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- La Delizia ritrovata -

Le strutture annesse al palazzo

 

 

Tra le strutture annesse al palazzo, costruite contemporaneamente ad esso, vi erano la stalla, altre case, pozzi e cisterne.

Per quanto riguarda la stalla, si può con ogni probabilità pensare alla stalla per cavalli, cioè alle scuderie, che sono infatti nominate sia nel Messisbugo (9), relativamente all’anno 1468, che dal duca Ercole I stesso, in una sua lettera datata 15 giugno 1487(10) e diretta alla moglie Eleonora, già a Consandolo, perché fossero preparate le stalle per i cavalli e provveduto per il loro sostentamento, in occasione di una sua imminente visita, per la quale si sarebbe dovuto far trovare pronto del pesce di mare.

Vi è inoltre una nota spesa del 1512 di Alfonso I, Duca di Ferrara dal 1505 al 1534, riguardante una generica manutenzione delle scuderie.

Tra le “altre case” si includevano certamente l’abitazione del Castaldo, la stalla per bovini, indubbiamente il forno per la cottura del pane, granai, e tutte le strutture per i servizi più comuni (10): magazzini, lavanderia, legnaia, pollai, porcile e quanto fosse necessario all’esercizio rurale. Questo perché la Castalderia di Consandolo cominciò subito a prendere importanza, tanto che già nel 1451, col Duca Borso, contava 240,8 ettari di estensione arativa in possedimenti terrieri estensi, una seminatura di 3.815,2 moggia ferraresi (q. 240ca) e 7 coloni alle dipendenze di un castaldo (4), che per le sue mansioni disponeva in castalderia di uno studiolo personale (10).

Non si possono dunque escludere mucche e buoi per l’aratura con l’adibita stalla, né l’abitazione; infatti interventi di manutenzione, migliorie ed ampliamenti alla casa e ai servizi della castalderia sono citati con frequente regolarità nelle note spesa dal 1454 al 1590.

Avendo poi la castalderia mantenuto le funzioni rurali ininterrottamente durante questi secoli, il suo fabbricato per la costante manutenzione si è in gran parte preservato. Lo stesso si può dire per il grande edificio del fienile – stalla, trasversale all’abitazione, imponente e inusuale rispetto agli altri nella zona, con un’amplissima porticaglia, che è stato sconsideratamente abbattuto negli anni ’80 del Novecento, perché privo di vincoli di protezione, benché raro e pregevole.

Per l’approvvigionamento dell’acqua si predisposero sia cisterne che pozzi, uno dei quali sicuramente con parapetto marmoreo, per il quale nel 1441 si fece venire da Ferrara, in barca sul Po, trasportato dal nocchiero Compadre per 14 soldi, lo scultore Maestro Antonio tagliapietre coi compagni, che doveva intagliare il marmo per posizionare l’arco in ferro e la carrucola; il pozzo è menzionato anche in un inventario del 1458, con preciso riferimento al marmo, alle 2 colonne di ferro, alla vera e alla carrucola. Data la preziosità di questo pozzo, è verosimile che fosse, come spesso, al centro dell’Alta Corte.

Un altro pozzo era certo di pertinenza della castalderia e non si può escludere che fosse quello ancora oggi funzionante, posto nel cortile dello stesso fabbricato del fondo Corte.

Le cisterne sotterranee per la raccolta dell’acqua piovana erano in laterizio con copertura a volta, per cui è presumibile che fossero di classica forma circolare. Utilizzate soprattutto in luoghi carenti d’acqua, non erano usuali in questa zona densa di canali, scoli e pozzi, perciò si può pensare che dovessero o servire ai giardini per le fontane, che senz’altro non mancavano, o per ottenere l’acqua potabile, che i pozzi della zona non sempre garantivano. Le cisterne infatti erano impermeabili all’acqua di falda e sovente dotate di sistemi di decantazione e purificazione dell’acqua, ma finora di esse non si è trovata traccia, né all’aratura, né allo scavo delle fondamenta degli edifici sorti nell’area della Delizia, o piuttosto, come spesso accade, si è taciuto l’eventuale rinvenimento e la loro ubicazione rimane sconosciuta..

Nel 1441 il complesso della Delizia venne racchiuso da un muro, circostante anche ai giardini; vi lavorò per 15 lire lo stesso Meo, muratore del palazzo.  

Del 1448 invece è il documento inerente un ordine di 5.000 mattoni, che Leonello d’Este diede per la fabbricazione della chiesa; la concessione di mattoni si può riferire alla costruzione della cappella del palazzo, che è ricordata anche in un inventario del 1458, a proposito di un pregiato quadro di Madonna con Bambino circondata da edera in colori e oro, presente in un tabernacolo quadrato nella chiesuola stessa del primo piano. Infatti ben due erano le chiesuole all’interno del palazzo, una al primo piano e una al pian terreno (10).

Altri lavori importanti di consolidamento delle strutture avvennero nel 1456. Il 16 giugno dello stesso anno è registrato un pagamento al fornaciaio Zohane Biondo di 38 Lire e 5 soldi per diverse forniture di materiale edilizio, per un totale di 55.000 mattoni, che servivano alla costruzione degli speroni del palazzo.

La Delizia estense di Consandolo aveva anche la colombaia in legno ed infatti una nota spese del 31 dicembre 1456 riporta il pagamento di 20 lire al maestro marangone Rigon, uno dei più illustri ingegneri dell’epoca, per averla raddrizzata in quanto pendeva di tre piedi (7).