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- La guerra -

“Consandolo prima dei bombardamenti”

 

Intervista ad Aimone Fornasini e Beppino Veri

 

 

  Quando scoppiò la guerra, era un lunedì pomeriggio, il 10 di Giugno del 1940.  Il giorno prima Coppi aveva vinto il giro d’Italia. Molti Consandolesi si raggrupparono nei punti in cui si poteva ascoltare una radio, molto rare all’epoca, per seguire il discorso di Mussolini e la dichiarazione di guerra. Molte donne piangevano per la notizia, anche perché molti uomini erano già stati chiamati alle armi. Quel pomeriggio c’era bel tempo e la temperatura era mite e, mentre il paese riceveva la notizia via radio e le donne piangevano, si sentì suonare la sirena posta nello stabilimento di Buscaroli.

In quel tempo l’Italia era in una fase di notevole adesione al regime e l’entrata in guerra avveniva con spirito di esaltazione nazionalista che si sovrapponeva al sentimento di paura e preoccupazione per l’imminente disgregazione familiare e per il pericolo di perdere per sempre un figlio o il marito.

Tutti all’inizio pensavano ad una guerra lampo; la Germania in poco tempo aveva conquistato quasi tutta l’Europa, ma ebbe la sua prima battuta d’arresto con il fallito tentativo di invasione dell’Inghilterra.

Ciò interruppe bruscamente l’avanzata e smorzò gli entusiasmi. L’esito del conflitto iniziò ad essere più incerto e la sua fine sempre più lontana, la guerra lampo fu dimenticata e ci si preparò ad un conflitto lungo e doloroso, anche per le successive dichiarazioni di guerra a Russia e Stati Uniti.

In tutti i paesi d’Italia cominciò così la raccolta delle materie prime. Ad esempio tutto quello che era rame (stagnà e stagnadin) bisognava consegnarlo allo Stato.

Esistevano vari punti di raccolta e a Consandolo era in un cortile, dove si portavano tutti gli oggetti di rame e di ferro, ma non l’oro che era già stato raccolto in periodo di sanzioni nel 1935.

Soltanto le pompe di irrorazione non venivano consegnate, erano sì in rame, ma servivano per il lavoro nei campi. Tutti gli altri oggetti, che potevano avere funzione solo da contenitori (come i secchi, le scodelle, i boccali), dovevano essere consegnati; questi recipienti avevano quasi tutti il bordo superiore in ferro che veniva tolto e messo in un mucchio a parte.

Ad ogni oggetto poi veniva fatto un buco, per renderlo inservibile, in modo da non poterlo più recuperare, rubare o trafugare durante il trasporto; veniva caricato infine il tutto sui camion che partivano per le fonderie.

Molte persone però non li consegnarono tutti; nascosero alcuni oggetti perché  utili alle attività giornaliere e continuarono ad usarli in casa, nonostante ci fossero le guardie municipali che avrebbero potuto controllarli e scoprirli. A Consandolo di guardie ce n’era una, che però non risultò aver mai creato problemi.

Il ferro veniva raccolto anche in forma spontanea dai ragazzi tramite le scuole e anche le cancellate venivano smontate e tagliate lasciando solo il cancello d’entrata.

A Consandolo fu requisita anche la bellissima cancellata fatta fare, come dono al paese, da Arlzildo Salvatori. Era molto bella, partiva dal fianco della chiesa, faceva una semicurva e continuava fino in fondo alla Via di Mezzo all’incrocio con il Viale delle Rimembranze.

A quei tempi il viale iniziava dalla strada dell’Opera Pia e arrivava fin dove adesso c’è la piazzola verde. Lungo il suo percorso c’erano 36 pini, ogni pino aveva davanti un’asta dipinta di bianco, rosso e verde; sopra l’asta alta circa 170 cm c’era una piastra in bronzo con scritto il nome di un caduto di Consandolo della prima guerra mondiale. Il primo nome era quello di Manini Germano.

Quando negli anni ’50 è stato fatto il monumento, l’hanno dedicato ai caduti della prima guerra, della guerra d’Africa e ai caduti civili e militari della seconda guerra.