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- Lavoro e sviluppo

Allevamenti

 

 

L’allevamento degli animali a Consandolo non ha mai avuto una funzione prioritaria, tuttavia è sempre stato un elemento di supporto e di integrazione in vario modo all’attività primaria della coltivazione dei terreni.

Prendendo in considerazione il settore dei bovini constatiamo che ogni azienda agricola di piccola o grande dimensione, padronale, mezzadrile o coltivatrice diretta era dotata di una stalla, che ospitava da un esiguo numero fino a 20/25 capi di bestiame. Era generalmente costituita da un fabbricato che aveva come sovrastruttura il fienile, nel quale erano depositati paglia e foraggi.

L’esistenza della stalla era determinata dalla necessità di disporre di forza lavoro che, prima della meccanizzazione dell’agricoltura, era unicamente costituita dalla trazione animale. Per il trasporto dei prodotti agricoli, ma in particolare per i lavori di aratura, il bestiame era indispensabile. Per tale funzione che necessitava di un numero elevato di capi, anche 10/12 o più in contemporanea, spesso i piccoli coltivatori si accordavano per l’uso in comune e in scambio del bestiame secondo tradizionali usanze locali.

Oltre la forza lavoro la stalla forniva vari prodotti: nel suo ciclo vitale, dall’animale derivava qualche vitello che integrava l’adulto, avviato al macello quando non più adatto al lavoro. Con la nascita dei vitelli si rendeva disponibile il latte per l’autoconsumo della famiglia contadina, allora sempre numerosa, e per l’eventuale vendita.

Importante prodotto della stalla era il letame che costituiva quasi sempre l’unico concime disponibile in azienda. Se la stalla si sviluppava, un componente della famiglia contadina veniva ad essa delegato (al buàr).

La razza bovina interessata alla nostra zona era la romagnola, con la specie dalle grandi corna (Buó furlés = buoi forlivesi), molto adatta al lavoro. Possiamo considerare attorno al migliaio i bovini presenti nella nostra zona, 300 dei quali nella sola azienda Buscaroli, che fu l’unica a dotarsi per breve tempo di un piccolo caseificio per la lavorazione del latte aziendale ed a istituire al fondo Corte un centro per la fecondazione naturale bovina per le necessità locali. Tale funzione fu sostituita negli anni ‘60 dalla più moderna fecondazione artificiale con seme selezionato.

Negli anni ‘80 e per alcuni anni vi fu un consistente allevamento per ingrasso di vitelli da carne, di provenienza estera, in alcuni fondi dell’azienda Cavallini e fu l’unico allevamento per incremento carne.

Immancabile allora in ogni stalla in primavera - estate la presenza delle rondini e dell’immagine di San Antonio Abate, la cui festività, il 17 Gennaio, era celebrata con grande partecipazione dai boari, in quanto loro patrono, presso la chiesina della Molinellina.

   Nell’azienda Buscaroli, al fondo Trombone, vi fu un allevamento di cavalli da tiro, non più di 15, che per tutta la durata dell’azienda costituirono una importante forza di trazione, pur in una entità fortemente meccanizzata: erano i famosi cavalli di razza bretone, T.P.R (Tiro Pesante Rapido) di grande mole e forza, adatti ai lavori più pesanti e gravosi. E’ degno di ricordo il rapporto, potremmo dire di affezione, che intercorreva fra questi giganteschi animali e chi li accudiva (i cavalàr).

 

 

In questo stesso fondo Trombone, nel passato, diede fama a Consandolo l’allevamento, detto appunto del Trombone, dei cavalli da competizione nel trotto del Marchese Costabili, che inviò negli ippodromi d’Italia dei veri campioni, tanto da essere visitato nel 1867 dal Re Vittorio Emanuele II.

Vandalo - 1862

allevamento del Marchese Costabili

Trombone - Consandolo

Fino all’ultima guerra erano allevati singolarmente cavalli da traino per uso aziendale sia per carri sia per calesse (la barachìna – al bruźìn).

L’allevamento bovino ed equino, allora gli attuali mangimi composti erano sconosciuti, comportava la destinazione di una parte del terreno aziendale alla coltivazione dei foraggi, in particolare erba medica. Stessa destinazione aveva lo sfalcio di argini, fossi e bordi stradali (guaiùm).

Negli anni ’60, sempre al fondo Trombone, fu notevole l’allevamento aviario fino ad una consistenza in contemporanea di 15.000 tacchini e 300 faraone con preparazione aziendale dei mangimi e allevamento differenziato delle varie razze, di provenienza nazionale ed estera. L’esperienza dimostrò che l’allevamento in grandi dimensioni poteva essere redditizio, ma il soprannumero degli allevamenti stessi provocò la crisi.

Nel passato, per lungo tempo e fino al primo dopoguerra fu diffuso l’allevamento del baco da seta, il filugello, attività alla quale si dedicavano le donne come integrazione economica al lavoro dei componenti la famiglia. La ridotta disponibilità di spazio abitativo e le esigenze di temperatura e di cura, molto impegnativa, dei bachi, comportavano spesso l’esercizio di tale attività nelle stesse stanze in uso alla famiglia, addirittura talvolta nelle stesse stanze da letto, tanto da confondere il respiro dei dormienti con il lieve fruscio del collettivo dei bachi che si alimentavano con le foglie del gelso, il cui albero era appositamente impiantato. Tale impegno procurava anche un buon reddito. Ma in caso di malattia dei bachi, caso frequente, il danno era totale.

 

Fuori e dentro le aziende ci furono tanti allevamenti avicoli di piccola entità, ma di grande diffusione fra le famiglie, finalizzati all’autoconsumo e condizionati dalle strutture disponibili, dalla localizzazione dell’abitazione e dalla presenza del prato, del cortile o dell’orto più o meno ampio. Si poteva avere così uno spazio ad uso di pollaio nel quale ricoverare gallo, galline, chiocce e pulcini, che producevano carne ed uova spesso oltre le esigenze famigliari, originando un extra reddito non sottovalutabile, quasi sempre gestito direttamente dalla “azdóra” di casa, la quale era spesso l’esecutrice…..chirurgica della preparazione dei tanto apprezzati capponi. Talvolta nelle ampie aie contadine il pollaio era rappresentato da un grande albero dall’ampia chioma, sui cui rami si ricoverava il pollame di piccola taglia, faraone in particolare. Ai polli si davano granaglie di scarto, ma erano in parte autosufficienti poiché trovavano becchime ruspando per prati, cortili e…..letamai.

Altro prodotto del pollaio era rappresentato dalle piume derivate dalla macellazione che servivano per materassi e cuscini allora articoli….da ricchi. Gli escrementi costituivano la  pollina (pulìna), un concime concentrato e perciò  ricercato. Vicino ai maceri ed ai canali non mancavano le anatre. Presenti pure le oche ma sempre in numero limitato.

Veramente importante per la famiglia era l’allevamento del maiale, che costituiva per molti l’elemento portante dell’alimentazione delle famiglie di un tempo. Le sue carni insaccate o sotto sale avevano una lunga conservazione in tempi in cui non c’era il frigorifero. Di esse nulla veniva scartato. Sicuramente non costituivano allora problemi di colesterolo. Per le condizioni di povertà dei tempi talvolta il maiale assumeva la funzione di…..cassaforte di famiglia in quanto per una sua parte, alla macellazione poteva essere il saldo di situazioni debitorie prodottesi durante l’anno, soprattutto presso i negozi e ciò accadeva di frequente.

La sua sistemazione era spesso costituita da un capannotto, il porcile (purźìl), di vario materiale, coperto durante l’estate dalle foglie di piante di zucca, che dovevano ripararlo dal caldo. Quando si poteva era ubicato nella parte più nascosta del cortile ed a debita distanza dalle abitazioni, ovviamente per ragioni igieniche. L’alimentazione era la cosiddetta “bròda”, costituita da crusca derivata dalla setacciatura della farina della panificazione, da farina di mais, da patate di scarto, il tutto amalgamato nell’acqua di lavatura di piatti e tegami; allora non c’erano ancora i detersivi.

D’estate si faceva ampio ricorso a scarti di vegetali vari e specialmente alle barbabietole, che venivano trinciate ed erano una vera risorsa. L’assiduità della cura della famiglia verso l’animale produceva una quasi affezione, tanto che il momento della macellazione era vissuto con tristezza.

Anche l’allevamento dei conigli fu importante per lungo tempo. Bastava una semplice gabbia in legno e un po’ di rete metallica  (cunigliéra) e la disponibilità di erba. Alcuni li allevavano in recinti, altri ponevano le “covate” sotto le “balinare” della paglia o sotto “il fìgn” del foraggio, sotto le quali i conigli scavavano profonde gallerie, crescendo allo stato brado e a costo zero. Di essi si usava la carne e talvolta la pelliccia.

Dal 1973 per alcuni anni vi fu un vero allevamento in gabbie con alcune centinaia di capi al fondo Mottine nell’azienda Fabbri; dopo qualche tempo si preferì l’importazione di capi maturi dall’estero.

 In presenza di maceri si realizzava una forma di allevamento ittico immettendovi il pesce gatto ed altri pesci, ma quasi solo per soddisfare la passione della pesca, passione attualmente soddisfatta nel laghetto che la locale associazione dei pescatori ha ricavato nell’alveo dell’ex Po di Primaro.

 Ora a Consandolo l’allevamento sotto tutti i punti di vista è diventato cosa d’altri tempi.

I buoi e i cavalli sono stati messi da parte dalla meccanizzazione. I prodotti dell’autoconsumo sono stati superati dal vivere moderno: polli, conigli, carne, uova, latte si acquistano al supermercato. La stessa conoscenza degli animali da parte dei bambini è diventata argomento di curiosità, forse con la sola eccezione del cane e del gatto.

Gli insaccati (i śalàm fàt in ca’)

Fondo Pioppa, inizio anni ’60

 
Fondo Pioppa, anno 1975