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- La Delizia ritrovata -

Gli immobili nel Catasto Carafa

 

 

A causa dell’autocertificazione dei proprietari nel fornire i dati per il catasto Carafa, non sono del tutto noti i criteri con cui sono state rilevate le case, sia per quanto riguarda il numero, che le dimensioni e il posizionamento, anche se è accertato che alcuni immobili non sono stati riportati perché considerati esentasse.

“Pretesa esente” erano ad esempio i beni curiali e non venivano riportati tutti gli immobili di uno stesso proprietario, o perché l’esazione si applicava su un solo “casamentivo”, o perché non venivano dichiarati tutti, trattandosi di autocertificazione.

Prova ben visibile di questo è l’assenza nella mappa del palazzo Bergamini che all’epoca non poteva mancare. Ben visibile è invece, oltre la strada, il Conventone, che non era proprietà della Chiesa.

La mappa, quindi, non riporta mura di cinta o mura divisorie o altre tipi di costruzioni o manufatti non tassabili. É presumibile che tutto il lato sud, confinante con l’argine del Po di Primaro e con la strada Pubblica, fosse chiuso da mura protettive o da edifici non dichiarati al catasto. É impensabile infatti che ci potesse essere un accesso tanto aperto da mettere in pericolo la sicurezza sia della famiglia ducale sia dei loro ospiti. Nessuna Delizia estense costruita al di fuori delle mura di Ferrara era vulnerabile ed esposta agli attacchi esterni, e le stesse misure di sicurezza le dobbiamo attribuire anche a quella di Consandolo. Il documento del 1441 conferma la costruzione di queste mura, per certo ancora esistenti nel 1790 (23)

Testimonianze paesane ricordano che la costruzione della cabina elettrica localizzata nei pressi dell’argine, risalente a circa gli anni ‘30, sia avvenuta sfruttando un manufatto appartenente alla Delizia (24); probabilmente, considerata la posizione, era un tratto delle mura di cinta.

Nel catasto Carafa soltanto il lato est del palazzo era completamente chiuso da un edificio che, partendo dal confine dei giardini, arrivava fino alla Strada pubblica con una forma tendenzialmente a V; molto probabilmente erano le scuderie che il Messisbugo descriveva piuttosto insufficienti a soddisfare particolari necessità di ricovero dei cavalli (9). Di certo non erano bastevoli per i 349 cavalli del principe Federico di Napoli, che nel 1474 si aggiunsero a quelli del Duca e degli altri ospiti.

Una parte di questo immobile è ancora identificabile oggi nell’edificio alla sinistra di palazzo Bergamini.