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- La Delizia ritrovata -

I falegnami: rifiniture lignee del palazzo

 

 

All’incirca un anno dopo, l’8 marzo 1435 avviene il contratto coi marangoni (7).

  Come falegnami vennero assunti Maestro Bartolomeo e Pietro, fratelli e figli dell’ingegnere ducale Maestro Giovanni da Roncogallo della contrada di S. Guglielmo, che, in omaggio al suo cognome e alla sua professione, aveva come simbolo del suo casato un compasso sormontato da un gallo (2).

  Era il più illustre e quotato ingegnere dell’epoca a Ferrara, maestro d’arte nella lavorazione del legno, in accordo con la tradizione locale, che da sempre utilizzava questo materiale nella costruzione di case; egli avrebbe seguito e garantito il lavoro dei figli.

  Essi dovevano occuparsi del tetto, dalla chiave di volta, alle grosse travi e alle filagne, dei soffitti delle camere superiori, dei solai della loggia, delle camere inferiori e delle guardacamere, che dovevano essere tutti lavorati a tasselli e cassettoni a campo quadrato, con capitelli da entrambi i lati dei bordonali, tutti rifiniti da cantinelle (listelli o traversine) e cornici.

  Tutte le mensole dei camini e tutti gli stipiti di porte, usci e finestre dovevano essere pure incorniciati e ogni singola porta, uscio e finestra dei due piani era a coppie di battenti e ogni battente di doppio legno di Modena, sia nella superficie interna che esterna.

  I falegnami erano tenuti a lavorare in questa fabbrica in modo continuativo, così da terminare entro il 1435, altrimenti il lavoro sarebbe stato tutto a loro spese.

  Il prezzo concordato fu di 400 lire marchesine, con un acconto di 100 lire.