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- La guerra -

“La Seconda Guerra Mondiale - I miei ricordi”

 

Testimonianza di Ianos Stabellini

 

Sono nato il 12 gennaio del 1926 e proverò, sperando che la memoria mi aiuti, di raccontare la mia odissea vissuta con l'ultima guerra mondiale.

La guerra iniziò nel 1940 ma per me che avevo solo 13 anni non fu un trauma, anche perché le operazioni si svolgevano in Francia, in Libia poi più tardi in Grecia, in Jugoslavia e in Russia.

Le cose cambiarono verso la fine del 1943 quando a quasi 18 anni mi giunse "la cartolina" per andare in Germania; a quel punto, da bravo falegname, mi costruii una valigia di legno per metterci le mie cose e partire.

Sennonché dopo un paio di giorni andai alla caserma dei carabinieri per chiedere istruzioni per andare in Germania e il Maresciallo, che conoscevo bene perché avevo fatto qualche lavoretto per la caserma, mi chiese perché volevo andare in Germania.

Sono  rimasto  un  po'   sbalordito  e  ho  risposto:   "ma  signor Maresciallo come posso fare, se non ci vado io e la mia famiglia corriamo   un grave rischio, mi dica lei quale alternativa posso avere!".

A questo punto il Maresciallo mi dice: "signor Stabellini qui a Consandolo è stata installata l'organizzazione "SPER" e una officina  molto   attrezzata  per  riparare   gli   automezzi   bellici dell'esercito tedesco,  in questa organizzazione ci sono anche italiani e lei, che è un bravo falegname, potrebbe essere ben accolto".

Un po' titubante risposi: "va bene Maresciallo ma io non me la sento di andare a chiedere una cosa simile, non saprei a chi rivolgermi!.

Ci penso io mi dice il Maresciallo" e detto fatto dopo 2 giorni venne a casa mia e mi disse  che la cosa era fatta e che potevo presentarmi alla SPER dopo un paio di giorni e così feci.

Il primo giorno il capitano tedesco mi chiama e mi consegna una serie di attrezzi per la lavorazione del legno pregandomi di non rubarli come avevano fatto in precedenza i miei colleghi italiani.

I giorni all'officina trascorrevano quasi in tranquillità.

Il Comando Generale si trovava nel Palazzo Salvatori e un giorno venne a chiamarmi un sergente e mi chiese di prendere gli attrezzi per aprire una grande cassa di legno il cui contenuto erano tanti rotoli di banconote da 10.000 lire; giuro, mi tremavano le gambe nel vedere tanta ricchezza! ! !Passavano intanto i giorni e tra la calma relativa, per tre volte si presentarono a casa mia le brigate nere per indurmi ad andare in Germania, sennonché il capitano tedesco   informato da me della cosa,     chiamò un tenente  che  in moto mi portò  a Ferrara all'Ufficio Leva e mi fece cancellare dalle liste con l'imposizione di non disturbarmi più.

Tornando al mio lavoro e al rapporto con i Tedeschi, posso dire che nel complesso le cose non andavano male, una curiosità: in occasione degli allarmi per il passaggio degli aerei alleati, i Tedeschi sembravano impazziti, lasciavano ogni occupazione   e correvano in tutte le direzioni. Trascorsero in questo modo 10 mesi e si arrivò al giorno della partenza dei Tedeschi da Consandolo; una ventina di giorni prima della partenza il  Capitano mi  chiamò  in ufficio  e con tono sommesso mi chiese di andare con loro,   preso alla sprovvista e molto perplesso, risposi che avrei chiesto il parere dei miei genitori e, potete immaginare quale fu la loro risposta.

I Tedeschi se ne andarono, io entrai in contumacia e mi nascosi nel fondo Braglione abitato dalla grande famiglia Venturi Ennio che mi accolse come un figlio e dove vissi tante esperienze, belle e brutte.

In quel periodo un figlio di Ennio di nome Dino, che era militare, venne in licenza e decise di non tornare più alle armi e da qui la necessità di organizzarci per creare dei nascondigli naturali per salvaguardarci da eventuali visite di soldati tedeschi, Brigate Nere e 10° MASH.

Nella cantina della casa erano accumulate delle mazzuole di canapa bianca e realizzammo un rifugio lasciando uno spazio vuoto con una mazzuola che si toglieva al momento di entrare e una volta entrati la si ritirava dentro per chiudere il nascondiglio; un altro rifugio lo creammo nel fienile con le stesse caratteristiche di quello in cantina con la canapa.

Nella grande famiglia Venturi c'erano cinque bambini che, istruiti dai genitori, facevano da vedetta e correvano ad avvertirci quando vedevano arrivare Tedeschi o fascisti; un giorno però le vedette erano distratte, sicuramente stavano giocando, e abbiamo intravisto cinque tedeschi avvicinarsi alla casa; siamo corsi in cantina ma per colpa della fretta e della paura invece di infilarci nel buco, siamo saliti sul monte di canapa e i Tedeschi erano proprio venuti per vedere il vegetale! Siamo rimasti 15 minuti senza respirare, terrorizzati e comunque non si accorsero di noi e la scampammo.

Una sera, era buio da circa due ore, eravamo tutti in cucina, sentimmo bussare alla porta e ci trovammo di fronte il segretario delle Brigate Nere Casaroli e ci accorgemmo che la casa era circondata.

Entrarono in cinque e cominciarono a guardarci fissamente e accadde una mezza tragedia; con noi c'era Melloni Primo, un piccolo affarista da poco tornato dal lavoro al fronte assieme ai Tedeschi, il segretario delle Brigate Nere lo guardò e disse; "a te dove ti devo mandare perché non ritorni più a casa?", il giorno dopo Melloni venne rimandato al fronte dove rimase ucciso.

Dino, il figlio di Ventura, fu portato via e rimandato al reparto.

Per me le cose andarono meglio perché tra le Brigate Nere c'era un certo Guerrini di Boccaleone che di mestiere faceva il falegname e mi conosceva bene perché avevamo lavorato insieme da Argentini Olao, così che quando il segretario si rivolse a me Guerrini intervenne dicendo che mi conosceva bene e che ero giovane molto giovane.

Arrivammo così all'aprile del 1945 quando le truppe alleate iniziarono l'offensiva finale.

Un giorno un aereo alleato lanciò su Consandolo tanti volantini che invitavano gli abitanti a sfollare il paese perché avrebbero fatto un bombardamento a tappeto; dopo poche ore cominciarono ad arrivare al Braglione tanti sfollati da Consandolo.

Arrivavano   attraversando il Fondo Zaffagnina e nel confine tra quest'ultimo e il Braglione c'era un canale con una chiavica con uno spazio di circa un metro sul quale misi una tavola di legno e così uno alla volta circa 300 persone riuscirono ad attraversare il canale. Per diverse ore io e altre tre persone prelevammo tanta paglia dal fienile per creare un giaciglio in casa e nella stalla per tutta quella umanità in fuga dalle bombe.

Io non ho dormito tutta la notte per andare dalla casa alla stalla e controllare se quelle povere anime spaventate stavano bene.

La mattina di cotanta notte decisi di andare alla stazione dove abitavo, a trovare i miei genitori; stavo costeggiando il canale di Sabbiosola camminando sotto riva ai margini dell'acqua, e mentre attraversavo il pescheto di Montanari Edmondo all'improvviso si sentirono due o tre sibili e alcuni rametti si staccarono da un pesco; erano granate sparate dai carri armati appostati al confine tra Cantarana e Braglione.

Arrivato  a casa andai  allo  scivolo di  scarico  della stazione ferroviaria dove nella parte esterna avevano fatto un grande rifugio che poteva contenere tutta la gente della borgata, al mio arrivo sono usciti tutti e insieme abbiamo atteso l'arrivo degli Alleati.