Indietro

Homepage

- Foto - Documenti -

Processo

 

 

GOVERNO PONTIFICIO

 

 

 

 

 

IN NOME DI SUA  SANTITA’

PAPA PIO IX

FELICEMENTE REGNANTE

 

 

IL TRIBUNALE

 

COLLEGIALE CIVILE E CRIMINALE

 

DI PRIMA ISTANZA DI FERRARA

 

 

 

Sedenti gl’Illimi ed Eccmi Signori

 

Avv. FILIPPO LENTI Presidente

Avv. SILVESTRO GAMBI Giudice

Avv. CARLO ZANNINI Giudice relatore

Avv. CHERUBINO MATTEUCCI Giudice

 

 

Coll’assistenza del Vice cancelliere

 

 

 

 

Sonosi radunati nei giorni Mercoledì 28 e Sabato 31 Maggio 1851 nella sala delle ordinarie udienze criminali per discutere e giudicare la causa

 

IN PUNTO

 

I. Invasione armata mano a danno del sig. Remigio Stecchi Stegani accompagnata da Ferite in origine dichiarate di qualche pericolo in persona di Girolamo Zaccarini seguita la sera 7 Febbraio 1847 in Consandolo.

II. Spreto precetto sotto pena di mesi sei di carcere.

 

Contro

 

1. CAPOZZI APOLLINARE detto Gracili del fu Felice di anni 22 nativo ed abitante in Consandolo. Ammogliato senza prole, bracciante, illetterato carcerato li 26 Febbrajo 1847.

2. CASAGRANDE GIUSEPPE detto il Madonnaro, del vivente Giuseppe, di anni 18, nato a Ravenna, senza domicilio, nubile, trafficante: carcerato il 14 marzo 1847.

3. GIORGI FRANCESCO detto Pippo, del fu Domenico di anni 26 nativo di Lugo, abitante in S.Agata, nubile,trafficante: carcerato li 14 Marzo 1847.

4. CAROLI LUIGI detto il Ferrarese, di Annibale, di anni 19 nativo di Castiglione, nubile, contadino: carcerato li 14 Marzo 1847.

5. ZAMBRINI ANGELO del fu Giuseppe, di anni 27 nativo di Cotignola, abitante in Boccalone, nubile, bracciante: carcerato il 16 Marzo 1847.

6. MELETTI FEDELE del vivo Gaetano di anni 27 nato in Traghetto, domiciliato in Boccalone, nubile, bracciante: carcerato il 16 Marzo 1847.

Imputati tutti sei del I. Titolo.

7. CAROLI SEBASTIANO detto Ferrarese, di Annibale, di anni 20, nativo di Budrio di Cotignola, abitante a Campanile: carcerato il 13 Febbrajo 1847. Imputato di ambedue i titoli.

Apertasi la discussione previa la solita invocazione religiosa “Adsumus Domine ecc. “ Sonovi intervenuti gl’Illustrissimi Signori Dottor Antonio Guidetti Procurator Fiscale, ed Avvocato Giovanni Lucani Patrocinatore delli Casagrande Luigi, Giorgi Francesco, Zambrini Angelo, Meletti Fedele, ed Avvocato Enrico Ferrigni per Caroli Luigi e Sebastiano, nonché Capozzi Apollinare. Quindi fatti introdurre avanti il lodato Tribunale liberi e sciolti gli accusati Francesco Giorni, e Luigi Caroli, mentre gli altri rinunciarono a questo diritto, e non essendosi presentate le parti danneggiate e dolenti; furono esaurite le formalità prescritte dall’Articolo 410, del Regolamento di Procedura Criminale.

Visto ed esaminato il processo scritto della causa.

Letta la lista fiscale de’ testimonj.

Udito il loro deposto giurato.

Sentito il Sig. Giudice relatore nella compendiosa sua esposizione del fatto.

Sentito il Sig. Procuratore Fiscale nelle sue conclusioni in fatto ed in diritto, riepilogando le quali ha fatto istanza, che dichiaratosi costare d’invasione con ferimento avvenuta a danno della famiglia Stecchi in Consandolo la notte del 7 Febbraio 1847 ed esserne colpevole l’imputato Giorni, sia il medesimo in base agli art. 350 e 351 del Regolamento Penale condannato alla morte esemplare: che rispetto agli altri coimputati sia dichiarato constare abbastanza della colpabilità, e quindi siano provvisoriamente dimessi a senso dell’Art. 446 del regolamento di Procedura Criminale.

Sentiti li Sig. Difensori nelle loro deduzioni a favore dei rispettivi difesi, avendo avuto coll’imputato Caroli, che il secondo giorno solo intervenne al dibattimento, per ultimi la parola: il Tribunale chiuse la discussione e ritiratosi in camera di Consiglio onde deliberarein scrutinio segreto in fatto ed in diritto, proferì la seguente

 

SENTENZA

 

Giuseppe Stecchi e l’amico suo Germano Manini nella sera del 7 Febbraio 1847 partivano di conserva alle 7 e mezzo pomeridiane dalla piazza di Consandolo onde restituirsi alle rispettive abitazioni. Ma appena giunti alla rampa da cui si scende alla corte esterna della casa Stecchi, circa dieci armati nascosti dietro l’argine del Reno, loro mossero incontro e dividendosi in due drappelli l’uno circondò Manini, l’altro lo Stecchi. E posciachè seppero questi essere il figlio del padrone della casa designata, gl’imposero d’introdurveli, dichiarando di voler mangiare, bere e denari; aggiungendo badasse di non fare motto, non dire parola che ingenerasse sospetto nelle persone le quali fossero nella medesima, e gli eccitasse alla difesa, mentre in tale caso avrebbero TUTTI AMMAZZATI SINO IL GATTO. Sebbene armati pur essi li mal’arrivati di nascoste pistole, veduto pel numero de’ Malandrini inutile l’opporsi alle loro voglie, promise lo Stecchi di soddisfarle, raccomandando soltanto, che usassero buoni modi, onde non spaventassero i vecchi genitori, e la di lui moglie che allattava. Bussò quindi alla porta d’ingresso che tosto gli venne aperta dalla ridetta di lui consorte, la quale però nel vedere col marito entrare una turba di armati di sinistro e truce aspetto, non potè trattenersi dall’esclamare a piena gola, oh Dio gli assassini: né altro più disse, giacchè uno di loro l’afferrò per la strozza, e ne avrebbe fatto male governo, se il predetto Giuseppe non avesse per lei interceduto. Allora lasciatala libera si disposero ad entrare la vicina camera per incominciare il saccheggio, quando (essendo stato udito il grido di Beatrice dalli antichi genitori del medesimo Giuseppe che nella prossima cucina stavano conversando con Giovenzio Montanari, Girolamo Zaccarini, Filippo e Pietro Cavallini) armatosi il Montanari di un vecchio fucile con bajonetta in canna, lo Zaccarini e Filippo Cavallini ciascuno di un lungo spiedo, coraggiosamente entrarono nell’androne dove erano ancora li Masnadieri, e prima di tutti lo Zaccarini facendo di assalirli, loro intimò di sgombrare da quella casa. Com’era da credersi costoro non vi si prestarono, anzi esplosero contro di lui due armi da fuoco, ferendolo gravemente. Ma Stecchi Giuseppe e l’amico Manini ripresi gli smarriti spiriti per l’insperato ajuto, estratte le pistole le scaricarono contro i Masnadieri de’ quali pare ne ferissero qualcuno essendosi poi rimarcate tracce di sangue lunghesso la via che conduce a Consandolo. La inattesa opposizione fece credere a costoro di essere stati traditi, deducendolo pure dall’aver preso il Montanari per un Carabiniere stante la qualità dell’arme che portava, per cui si diedero a precipitosa fuga senza nulla involare. Nessuno degl’invasori essendo stato riconosciuto dagl’invasi, e loro amici, molti furono sospettati autori di tale delitto, ma per dimissione provvisoria di alcuni, e per la morte di altri non rimasero a giudizio che li prevenuti posti in fronte alla presente.

Considerando pertanto constare in genere del delitto per la denuncia di Girolamo Zaccarini, e di Remigio Stecchi: pel processo di verifica che la casa invasa è veramente di quelle contemplate dall’Art. 350 del Regolamento Penale: dalla relazione confermata da successivo giurato deposto del Dott. Bottoni sulle ferite riportate dal detto Zaccarini, una delle quali giudicò di qualche pericolo: finalmente da quanto vennero ……..

 

ß------------- manca 1 pagina -------à

 

…… appena spuntato il sole, prosegue Giorni, Cassani si allontanò dando ai compagni per luogo di riunione la punta di Sillaro, dove l’avrebbero trovato con Francesco Zambrini. Dopo ch’ei fu partito i Caroli armarono esso confidente di schioppo piuttosto corto, mentre Sebastiano prese una pistola, e Casagrande mostrò di avere un lungo coltello a scrocchi. Ciò fatto si recarono al luogo fissato dove già ve li attendeva lo Zambrini, e poco stante vi pervenne il Cassani. Al passo del Cavedone valicarono il Reno, avendo Zambrini pagato il dazio insoluto nel dì avanti. Ma poiché toccarono la sinistra sponda presero la via che conduce a Boccalone e Consandolo, percorrendo la quale Cassani si allontanò di nuovo per recarsi da Fedele Meletti e subito li raggiunse armato di trombone che da costui, disse, aveva avuto. Passata la Borgata di Consandolo, ed aviatisi verso l’osteria che della Paglia è nominata, sopravvennero quattro, dei quali non ne riconobbe se non Angelo Zambrini, ed Apollinare Capozzi. Disse che quegli si scusò di prender parte al delitto allegando di avere la febbre, che Capozzi distribuì mistocchini, dichiarò ai compagni, il padrone di Casa essere nella spezieria o nel caffè, si ricordassero di farlo partecipe dello sperato bottino, indi partisse avendolo preceduto lo Zambrini. Finalmente narrato come si appostassero e veduti due individui venire alla direzione della Casa Stecchi, fatti accorti, da chi il Cassani chiamava per Meletti, essere l’uno di essi l’attesa persona, sbucassero dal nascondiglio, li circondassero e questi obligassero ad introdurli in casa. Si fece poscia a raccontare……….

 

ß----------- mancano 9 pagine -------à

 

Sull’appellazione interposta da

Giorgi Francesco detto Pippo del fu Domenico nativo di Lugo, abitante a Sant’Agata, nubile Carcerato li 14 Marzo 1847

Contro

La sentenza proferita dal Tribunale Civile e Criminale di Ferrara delli 31 Maggio 1851 nella Causa che per titolo d’invasione nell’abitazione di campagna di Remigio Stecchi Stegani nella sera delli 7 Febbraio 1847 ad oggetto di Furto, e con ferita di qualche pericolo in persona di Girolamo Zaccarini a pluralità di voti lo

CONDANNO’

Alla pena di morte di esemplarità, oltre l’amenda dei danni verso la parte offesa, ed al pagamento delle spese processuali.

Vista la suddetta appellazione

Vista l’intimazione per l’udienza di questo giorno fatta tanto all’appellante Giorgi quanto al Difensore officioso presso questo Tribunale.

Visto ed esaminato lo intero processo con tutti gli atti che ebbero luogo durante la discussione avanti il Tribunale Civile e Criminale di prima istanza di Ferrara.

Udito il dettagliato rapporto del Sig. Avvocato Tamburini giudice relatore della causa.

Lettasi dall’infrascritto Vice Cancelliere l’appellata sentenza.

Sentito l’imputato nelle sue deduzioni essendo intervenuto personalmente all’Udienza.

 

ß----------- mancano 5 pagine -------à

 

 

Invocato

IL SANTISSIMO NOME DI DIO

Ad unanimità di voti ha giudicato essere stata giusta la dichiarazione di colpabilità dell’appellante Francesco Giorgi detto Pippo nel delitto d’invasione ed ingresso in abitazione di campagna senza che sia seguito il furto, ma però coll’intervento di ferite in danno di Giacomo Zaccarini proferita dall’appellata Sentenza del Tribunale di Prima Istanza di Ferrara il 31 Maggio 1851.

A pluralità di voti poi ha giudicato che non vi fu eccesso nell’applicazione della pena contro il parere di due Giudici che ritennero potersi a termini dell’art. 13 tredici del Penale Regolamento minorare di un grado la pena considerando il dolo del Giorgi minore di quello del principale agente autore del riferimento.

Ha quindi confermato siccome conferma la suddetta appellata Sentenza, ed ha ordinato ed ordina che la medesima venga eseguita secondo la sua forma e tenore.

 

G. Piergentili Presid.

F. M. Finotti V.Presid.

P. Ghedini G.

L. D. Camassei G.                                    Giudici titolari         

A. Negri G.

T. Tamburini G.

 

L. Trogli Vice Canc.

 

Per copia conforme da rimettersi d’ufficio in un col relativo Processo al Tribunale Civile e Criminale di Ferrara.

L. + B. Visto Trogli Vice Cancelliere

 

Per copia conforme

Ghedini V.C.