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- La Delizia ritrovata -

Le planimetrie della Delizia nel Catasto Carafa

 

 

Nello stesso VI foglio, spostando lo sguardo più a nord, quello che attira subito l’attenzione è un ampio appezzamento di terreno rettangolare con una striscia colorata in verde che lo attraversa centralmente per tutta la sua lunghezza.

È immediato notare la grande somiglianza con i giardini della Delizia di Belriguardo e con il viale centrale. Controllando il numero della particella [120] e cercando il nome corrispondente nel foglio dei proprietari si risale al marchese Vincenzo Rondinelli e la Delizia di Consandolo apparteneva proprio ai Rondinelli.

 Il Frizzi (3) infatti riportava la notizia che, dopo la devoluzione degli Estensi nel 1598, la Delizia estense di Consandolo passò ai Rondinelli, Marchesi di Canossa, che la tennero fino al XIX secolo (vedi Appendice). Secondo il Malagù (8) nell’inventario dei beni di Alfonso II nel 1598 risultava esservi a Consandolo solo una “beccaria et hostaria” (macelleria ed osteria) di proprietà estense e quindi la Delizia sarebbe passata ai Marchesi prima della devoluzione.

Sul confine nord del giardino si nota un’area semicircolare, colorata di verde, probabilmente una zona ricca di vegetazione con una vasca d’acqua all’interno, dove i Duchi, le Duchesse e la Corte potevano trovare fresco ristoro nelle calde e afose giornate estive: la peschiera-piscina.

Al confine nord dei giardini si trovava il terreno curiale della “Mensa”; appartenente cioè alla “mensa” del Vescovado di Ravenna ovvero alle rendite dovute all’alto clero della Chiesa; l’edificio della Mensa nel foglio non è stato disegnato appunto perché esente da tasse, come pure il palazzone, anch’esso di proprietà della Chiesa.

Il lato sinistro del parco è percorso per tutta la sua lunghezza da una strada che, scendendo dall’argine e passando per l’attuale borgo Piazzetta, arriva alla Mensa. Questa stessa strada, negli anni a venire, diventerà il tratto iniziale del condotto Canova Inferiore, detto anche “Cavo Spina”, per essere un allacciante dello stesso.

Nella mappa non esiste alcuna informazione che possa far intendere che quell’area, al tempo del marchese Rondinelli, fosse ancora destinata a giardino.

Spostando l’attenzione a sud, tra il giardino e il Po di Primaro, si vedono disegnate alcune costruzioni, anch’esse localizzate in particelle di proprietà del marchese.

La disposizione di questi immobili tende alla formazione di due corti con ai lati due lunghi edifici, presumibilmente la castalderia e le scuderie, e al centro una costruzione orizzontale più ampia che identificava la parte più imponente e più importante del complesso: il palazzo ducale di Consandolo.

Le analogie con alcuni elementi planimetrici di Belriguardo, il nome del proprietario, i limiti di confine ancora rispettati dalle costruzioni di inizio ‘900, nonché il lungo edificio sulla sinistra (castalderia) che si sovrappone con quello attuale, tuttora denominato “Corte”, sono tutti dati che concorrono all’identificazione di questo palazzo con la scomparsa Delizia estense.

Ad ulteriore conferma si sottolinea che quest’area è proprio situata dietro la locanda Zimira, in cui, come è riportato dal Malagù, ancora nell'iniziale '900 permanevano i ruderi recanti lo stemma estense.

 

Fig 4: VI foglio Catasto Carafa (1770): 

Particolare della Delizia di Consandolo