Indietro

Homepage

- Itinerario Turistico -

40

Centrale del Metano

 

Il metano fu scoperto dal fisico Alessandro Volta nel 1776, che ne notò la presenza nelle acque del lago Maggiore e lo rilevò poi nelle emissioni spontanee a Pietramala e in varie zone dell’Appennino Tosco-Emiliano dove talvolta si incendiava (fuochi di Barigazzo).

Venne riscontrato anche nei terreni acquitrinosi donde il nome di Gas di palude e nelle miniere di carbone: il pericoloso Grisou, che ha provocato e provoca ancora tante tragedie per la sua micidiale forza esplosiva.

Oggi è una delle principali fonti energetiche. E pensare che all’inizio del secolo scorso non veniva ancora sfruttato ed era chiamato Gas povero in contrapposizione al Gas distillato dal carbone, allora in uso nelle città.

Che fosse anche presente nel sottosuolo di Consandolo lo si poteva dedurre dalle bollicine che si sollevavano dal fondo di alcuni maceri, ma specialmente dai pozzi artesiani che si andavano perforando nel nostro territorio all’inizio del ‘900.

Quello che forniva l’acqua per l’irrigazione all’ortolano in zona Opera Pia ne era un esempio: il Gas era presente.

La prova che di metano ve ne era in notevole quantità fu l’eruzione, all’inizio degli anni ’20, di uno di questi pozzi al Fondo Boschetto, fenomeno che per durata e intensità fu ricordato a lungo e richiamò curiosi da zone anche distanti.

Con questi presupposti a metà degli anni ’30 la società S.A.R.U.F.E.N. iniziò la perforazione dei pozzi con esiti positivi.

Da pochi anni in Italia si era iniziato lo sfruttamento del metano come prodotto secondario dei pozzi di petrolio dell’Appennino piacentino. La centrale di Consandolo fu perciò fra le prime ad essere operativa.

Poiché le prospezioni geologiche collocavano il bacino metanifero più orientato verso Boccaleone si pensò di ubicare gli impianti di compressione in tale località; in seguito per un compromesso si optò per l’attuale insediamento a Consandolo.

Si trattò all’inizio di una struttura in legno (verniciato di colore verde) nella quale erano collocati i compressori ed i bomboloni (batterie) con funzioni di deposito Gas per produrre le pressioni necessarie al carico delle bombole.

Un forte temporale danneggiò gravemente il fabbricato, che venne ricostruito in muratura e ampliato, dotandolo di uffici, una attrezzata officina, una cabina elettrica autonoma ed alcune strutture in legno destinate ad abitazione dei tecnici.

Verso il 1940 passò in gestione alla S.I.N. (Società Idrocarburi Nazionali) di Firenze, sotto la direzione dell’Ing. Versari, con il quale si avviò ad un intenso sviluppo.

Prima della guerra le leggi sull’autarchia avevano imposto rigide limitazioni all’uso dei prodotti importati, quali il petrolio, favorendo così l’introduzione del metano come carburante. Con la guerra la quasi indisponibilità per gli usi civili dei carburanti liquidi gli fece assumere un’importanza strategica nel campo del trasporto.

Gli autoveicoli vennero così riconvertiti a Gas grazie anche a nuove tecniche allora in elaborazione (valvole, riduttori di pressione ecc.) in un settore operativo in evoluzione completamente nuovo nel quale emersero nomi che divennero famosi (Landi, Tartarini). Si passò così dal serbatoio della benzina e del gasolio alle bombole e Consandolo diventò un importante centro di riferimento sia per il rifornimento diretto alla “colonnina”, sia indiretto con i “bombolai” con i quali il Gas compresso veniva fornito ai centri di consumo.

Per il funzionamento degli impianti giunsero ingegneri, geologi, perforatori ed operai specializzati in particolare da Parma, Piacenza e Pietramala, dove le tecniche di perforazione dei pozzi erano già state applicate da tempo. Molti operai locali vennero assunti ed addestrati in queste nuove attività.

Nel 1944, verso la fine della guerra, il metano, che aveva avuto un uso esclusivamente civile, divenne di interesse militare. Infatti i tedeschi, carenti di carburante montarono sui loro mezzi da trasporto gli impianti requisiti ai veicoli civili, facendo divenire la centrale un obiettivo militare, che provocò due bombardamenti aerei con alcuni morti e tante distruzioni.

Con la fine della guerra il Gas di Consandolo assunse ancor maggior importanza. Ragioni di interesse economico in quel tempo favorirono la metanizzazione del trasporto dove era possibile, dando un ulteriore incremento al servizio locale alla “colonnina” e alle forniture esterne. La centrale si avviò così verso il massimo della sua produttività, raggiungendo una produzione di 500/600 m3 oraria. 

Fino agli anni ’50 sotto la direzione di validi ingegneri (Versari, Zanini, Minucci, Caioli, Orlandino) e geologi esperti si perforarono decine di pozzi a varie profondità dai 150 ai 300 metri con esiti in gran parte positivi.

Il Gas c’era. Solo il famoso pozzo B4 al Fondo Denti, dopo mesi di lavoro, raggiunse gli 800 metri, ma con esito negativo.

Si passò dalle torri di perforazione a travature in legno al traliccio metallico e si dotò l’impianto di un laboratorio di analisi dei campioni di terreno estratti (carote).

L’occupazione raggiunse il suo massimo: tra dirigenti, tecnici, perforatori, impiegati, meccanici, operai di varie qualifiche, trasportatori e indotto si superava di diverse unità il centinaio di addetti.

Fra i dipendenti, oltre ai consandolesi, molti provenivano da Boccaleone, Argenta, Portomaggiore e altre località vicine. Per Consandolo fu una vera risorsa.

Alcuni operai locali divennero specialisti nel loro lavoro tanto da svolgere poi mansioni di tecnici anche all’estero (Angola, Nigeria, Iemen) alle dipendenze di grandi compagnie petrolifere. Una impresa francese condusse per lungo tempo le ricerche geologiche applicando il metodo delle vibrazioni sismiche, prodotte con esplosioni sotterranee.

L’orario di lavoro era a ciclo continuo con turni diurni e notturni.

Gli autocarri provenienti anche da località lontane (Pesaro, Ancona) portavano le bombole alla rampa di carico, dove al ritmo di dodici per volta venivano riempite.

Durante questa operazione talvolta si producevano delle depressioni per le quali un tubo di carico poteva gelare, bloccando il flusso del Gas, inconveniente superabile con il semplice getto di acqua calda.

Una notte, siamo nel ‘48/’49, un autista ricorse allo sgelamento con la fiamma, incendiando il Gas che usciva da bombole non ancora chiuse, ottenendo un effetto a catena. Per il calore alcune guarnizioni bruciarono, varie valvole saltarono e diverse bombole partirono a razzo verso il vicino macero del Fondo Busa ma senza conseguenze. Però per una intera notte la vicina strada statale 16 fu chiusa al traffico.

A fine anni ’40 si passò anche alla fornitura di Gas ad uso industriale alla fabbrica di conserve alimentari Buscaroli, con una condotta di circa 1500 metri, posta sull’argine dell’ex Primaro.

Negli anni successivi con la stessa condotta si fornì il metano per uso domestico all’abitato di Consandolo.

Con gli anni ’50 i pozzi iniziarono ad esaurirsi. Il prelievo del Gas dai nuovi giacimenti del Polesine e di Alfonsine produsse abbassamento dei terreni (bradisismo), impedendo di fatto la perforazione di nuovi pozzi. Per l’avanti si perforò solo in mare a distanza dalla costa.

Così finì l’avventura del Gas a Consandolo!

L’ultimo tentativo di ricerca fu effettuato dall’AGIP, che nel periodo 1954/1955, con grande dispendio di energie raggiunse i 3000 metri di scavo ma con esito negativo.

Di metano non ce n’era proprio più!

La centrale si collegò allora con i nuovi metanodotti della SNAM, passando da attività industriale ad una attività commerciale di minima entità.

A fine anni ’50 subentrò SPI (Società Petrolifera Italiana) di Parma per forniture di Gas per autoveicoli alla sola “colonnina” e per uso domestico all’abitato di Consandolo. A fine anni ’60 rilevò l’attività la ditta Rinaldi che successivamente fornì solo Gas per autotrazione, poiché il gas per uso domestico passò in gestione comunale. Tale è ancora la situazione attuale.

Entrata agli uffici della Centrale - Anno 1943 La "Colonnina" per il rifornimento diretto

Una "Carioca", vettura metanizzata adatta al traino

Una sala "Compressori"

Come veniva estratto il metano

Il metodo usato per l’estrazione del metano era relativamente semplice.

Il pozzo veniva perforato con la tecnica del pozzo artesiano con un tubo con funzione di camicia dentro il quale agiva un secondo tubo con funzione di perforazione.

La profondità raggiunta normalmente era dai 150 ai 300 metri.

Raggiunto lo strato sfruttabile iniziava alla superficie la fuoruscita di acqua e Gas.

Sul tubo del pozzo veniva fissato il separatore: una struttura cilindrica metallica alla base della quale vi era un tubo per lo scarico dell’acqua.

Il Gas si espandeva entro il cilindro, dalla cui sommità si dipartiva un tubo che portava il Gas alla centrale, attraverso condotte interrate nelle campagne.

Talvolta l’acqua era salata. In tal caso durante la guerra veniva anche usata in sostituzione del sale.

 

La centrale

del metano

 

anni '50

L’enciclopedia Treccani … e il metano a Consandolo

Talvolta come prova di certezza si cita un documento che dovrebbe togliere ogni dubbio “lo dice l’enciclopedia Treccani” (Vol. III Pag.457). Ed il discorso dovrebbe essere chiuso!

Ma talvolta anche questa prestigiosa opera sbaglia.

Leggete che cosa riportava negli anni ’50 alla voce “Consandolo”:

 

Vada per il termine … “borgata”, ma la produzione metanifera giornaliera di 20.000.000 di metri cubi comportava sicuramente un errore di tre zeri.

Magari lo fosse stato!

Avremmo potuto esportarlo anche in Russia