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- La Delizia ritrovata -

La Corte Estense a Consandolo

 

 

Il palazzo di Consandolo dunque col passare degli anni fu abbellito e raffinato dagli artisti dell’epoca, tanto che Flavio Biondo, famoso umanista, lo definì “sontuosissimo ed ornatissimo di magnifice opere” (13).

Anche Annibale Romei, altro storico del tempo, definì la costruzione “sontuosissimo palazzo” (14) ma, nonostante fosse stata realizzata con le stesse caratteristiche delle altre Delizie e quindi aperta ad ogni larga ospitalità, aveva un grande difetto: una limitata disponibilità di posti letto, a differenza della Delizia di Belriguardo a Voghiera che disponeva di ben 365 camere (una per ogni giorno dell’anno). Nonostante interventi di ampliamento risultino già dal 1438, lo spazio non sempre era adeguato al bisogno della Corte (15).

Questa carenza fu la causa di avvenimenti raccolti e raccontati dai cronisti dell’epoca e arrivati ai giorni nostri: un certo Canigiani, ambasciatore fiorentino alla Corte di Alfonso II d’Este e componente l’allegra compagnia ducale, più pronto ad evidenziare le insufficienze della Corte Estense piuttosto che gli splendori, raccontava che una coppia di promessi sposi diretti a Comacchio insieme a tutta la brigata estense, fermatasi a Consandolo per trascorrere la notte, a causa della scarsità di stanze, si trovò a dormire nello stesso letto, il che sollevò perplessità e divertimento nella gente (16).

Nel carteggio del Canigiani si fa cenno anche al fatto che nel paese di Consandolo non c’era nessuna possibilità di ospitare persone della compagnia ducale e ciò fa supporre un centro paesano ancora carente di abitazioni abbastanza signorili da poter dare, in caso di necessità, un certo tipo di accoglienza.

Un’ulteriore testimonianza si trova nel resoconto dell’ospitalità offerta a Consandolo il 12 Dicembre 1468 dal duca Borso d’Este all’imperatore di Germania Federico III, ai suoi familiari e al suo seguito; infatti proprio per la carenza di letti, mentre l’Imperatore soggiornava a Consandolo, parte della sua compagnia fu costretta a prendere alloggio ad Argenta (17). Il Messisbugo scriveva che la limitata possibilità di alloggio riguardava anche i cavalli, poiché anche le scuderie erano alquanto insufficienti (9).

Non dobbiamo però dimenticare che, a quei tempi, i capi di Stato non si muovevano con un piccolo seguito, ma erano sempre accompagnati da un numero elevato di persone: ministri, consiglieri, segretari, militari e servitù (18). La sola Renata di Francia, ad esempio, contava 167 persone al suo seguito e 118 fra muli e cavalli (6). Quando sabato 3 dicembre 1474 arrivò a Consandolo Federico, figlio del re di Napoli e cognato di Ercole I, egli era preceduto da 349 cavalli e 490 persone al suo servizio (19).

Probabilmente queste residenze non erano state progettate per accogliere un numero così elevato di ospiti; anche il Belriguardo, considerata la Reggia degli Estensi e aperta ad una grande ospitalità, fu ampliata successivamente e il ragguardevole numero di più di trecento camere fu raggiunto dopo una profonda ristrutturazione.

Nonostante la capienza non sempre adeguata, si può comunque affermare che la Corte Estense trovava agio nella Delizia di Consandolo. Nell’inventario del 1470 infatti si fa riferimento ad una camera come quella propria del conte Lorenzo Strozzi, a conferma che il Conte disponeva di una stanza fissa a Consandolo (7).

Un noto frequentatore della Delizia di Consandolo fu Torquato Tasso che, nel giugno del 1575, qui trovò l’ispirazione per scrivere bei versi, sentiti e dedicati ad un’ancella della contessa di Scandiano, della quale tutta la corte si era innamorata per la sua bellezza.

Il Tasso si raccomandò alla giovane di non mostrare a nessuno i suoi versi per non essere criticato dai ‘severi’ in quanto tra di loro esisteva una certa differenza di età.

Curioso fu che le rime e i versi di questa canzone arrivarono all’orecchio di un certo Orazio Ariosto che se ne appropriò e le divulgò spacciandole per proprie. Il Tasso dovette intervenire per mettere le cose a posto, ma con estrema signorilità; egli giustificò Orazio Ariosto facendo credere che avesse agito così per “salvaguardare la sua fama e salvarlo dal discredito, in quanto i versi della canzone erano troppo lascivi per un uomo di trent’anni e passa” (2)

Molti illustri poeti e letterati si univano a questi viaggi itineranti tra le varie Delizie del ferrarese ed in quel periodo era in voga  organizzare tornei di racconti, sorteggiando fra gli ospiti una “Regina”, che scegliesse l’argomento della narrazione. Alcuni storici ricordano un “torneo oratorio” svoltosi proprio nel palazzo di Consandolo, dove, nella camera della Duchessa, si sedettero in circolo alternativamente una dama ed un cavaliere. La “Regina” della serata, scelta all’unanimità, fu Tarquinia Molza, raffinata poetessa e cantante, che, come argomento, scelse la “Ricchezza”; il torneo fu vinto dall’oratore Ercole Tassoni, uomo di lettere e di bei costumi (2).

Va anche sottolineato che i Duchi vi soggiornarono con frequenza, soprattutto Ercole I, che qui il 25 giugno 1473 ricevette la sua sposa, Eleonora d’Aragona, figlia del Re di Napoli giunta in nave per mare e attraverso il Primaro. La stessa Eleonora accompagnò qui da Ferrara la sorella Beatrice d’Aragona, attesa proprio a Consandolo dagli ambasciatori ungheresi, che dovevano scortarla come Regina, in quanto diretta a sposare Mattia Corvino, Re d’Ungheria (10); e qui la Duchessa accolse il 14 settembre 1479 il fratello Giovanni, Cardinale d’Aragona, con l’intero seguito e con i suoi 200 cavalli (19). Consandolo dunque era importante, anche perché nel suo porto approdavano le navi dirette a Ferrara.

Secondo i racconti del Romei quando la Corte Estense lasciava la Delizia di Consandolo per ritornare a Ferrara, si imbarcava sul Bucintoro, nave che, sebbene evochi immagini legate alla più sfarzosa tradizione veneziana, era simbolo di potenza e di ricchezza per gli Estensi. Il Bucintoro, infatti, era una grande nave da parata a remi, una sontuosa galea da cerimonia, ricca di preziosi ornamenti e figure, una nave nota per le comodità delle sue sale, delle camere, dei corridoi e dei poggi.

Sui poggi trovavano posto diversi ‘Chori di musici’  che con diversi strumenti suonavano e cantavano allietando l’allegra comitiva ducale. Dopo cena, per sfuggire alla noia, si mettevano sui tavoli carte e scacchiere e per concludere la giornata si conversava affrontando temi legati all’amore, alla ricchezza e alla povertà, alla differenza tra guerrieri e letterati e a quanto di più si può pensare argomento di un salotto aristocratico dell’epoca.

Giunti all’approdo nel porto di Ferrara il Romei scrive: <<Et con questo usciti dalla Nave, e montati sopra sontuose Carrozze, havendo le Donne et i Cavalieri accompagnato a palazzo il Signor Duca e la Signora Duchessa, tutti furono alla case loro>> (14)