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- La guerra -

“La chiamata alle armi”

 

Intervista ad Aimone Fornasini e Beppino Veri

 

 

              Il postino, Gilberto Squarzanti, detto “Gil”, distribuiva la posta. Ricordo una di queste distribuzioni nel mezzo del cortile di fronte al chiesolino (al Palazzone, dove viveva molta gente) in via Opera Pia.

Quando arrivò con le cartoline precetto, le donne gli si avvicinarono facendo circolo intorno a lui, mentre gli uomini rimasero appartati e appoggiati contro il muro, come stessero aspettando una sentenza.

“Gil” consegnò le cartoline precetto alle donne, madri o mogli dell’intestatario. Dopo aver letto la cartolina si girarono per guardare il figlio o il marito e, ci si immagini con quali sentimenti nel cuore, fecero loro un piccolo gesto, ma molto significativo; gli uomini, capendo che anche per loro era giunto il momento,  chinarono la testa. Questa era la chiamata alle armi. E di quella gente qualcuno purtroppo non tornò.

Nel 1940 le classi più giovani che venivano chiamate erano del 1918 – 1919, al massimo del 1920; chiamavano anche persone di 30, 35 anni ed oltre che, anche se non erano combattenti, facevano comunque parte della territoriale che serviva per fare i presìdi.