall’evento dello scione (śción), uno spaventoso uragano sopraggiunto nel mese di maggio 1896, che distrusse tutti i raccolti di prima necessità compromettendoli anche per il futuro e portando così miseria e disperazione. Un testimone di questo evento, il vecchio “Linét”, padre del “Linét” che esercitò il lavoro di spazzino a Consandolo, andava ancora descrivendolo nel corso del ‘900.

 L’insieme di tutte queste avversità determinò fra i proprietari terrieri delle nostre zone un timore tale che li spinse a vendere le loro proprietà a prezzi molto ribassati.

Favorito da questa situazione, Luigi Buscaroli, perito agrario di Massa Lombarda, cominciò a comperare terra a Consandolo, iniziando nel 1905 dal fondo Trombone, podere già famoso per un allevamento di cavalli da corsa, istituito dai marchesi Costabili di Ferrara a metà del XIX secolo.

Luigi Buscaroli, che si era diplomato a Imola nel 1897, aveva già tentato un impianto fruttifero nella sua terra natia, dove in precedenza alcuni tecnici inglesi avevano impiantato dei peschi, sperimentandone la coltura.

Già dagli anni 1880/90 infatti, per iniziativa di alcuni agricoltori, erano stati realizzati i primi impianti di meli e peri.

Così egli portò a Consandolo la sua esperienza, mettendo a dimora fin dal 1906 i primi 590 peschi al Trombone, destando la meraviglia degli operai per questa nuova coltura.

ingresso al fondo Trombone, foto Franco Chiarini

Fino a quegli anni infatti, l’agricoltura di Consandolo aveva avuto come unici prodotti il grano, il granoturco e la canapa; per questo raccontava un vecchio operaio di quei tempi che, avendo posto a Buscaroli la domanda del perché impiantasse il frutteto anziché seminare grano e mais, prodotti con i quali ricavare pane e polenta, base dell’alimentazione di quel tempo, ricevette questa risposta: “Quando venderemo la frutta potremo acquistare il pane, la polenta ed anche il companatico”.

Al momento comunque persisteva una grande miseria, dovuta non solo allo scione e alla siccità, ma anche alle frequenti grandinate, tanto che un certo Bellabarba (Belabàrba) del fondo Caseificio disse: “Ho fatto per vent’anni il contadino e per diciassette ho preso la grandine”.

L’agricoltura tradizionale inoltre non dava la possibilità di impegnare molta manodopera, per cui i braccianti erano in genere disoccupati.

peschi al Trombone, anni ’30

Solo i proprietari, i mezzadri o gli affittuari potevano avere piccole risorse per campare, ma quelli che vivevano con il salario del lavoro agricolo soffrivano davvero la fame; il loro nutrimento consisteva quasi esclusivamente di polenta, che a lungo andare provocava la pellagra (palègra).

Il nostro territorio inoltre, essendo semipaludoso e infestato dalla malaria, era tra quelli nelle peggiori condizioni in Italia, per cui lo Stato cercò di affrontare il problema della disoccupazione e della miseria non solo provvedendo a grandi lavori di bonifica, ma anche istituendo la Cattedra Ambulante di Agricoltura di Ferrara.

Un incaricato governativo cioè, dottore in agraria, convocava gli agricoltori offrendo loro la collaborazione dello Stato, se avessero iniziato una coltura che avesse impegnato molta manodopera.

Meli intercalati con peri reinnestati a sella consociati con grano

 

Ciò dette impulso agli impianti fruttiferi, cosicché in provincia di Ferrara si crearono alcuni poli di frutticoltura, quale quello degli Scaramagli a San Bartolomeo e quello di Buscaroli a Consandolo.

Buscaroli infatti seguì le indicazioni della Cattedra Ambulante di Agricoltura, che ben si accordavano con le sue sperimentazioni e i suoi scopi.

Ben presto sviluppò questa nuova coltura in modo notevole, compiendo continui esperimenti su nuove varietà di frutta, tentando innesti ed associando le coltivazioni.

Cercò collaborazione con industrie chimiche per una costante evoluzione di prodotti antiparassitari, più mirati a combattere le malattie ed i parassiti; fino ad allora infatti si usava il solfato di rame come rimedio generale, irrorandolo con pompe a mano che ben presto divennero obsolete.

Specializzò i braccianti in queste nuove mansioni e per questo vennero inviati a Massa Lombarda per frequentare corsi di potatura degli operai, i quali, tornati poi in azienda, trasferivano le loro conoscenze ad altri.

Negli anni ’50, vennero organizzati anche a Consandolo dei corsi di potatura, tenuti da tecnici dell’Università di Bologna; alla fine del corso, gli operai ottenevano una qualifica che comportava una modifica alla loro tariffa. Alcuni di questi, acquisendo molta esperienza, divennero agenti di campagna in altre aziende fuori zona.

scuola di potatura a Consandolo

In seguito a tutte queste ricerche e all’impegno profuso, l’”Azienda Agricola Luigi Buscaroli”, fondata immediatamente nel 1905, ebbe uno sviluppo veramente grandioso.

Da pochi chili di pesche nel 1908, che divennero 66 quintali nel 1909 e già 126 quintali nel 1910, raggiunse nel 1921, con l’introduzione della coltivazione del pero, la consistenza di 10 ettari di frutteto con 10.000 piante.

Dal 1922 in poi gli impianti di nuovi frutteti furono messi a dimora ad un ritmo tale da raggiungere anche le 10.000 piante annue, fino a conseguire nel 1937 un totale di 118.100 piante su un terzo del terreno aziendale. Nei rimanenti due terzi, circa 260 ettari, si coltivavano grano, mais, canapa, barbabietole e foraggi.

L’ azienda agricola si estese costantemente con l’acquisizione di sempre nuovi terreni, che portò Luigi Buscaroli ad essere proprietario di numerosi fondi, riuniti in tenute sulla base della loro ubicazione, ad uso amministrativo.

 

 

 

pompa a mano, famiglia Tabarroni

Alcuni fondi furono creati ex novo dal recupero di terreni bonificati nel 1928/29 con la realizzazione del Cavo Spina e a questi fondi Buscaroli diede il nome dei suoi figli.

Si contavano pertanto:

·         La Tenuta Trombone, in via Trombone – via Sorbaro, con fondo Trombone e fondo Franco.

·         La Tenuta Frassino, in via Trombone, con fondo Frassino, fondo Antonio e villa Carla.

·         La Tenuta Portoni, in via Nazionale Nord – via Alberello, con possessione Portoni, Cà Alberello e Braglino Svizzero. (la Baràca, dalla casa in legno tipo chalet svizzero)

·         La Tenuta Scalambra, in via Nazionale Nord – via Mancina –(stradone idrovora), con possessione Scalambra, fondo Germano e fondo Elisa.

·         La Tenuta Santa Croce, in via Gresolo, con possessione Santa Croce e Zaffagnina.

 

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 Trombone: particolare del frontone, anni ’20

 

 

operaie all’essicatoio, foto ricordo - Consandolo 1925

fondo Caseificio

A queste tenute si aggiungevano La Corte e La Mensa, contigue ed insistenti sul cortile del palazzo in piazza, il già palazzo Scacerni, acquistato da Buscaroli; su parte di questa area sorse l’opificio di lavorazione con il raccordo ferroviario alla stazione.

Le attività si susseguivano, venivano perforati pozzi artesiani, costruiti silos, magazzini e rinnovati molti fabbricati abitati dai coloni.

L’azienda aveva oltre 300 capi di bestiame, tra allevamento padronale al Trombone e quello mezzadrile, allevati per latte, carne e per forza lavoro, per la quale venivano anche usate alcune decine di cavalli di razza bretone per il tiro pesante.

Durante gli anni ’20 l’azienda ebbe una trasformazione anche a carattere industriale. In tal modo si costituì un caseificio per il latte aziendale in via Cavo Spina, ampliando la casa di un podere, da allora appunto chiamato fondo Caseificio, che, insieme alla possessione Canova, Buscaroli aveva in affitto dal proprietario Ziglio Grandi prof. Gaetano, oculista di Padova.

Casella di testo: (essiccazione tabacco)
Consandolo, anni ’20.
Non si trascurò ovviamente nemmeno la viticoltura, per la quale anzi la Casa Buscaroli vinse il primo premio al concorso provinciale nel 1924, anno peraltro che portò all’Azienda ben sette premi, tra concorsi e mostre, per svariate coltivazioni, quali anche il tabacco, il pomodoro e naturalmente la frutta.

Le operazioni di cernita ed imballaggio fino al 1922 avvennero in una vasta stanza del fabbricato del Trombone, ma in seguito, diminuita la coltura del tabacco, allora piuttosto estesa a Consandolo, si trasformò l’essiccatoio adiacente al palazzo in piazza in locale di lavorazione frutta.       

cernita ed imballaggio frutta nel fabbricato adiacente al palazzo 10 agosto 1925

essiccazione tabacco - Consandolo, anni ’20

La frutta prodotta e lavorata nei magazzini aziendali, dotati di macchine selezionatrici, fu avviata in gran parte all’esportazione.

Così dai 3650 quintali di frutta prodotta nel 1924, dei quali furono esportati 1.000 quintali, si arrivò alla produzione di 23.000 quintali di frutta prodotta nel 1937, dei quali ne furono esportati 16.500 quintali.

 

 

arrivo della frutta

 

Per ottenere questi risultati, nel 1926, nel fondo Corte retrostante il palazzo in piazza, si iniziò la costruzione di vasti locali di lavorazione, raccordati attraverso la Mensa con la ferrovia Veneta, su cui viaggiavano i carri merci della Ferrovia Statale.

 

 

 

 

carico vagoni, trasporto con cavalli

fine anni ‘20

Nel 1928 furono costruiti un impianto frigorifero, composto da 5 celle capaci di circa 4.000 quintali, una sala di refrigerazione dei vagoni e una fabbrica di ghiaccio; la sala di lavorazione venne portata  alla capacità di 300 operai.

carico vagoni, trasporto con carrelli - 1935

magazzino frigorifero

 

lavorazione meccanica

sala imballaggio

 

confezionatrici di pesche, con impagliatura

taglio dei tronchi

Nell’anno 1929, per le necessità dell’azienda, fu impiantata una segheria ed un laboratorio per la confezione dell’imballaggio. Questo reparto era in grado di approntare un milione di pezzi. In seguito fu dotato di macchine tranciatrici per fare i cestini per le fragole.

 

 

operatrici su seghe a nastro assemblaggio casse

 

botti costruite nell’azienda

riempimento di botti con polpa di frutta

Nel 1937 venne costruita una batteria di 32 tini, capaci ciascuno di 280 quintali di polpa di frutta conservata in anidride solforosa per un totale di 9000 quintali.

Un tale impianto di  conservazione di materia prima prodotta nell'azienda portò alla costruzione di una fabbrica di marmellate con una capacità produttiva di 60 quintali giornalieri di marmellata.

Per dare l’idea delle spese    dell’azienda, che impiegava d’estate fino a 600 lavoratori, si può dire che nel 1937 si effettuarono pagamenti di merce e salari per 535.010,70 £, di stipendi per 129.413,85 £ e di liquidazione mezzadri e terziari per 490.054,55 £, per un totale di 1.154.479,10 £. Queste cifre adesso sembrano irrisorie ma per quei tempi erano somme enormi.

Nel 1938 venne approntato un impianto per la lavorazione del pomodoro pelato e per la produzione di concentrato di pomodoro. In tal maniera nulla andava perduto, perché la frutta aziendale non esportata ed il pomodoro venivano lavorati industrialmente.

I mercati di destinazione dei prodotti, sia freschi che lavorati, erano Germania, Inghilterra, Svizzera, Belgio e Svezia con un introito di valuta estera nel 1937 di circa 2.500.000 £, cifra enorme per quel tempo.

 

 

l’alta ciminiera caratterizzava l’industria e la rendeva distinguibile da lontano

fabbrica marmellate

 

lattina di conserva

la vecchia sirena

In quell'anno il lavoro agricolo e industriale raggiunse le 70.000 giornate lavorative. Tali ritmi di produzione vennero conservati fino agli anni '42‑'43, ma vennero drasticamente ridotti con il progredire degli anni di guerra.

La sirena della fabbrica, che scandiva le giornate di lavoro dei Consandolesi, non mancando mai di annunciare le otto del mattino, aveva annunciato anche l’entrata in guerra dell’Italia.

Casella di testo: (veduta generale, 1935)

Nell'aprile del 1945 l'attività industriale si azzerò per le gravi distruzioni che i bombardamenti e gli incendi produssero. Nel dopoguerra gli impianti furono ricostruiti in scala ridotta, ma la sirena ritornò a suonare.   L'azienda Buscaroli, che era sorta come impresa individuale, si organizzò in forma societaria familiare per superare le disposizioni della riforma agraria introdotta in quel periodo. Infatti per la legge Gullo ‑ Segni l'impresa fu suddivisa in quote intestate ai componenti della famiglia Buscaroli, assumendo così un aspetto societario.

 

veduta generale, 1935

Nell'anno 1955 le condizioni di mercato determinarono la totale chiusura dell'attività industriale. Contemporaneamente continuava a procedere con i ritmi dell'anteguerra l'attività dì produzione agricola e di esportazione, fino all'anno 1964, quando l'attività commerciale confluì in un consorzio per l'esportazione, denominato Cofer, struttura cooperativa di Ferrara.

Seguendo l'esempio dell'azienda Buscaroli negli anni '40 e '50 tutta l'attività agricola nel consandolese si dedicò alla frutticoltura in modo tale che Consandolo e le zone limitrofe divennero uno dei poli di maggior produzione frutticola nazionale.

Sorsero così cooperative, frigoriferi e magazzini con una enorme capacità di immagazzinaggio di frutta. 

Ma negli anni '60 e '70 la frutticoltura ferrarese per ragioni di concorrenza cominciò ad entrare in crisi. Si andava concludendo così quel fortunato periodo nel quale Consandolo ebbe la massima offerta di lavoro, raggiungendo quasi la piena occupazione.

Per meglio affrontare la crisi, nel 1970 si iniziò la costruzione di un nuovo magazzino frigorifero in via Provinciale 61, dotato di impianti più aggiornati e il primo luglio 1971 si formò la Società Cooperativa Buscaroli, che divenne PR.OR.A, Produttori Ortofrutticoli Associati, nel 1980.

Con la PR.OR.A nacque anche la C.A.R.CO, Cooperativa Acquisti Ripapersico Consandolo, tutt’ora esistente, per offrire ai soci vantaggi sugli acquisti dei prodotti necessari alle coltivazioni.

Negli anni '80 e '90 il ritmo delle attività agricole si andò sempre più riducendo per varie cause, prima fra tutte, con carattere nazionale, la concorrenza di alcuni Stati, quali Spagna, Grecia e Jugoslavia nella produzione di frutta, poi, localmente, il progressivo abbandono della coltura del frutteto per causa generazionale.

Infatti nelle famiglie dei coltivatori i giovani, che nel frattempo si erano diplomati o laureati, non intendevano più svolgere mansioni tanto faticose e su un prodotto esposto ai rischi del clima, quali grandinate e gelate che potevano compromettere il reddito di un'intera annata.

Così le nostre campagne, che in primavera nel periodo della fioritura sembravano un immenso giardino di fiori bianchi, rosa e arancione, con l'abbattimento del frutteto diventarono ampi spazi di colture estensive di grano, mais e barbabietole.

Per assommare le forze, il primo luglio 1984 la PR.OR.A. si fuse con la SOLAR, Società Ortofrutticoltori Lavorazioni Associate Russi, con sede a Godo, che diede anche il nome alla nuova associazione.

magazzini Agrintesa oggi, via Provinciale 61 piazzale con la pesa

Nel 1999 la SOLAR, insieme a molte altre cooperative, si unì alla PAF di Faenza, costituendo una nuova società cooperativa agricola che prese il nome di Intesa. Quest’ultima, il 10 maggio 2007 accordandosi con l’Agrifrut di Cesena e con l’Emiliafrutta di Castelfranco Emilia, diventò Agrintesa, cambiando il nome, ma mantenendo gli stessi requisiti.

Casella di testo: (magazzini Agrintesa oggi, via Provinciale 61)
È proprio il continuo susseguirsi delle diverse formazioni societarie  a  denotare la crescente difficoltà del settore ortofrutticolo nell’ultimo trentennio e, anche se non vi sono stati licenziamenti, i posti di lavoro disponibili non erano più a Consandolo.

Inoltre, attualmente, con le nuove norme europee che hanno disposto la chiusura di quasi tutti gli zuccherifici, anche la coltura della barbabietola si va ridimensionando e forse scomparirà. Ora gran parte dei nostri terreni sono lavorati con macchine, che con poche unità operaie svolgono il completo ciclo di lavorazione. Così l'impiego della manodopera si è ridotto ad un minimo mai conosciuto.

Anche gli edifici della vecchia fabbrica hanno subito un lungo periodo di abbandono, dal 1971, anno in cui la lavorazione si spostò in via Provinciale 61, sino all’inizio degli anni ‘90, quando parte di essi furono acquistati dal Sig. Boli di Milano, che li vendette poi nel 2005 al Sig. Antonio Rapisarda che tuttora li possiede.

 

piazzale lato nord

reparto lavorazione marmellata e conserva

Di essi sono rimasti: il magazzino a celle frigorifere, il magazzino di stoccaggio frutta, il magazzino frigorifero con sala lavorazione ex ghiacciaia e, a pochi passi dall’ingresso allo stabilimento, a sinistra, la pesa ancora intatta, con la sua funzionale eleganza e con i suoi decori, testimonianza del tempo in cui le fabbriche erano costruite e non prefabbricate. Questi edifici sono stati recentemente ristrutturati dal Sig. Rapisarda.

Di altra proprietà e pericolanti, sono invece rimasti la vecchia officina e tutto il reparto lavorazione della conserva; gli altri edifici sono stati demoliti e l’area occupata da una recente lottizzazione.

 Superstite e solitaria svetta ancora la ciminiera (al caminón). Essa serviva alla fabbrica di marmellate e conserve di pomodoro e fu costruita nel 1937.

Durante tali lavori perse la vita il diciassettenne manovale Valter Tabarroni, precipitato dalle armature interne del manufatto.

Il 31 luglio 1955, durante un temporale, fu colpita da un fulmine, che si scaricò sul parafulmine del quale era dotata. Nel punto in cui il cavo del parafulmine era stato danneggiato da una scheggia durante un bombardamento, la scarica elettrica produsse un notevole foro nella struttura muraria con gravissimo danno. La ciminiera venne perciò cerchiata per tutta la sua altezza con robusti anelli di acciaio, ancora attualmente presenti.

Tale operazione fu per tutta la sua durata oggetto di curiosità per i Consandolesi, perché pericolosa e spettacolare. In tale occasione fu posta su di essa in senso verticale, verso la Statale Adriatica, la scritta “BUSCAROLI”, con lettere giganti, ben visibile per lunghi anni da grande distanza. 

leggibile la scritta “BUSCAROLI”) anno 1962

Interno. (foto attuale)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la palazzina aziendale oggi

La palazzina in via Provinciale 37, a sinistra dell’entrata, fu costruita con l’opificio industriale della “Casa Agricola Buscaroli” alla fine degli anni ’20, con la funzione di portineria; svolse sempre il compito al quale era stata destinata, sia pure in contemporanea con altre funzioni.

Fu abitazione di custodi e locale per uffici. In periodo bellico fu caserma militare, sede di comando dell’esercito tedesco. Dal 1945 al 1957 fu sede della caserma dei Carabinieri, in sostituzione della vecchia caserma in zona via Salvatori, distrutta da bombardamento durante la guerra.

Nel 1958 tornò ad essere sede degli uffici aziendali fino agli anni ’90, quando fu ceduta a privati, diventando abitazione e sede di attività artigianali, negozio di lavanderia prima e di parrucchiera poi.

foto attuali

 

1957 - Mostra della frutta

 

 

 

Nel 1957, nella sala di lavorazione dell’Azienda Luigi Buscaroli, si tenne una “Mostra della frutta” di rilevanza internazionale, per la presenza di numerosi commercianti nazionali ed esteri, che vennero così a conoscenza della cospicua entità della produzione di frutta a Consandolo.

La mostra fu una vera antesignana delle moderne esposizioni, la signora Buscaroli infatti fece preparare confezioni di macedonia di frutta da offrire a tutti i visitatori, accolti da cinque ragazze, che si possono considerare archetipi delle hostess contemporanee. La loro divisa era un costume creato appositamente per l’occasione dall’estro artistico della signora Paola Martelli, moglie del signor Franco Buscaroli, che si occupava anche di architettura e di pittura.