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- La guerra -

“Incidente al fondo Colombo”

 

testimonianza orale di Parisina Mandrioli

 

 

integrazioni da:”diario” di Don Nino Cinti e intervista ad A. Fornasini

 

Durante l’occupazione tedesca del ‘44, la zona lungo l’argine del fiume Reno, nei pressi del fondo Avertone I, sulla direttrice della possessione Colombo, era stata scelta dal comando germanico come postazione per l’istruzione (assalto al carro armato) delle reclute, tutti ragazzi di 17, 18, 19 anni, la maggior parte nati nel 1926 e alloggiati a Consandolo.

Il 18 ottobre 1944, verso le otto di mattina, alcuni giovani soldati tedeschi, provenienti da Consandolo lungo la via Cavo Spina e diretti al Reno per l’addestramento, svoltarono a destra sullo “stradone” antecedente l’odierna casa Alberani e proseguirono per la capezzagna fino alla casa colonica del fondo Colombo Moderno, detto “al Baracon”.

Qui, prima di proseguire verso l’argine, sostarono nel cortile per riposarsi.

C’era la nebbia e al “Baracon” la famiglia Mandrioli, che lì allora abitava, si preparava alla vendemmia e il tino capovolto era stato posto al centro del cortile. Il mastello era pronto per il bucato. Era ora di cazión (colazione) e nessuno era ancora ripartito per i campi.

Entrati in cortile, alcuni soldati si addossarono alla casa, mentre altri, appostati di fronte nei pressi del tino, posavano a terra le armi.

Da due panzer-faust (bazooka lanciarazzi anticarro), appoggiati senza sicura, partirono due proiettili che si diressero l’uno verso la stalla, uccidendo una mucca, l’altro verso l’abitazione presso cui riposavano i giovani militari, provocando la morte istantanea di sette soldati e ferendone altri trenta.

I soldati feriti vennero trasportati all’ospedale di Argenta, dove ne morirono altri due. I brandelli dei corpi dilaniati degli altri, sparsi per tutto il cortile, furono fatti caricare su un carro dal sedicenne Valentino Mandrioli, non ancora chiamato alle armi. Poiché anche gli altri due fratelli maggiori, Diego e Zeno erano in guerra, Zeno anzi già sul fronte romagnolo a fianco degli Inglesi, Valentino si fece aiutare da un amico a trasportare il carro coi resti, trainato dai buoi, al cimitero di Consandolo.

Qui, il 21 ottobre 1944, le salme dei nove militari tedeschi furono sepolte, appena dentro, sulla destra, e lì vi rimasero fino alla fine degli anni ’50, quando vennero trasportate al cimitero di Cervia e poi ancora al cimitero sul Passo della Futa.

L’incidente fu gravissimo per la famiglia Mandrioli.

Romano Mandrioli, un bimbo di tre anni, figlio di Efro, prigioniero in Germania, giocava accanto al mastello del bucato.

Fu colpito in pieno dall’esplosione e morì all’istante.

La madre, Irma Verri, poco distante, rimase ferita lievemente; di lì a poco, nel novembre successivo, da un compagno di prigionia fortunatamente evaso, avrebbe appreso che anche il marito era morto fin dall’aprile precedente, nel lager tedesco, per aver cercato di nutrirsi con erbe raccolte nel campo e risultate tossiche.

Lo zio, Redano Mandrioli, era rifugiato a casa dopo essere scampato alla tragica ritirata dal fronte russo; era ritto sulla porta della stalla e guardava le manovre dei soldati, quando le schegge del proiettile lo ferirono gravemente alle gambe.

La giovane zia, Rina Mandrioli, pronta per fare il bucato, fu anch’essa investita alle gambe dalle schegge, che le recisero il nervo sciatico per sempre. Fu subito soccorsa da due giovani tedeschi; erano feriti e il loro volto era ricoperto di sangue, nonostante questo l’aiutarono a rialzarsi e a sedersi su una sedia.

Anche Corinna e Sergio Maccaferri, moglie e figlio di Pio, sfollato con la famiglia da Consandolo e rifugiato nella casella, si trovavano in cortile e furono colpiti.

I cinque feriti vennero caricati in biroccio, stesi sopra alcuni “paiun” (materassi di involucri di mais) e trasportati all’ospedale di Molinella per il ponte di Traghetto, che sarebbe stato distrutto la settimana seguente.

Mentre attraversavano il ponte, diversi aerei alleati li sfiorarono; stavano per bombardare la centrale del metano.

In casa, Riccardo Mandrioli, nonno di Romano, stava facendo colazione seduto presso il camino ancora spento quando il proiettile entrò dalla porta e si conficcò nel muretto del camino, sorvolando la sua testa e lasciandolo incolume, perché proprio in quel momento Riccardo si era per caso piegato in avanti.

La moglie Corinna e la figlia Valmen, che, preparata la colazione, stavano per riordinare le camere da letto, rimasero tramortite dall’esplosione.

I vetri si frantumarono, i mobili si sventrarono, il tino nel cortile scoppiò e i cerchioni volarono al di là della casa.

La figlia Parisina Mandrioli, informata dell’accaduto e subito accorsa dalla possessione Priazzo, dove abitava, trovò questo scenario di morte e disperazione.